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Il consigliere leghista che si rivolge a Liliana Segre usando il suo numero identificativo ad Auschwitz

@Massimiliano Cassano|

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Per riferirsi a Liliana Segre, il consigliere comunale leghista di Lissone, Fabio Meroni, ha usato un numero: 75190. La stessa sequenza di cifre che i nazisti stamparono sul braccio della senatrice a vita quando, a 13 anni, era stata internata nel campo di concentramento di Auschwitz. “Ci mancava solo lei, 75190”, ha scritto su Facebook il membro del consiglio del piccolo comune a nord di Monza, lamentandosi delle parole di Segre pronunciate giovedì con cui condannava chiunque equiparasse la campagna vaccinale con la segregazione durante la Seconda guerra mondiale: “Per chi nega il Covid, per chi usa il nazismo, per chi fa quella mascherata di vestirsi da prigionieri dei lager c’è una sola parola: silenzio”, aveva ribadito la senatrice a vita. Un pensiero che non coincide però con quello di Meroni, che è anche un no vax. Criticava la “propaganda ai vaccini e alle case farmaceutiche”, ma ha comunque deciso di cancellare il post, che però era stato nel frattempo salvato da diversi utenti e segnalato alle autorità cittadine.

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La reazione del comune di Lissone

La sua uscita vergognosa ha suscitato la reazione forte della sindaca di Lissone, Concetta Monguzzi: “Siamo inorriditi — scrive in una nota — dalle considerazioni volgari di chi come il consigliere Fabio Meroni equipara le vaccinazioni al nazifascismo. Offendono tutte le persone dotate di consapevolezza storica e di un senso di umanità e in particolar modo i cittadini e il Consiglio Comunale di Lissone. Le forze di maggioranza chiedono al consigliere Meroni pubbliche scuse come unica via per presentarsi con un residuo di dignità di fronte al Consiglio Comunale e a tutti i cittadini”.

Le (folli) spiegazioni di Meroni

Scuse che però non sono arrivate. Meroni, due volte sindaco e deputato della Lega Nord dal 2011 al 2013, ha risposto: “Imparino tutti a guardare a casa loro, non sul mio profilo Facebook, dove scrivo quello che voglio”. Su Segre ha aggiunto: “Ho il massimo rispetto per lei e mio papà ha fatto il partigiano e mio nonno un cavaliere di Vittorio Veneto. Però non ho apprezzato la sua uscita sul dovere morale di vaccinarsi. Chi è lei per dirlo? Il mondo scientifico è diviso e lo sa lei? Resto della mia idea, solo con l’obbligo vaccinale e se sarò costretto fatò l’iniezione come ho fatto quella per il militare”. Come faccia a dire di avere il “massimo rispetto” per lei e a chiamarla col numero identificativo di Auschwitz resta un mistero. E la sua giustificazione, cioè di averlo fatto “per evitare di essere bannato da Facebook”, non convince nessuno.