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Come cambia l'indagine sui Piazza San Carlo dopo la morte di Erika Pioletti

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La morte di Erika Pioletti, la trentottenne di Domodossola rimasta schiacciata dalla folla in Piazza San Carlo, cambia tutto. Dopo la morte della donna, in coma dal 3 giugno, la Procura di Torino aprirà un fascicolo per omicidio colposo e lesioni plurime. Un atto dovuto, anche se al momento non risulta ci siano persone iscritte nel registro degli indagati. La sindaca di Torino Chiara Appendino ha annunciato che per il giorno dei funerali sarà proclamato il lutto cittadino.

La morte di Erika e le indagini per omicidio

Erika Pioletti quella sera della finale di Champions era a vedere la partita per fare un regalo al compagnio Fabio Martinoli per il giorno del suo compleanno. Durante le ondate di panico che hanno travolto le migliaia di spettatori assiepati in piazza Erika è stata spinta e schiacciata contro un muro o una transenna. La forte compressione del torace ha mandato Erika in arresto cardiaco. Inutili i tentativi di rianimarla, che si sono protratti per più di mezz’ora.
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Sulla Stampa di Torino Antonio Mazzitelli, un Vigile del Fuoco che ha partecipato alle operazioni di soccorso, racconta come per parecchi minuti diverse persone si siano avvicendate a fare il massaggio cardiaco sul corpo esanime di Erika. Ad un certo punto sotto i portici qualcuno ha portato un defibrillatore portatile privato, forse prendendolo da un ufficio. Ma anche se Erika aveva ripreso a respirare le sue condizioni erano critiche. Il quadro clinico era emerso in tutta la sua drammaticità nel reparto di rianimazione del San Giovanni Bosco, dove Erika era stata ricoverata. I medici hanno giudicato “gravissimo” il danno cerebrale subito dalla donna che si è spenta ieri sera pochi minuti prima delle 10.

L’inchiesta sui fatti di Piazza San Carlo

I genitori e il compagno di Erika ora chiedono giustizia. Il compagno di Erika dice di essere stanco dei “mi spiace” e punta il dito contro l’organizzazione dell’evento. In un’intervista a Repubblica dice che una volta arrivati in piazza era tutto disorganizzato: «c’erano venditori abusivi, entrava chiunque senza controllo, c’erano bottiglie dappertutto… Siamo un Paese così, non abbiamo imparato nulla, bastava copiare quello che avevano fatto gli spagnoli con la proiezione dentro lo stadio».  A Torino invece la situazione è stata gestita in maniera diversa. Poche le vie di fuga da Piazza San Carlo, varchi d’accesso non presidiati, abusivi che vendevano alcolici indisturbati. Le premesse per una tragedia c’erano tutte, e purtroppo Erika ne è stata la vittima. Continua Martinoli: «è come se la sindaca avesse lasciato aperta la porta di casa sua senza rendersi conto che entravano
trentamila persone. E quando il fattaccio ormai è accaduto dice “scusate, mi spiace, pensavo sarebbero venute solo due persone per un caffè”».

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Cosa è successo a piazza San Carlo (Corriere della Sera, 5 giugno 2017)

La morte di Erika ha come prima diretta conseguenza la fine della Commissione d’indagine del Consiglio comunale. Di fronte al tragico epilogo della vicenda i consiglieri comunali lasceranno che sia l’ inchiesta penale della magistratura ad occuparsene. Del resto la commissione comunale potrebbe lavorare solo su atti amministrativi per verificare mancanze e omissioni.

Ancora da determinare le cause scatenanti

Proseguono nel frattempo gli accertamenti per risalire alla causa delle ondate di panico che hanno travolto Erika e causato il ferimento di oltre 1.500 persone. In un comunicato diffuso ieri pomeriggio il procuratore capo di Torino, Armando Spataro, parla di «notizie inesatte, prive di riscontro o, addirittura, fantasiose». Il riferimento è alle numerose ipotesi circolate in questi giorni riguardanti le possibili cause scatenanti della tragedia. La Procura non ha ancora individuato l’evento che ha determinato il panico della folla. È stato invece individuato l’epicentro dello spostamento di massa: si trova all’altezza dei numeri civici 195 e 197.

Il punto dovrebbe essere quello dove è stato ripreso Davide Buraschi nel tentativo di calmare la folla. La posizione del giovane è stata definitivamente chiarita: il ragazzo è stato scagionato da ogni accusa. Si indaga ora sull’eventuale propagazione di sostanze urticanti e si cercano prove di un eventuale – e non ancora meglio precisato – scoppio. È stata inoltre esclusa l’ipotesi di una rissa tra ultrà. Il Codacons inoltre ha formalizzato alla Procura di Torino la richiesta di aprire un’indagine per il reato di concorso in omicidio con dolo eventuale. L’Associazione presieduta da Carlo Rienzi scrive che in base al nostro ordinamento il dolo eventuale “si verifica quando un soggetto pone in essere un comportamento accettandone i rischi e le conseguenze che, seppur non volute, appaiono possibili“. Nel caso di Torino l’associazione dei consumatori punta il dito contro “le tante carenze sul fronte della sicurezza in Piazza San Carlo, dalle vie di fuga alla vendita di alcolici passando per l’ingresso di bottiglie di vetro, hanno di fatto reso probabile il verificarsi di incidenti anche gravi”.