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Eutanasia, cosa cambia dopo la sentenza della Consulta sul suicidio assistito

Cosa cambia per l’eutanasia dopo la sentenza della Consulta sul suicidio assistito? Non tutti possono essere aiutati a morire se lo vogliono e lo chiedono. La Corte Costituzionale ha posto dei paletti ben precisi che possono essere superati solo da un intervento del legislatore. Vediamo quali

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Cosa cambia per l’eutanasia dopo la sentenza della Consulta sul suicidio assistito? Ieri la Corte Costituzionale, dopo ore ed ore di camera di consiglio, ha sancito che l’aiuto al suicidio – contemplato dall’articolo 580 del codice penale che prevede pene tra i 5 e i 12 anni di carcerepuò non essere punibile a “determinate condizioni”, quali quelle in cui si trovava Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo, che, irreversibilmente cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale, aveva deciso di andare a morire in Svizzera, come poi è accaduto il 27 febbraio 2017, in una clinica nei pressi di Zurigo dove l’esponente radicale Marco Cappato aveva acconsentito ad accompagnarlo.

Eutanasia, cosa cambia dopo la sentenza della Consulta sul suicidio assistito

La Corte Costituzionale – che depositerà la sua sentenza nelle prossime settimane – con la sua decisione, presa in attesa di un “indispensabile intervento del legislatore”, ha ritenuto “non punibile” chi “agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.

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Eutanasia e suicidio assistito, cosa cambia dopo la sentenza della Corte Costituzionale (La Stampa, 26 settembre 2019)

Suicidio assistito ed eutanasia sono però due cose diverse, come ha spiegato il Comitato nazionale di bioetica in un documento redatto sull’argomento lo scorso luglio che ha causato diverse polemiche per aver “sdoganato” secondo i critici, il suicidio assistito e che è stato il risultato di una votazione molto combattuta all’interno del Comitato. L’eutanasia è “l’atto con cui un medico o altra persona somministra farmaci su libera richiesta del soggetto consapevole e informato, con lo scopo di provocare intenzionalmente la morte immediata del richiedente”, si legge nel documento. L’obiettivo dell’atto è quindi anticipare la morte su richiesta al fine di togliere la sofferenza. “In questo senso, è inquadrabile all’interno della fattispecie più generale dell’omicidio del consenziente”, spiega il Comitato. “Altra fattispecie è l’aiuto o l’assistenza al suicidio, che si distingue dall’eutanasia perché in questo caso e’ l’interessato che compie l’ultimo atto che provoca la sua morte, atto reso possibile grazie alla determinante collaborazione di un terzo, che può anche essere un medico, il quale prescrive e porge il prodotto letale nell’orizzonte di un certo spazio temporale e nel rispetto di rigide condizioni previste dal legislatore”, scriveva il Comitato nel suo parere.

Eutanasia e suicidio assistito: via libera solo da strutture pubbliche

Le 800 persone in attesa della “dolce morte” (dati dell’Associazione Luca Coscioni) hanno una speranza in più?  Il costituzionalista Massimo Luciani spiega cosa cambia dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul suicidio assistito in una intervista rilasciata a Liana Milella su Repubblica:

Dopo la decisione della Consulta, posso aiutare una persona che vuole morire a farlo? Non rischio di commettere un reato?
«Dev’essere innanzitutto chiaro che la Corte non parla affatto di un diritto al suicidio, ma si occupa solo del destino penale di chi aiuta coloro che hanno deciso di morire. Questo aiuto sarà legittimo soltanto in ipotesi molto circoscritte».

Quindi non tutti possono essere aiutati a morire se lo vogliono e lo chiedono?
«Esatto. Si deve trattare di persone con una malattia irreversibile, che sono tenute in vita da trattamenti medici di sostegno, che patiscono intollerabili sofferenze fisiche e psicologiche, ma che siano del tutto capaci di decidere liberamente e consapevolmente».

Ma questi paletti posti dalla Corte non limitano troppo il perimetro di chi può chiedere la dolce morte?
«Per niente. Sono, anzi, indispensabili per evitare che si possa abusare di soggetti deboli, fragili, che potrebbero essere facilmente manipolati e la cui vita, invece, va rigorosamente tutelata».

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Eutanasia e suicidio assistito: come funziona in Europa (Corriere della Sera, 26 settembre 2019)

Questo significa, ad esempio, che io non potrò aiutare al suicidio un anziano parente molto malato anche se il suo desiderio di morire è molto forte?
«Ovviamente no, se non ricorrono quelle rigorose condizioni che la Corte ha stabilito e che capiremo ancora meglio quando leggeremo la sentenza».

Quindi ognuno di noi deve per forza scrivere subito il suo testamento biologico?
«Il legislatore nel 2017, con la legge 219, ha già regolato questa ipotesi prevedendo le cosiddette Dat, le disposizioni anticipate di trattamento, con le quali, in previsione di un’eventuale futura incapacità, si anticipa la propria volontà sui trattamenti sanitari cui si potrebbe essere sottoposti».

Ora la politica dovrà decidere.  Alla Camera, dove i testi depositati sono sei, giace dal 13 settembre 2013 il ddl dell’Associazione Coscioni, firmato da 130 mila persone sull’onda emotiva della morte di Dj Fabo. L’iter partito a gennaio si è interrotto, perché Lega e 5 Stelle erano lontani anni luce e non trovarono una sintesi nel comitato ristretto di Affari sociali e Giustizia.

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