Opinioni

La fecondazione eterologa, la tecnoscienza e le cavallette

«Contraddizioni La carenza di donatori e l’anonimato dei genitori biologici, interrogativi sulla natura profonda di questa pratica medica: è giusto fare tutto ciò che è possibile?».
Non pensateci nemmeno. Devono esserci dei limiti (etici)!
la tecnoscienza
«Nelle loro linee guida le Regioni hanno sostenuto che «il nato non potrà conoscere l’identità del donatore». Ma la disposizione, non priva di ragioni pratiche (senza l’anonimato sarà più difficile trovare donatori), contraddice il diritto del concepito a conoscere l’identità del genitore biologico, una volta raggiunta una certa età. Non a caso in altri Paesi quel divieto non esiste o — come in Gran Bretagna nel 2005 — è stato abolito (e alcuni esponenti del Pd hanno già presentato una proposta di legge in tal senso)».
L’identità del genitore biologico come diritto fondamentale.
è giusto fare tutto ciò che è possibile?
«La difficoltà di avere donatori e la questione dell’anonimato segnalano il fatto che la fecondazione eterologa è qualcosa di sostanzialmente diverso, e non soltanto una variante «tecnicamente differente», rispetto alla fecondazione omologa. Ma di tutto questo poco si parla, anche per la difficoltà a sviluppare una discussione che superi le tradizionali divisioni tra destra e sinistra e tra laici e cattolici. Una discussione che sia in grado di affrontare anzitutto la questione fondamentale di fronte alla quale la fecondazione eterologa ci pone: tutto ciò che è tecnicamente possibile deve anche essere fatto? Dobbiamo lasciare che sia la tecnoscienza e non più l’etica a dirci ciò che è lecito e ciò che non lo è? Proprio il grande sviluppo, presente e futuro, delle biotecnologie è destinato a rendere questi interrogativi sempre più rilevanti e ineludibili».
Signora mia, non abbassiamo la guardia e chiudiamo tutte le serrande di notte.
il diritto del concepito a conoscere l’identità del genitore biologico