Cultura e scienze

Enrico Bucci: il “topo da laboratorio” risponde a Zangrillo

Ieri sera lo scienziato, o per meglio dire il “topo da laboratorio” Enrico Bucci su Facebook ha deciso di rispondere all’uomo che “sta facendo la storia” (e la geografia no?) “della medicina”

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Ieri abbiamo parlato dell’intervento a In Onda di Alberto Zangrillo in cui il primario del San Raffaele diceva che ci sono “topi di laboratorio” che pensano di saperne più di lui: “Mi sono indispettito quando qualcuno che aveva avuto solo la fortuna di avere il contatto con la provetta si permetteva di confutare quello che noi dicevamo. Qui ci sono topi di laboratorio che pensano di saperla più lunga di noi. E questi sono veramente pericolosi”. Zangrillo non è l’unico a utilizzare la tecnica di non fare nomi per insultare i colleghi: Giorgio Palù, per esempio, senza nominare Crisanti lo ha definito “zanzarologo” in senso chiaramente dispregiativo in un’intervista al Gazzettino. Ieri sera lo scienziato, o per meglio dire il “topo da laboratorio” (squit squit!) Enrico Bucci su Facebook ha deciso di rispondere all’uomo che “sta facendo la storia” (e la geografia no?) “della medicina”:

Salve, sono un topo di laboratorio. Mai vorrei disturbare con un mio squittio un luminare della clinica che recentemente ha dichiarato: “mi sono indispettito quando qualcuno che aveva avuto solo la fortuna di avere il contatto con la provetta si permetteva di confutare quello che noi dicevamo. Qui ci sono topi di laboratorio che pensano di saperla più lunga di noi. E questi sono veramente pericolosi”. Mi perdoni sua magniloquenza, io ho cercato sempre dalla mia gabbiettina di capire bene il senso delle sue parole.

Come quando, il 29 febbraio 2020, lei affermò: “Le Terapie intensive sono pronte, no al contagio ossessivo”. Certamente non ho capito l’importanza di questa affermazione, ed evidentemente con me, piccolo umile animaletto peloso, non deve averla capita tanto bene nemmeno il coronavirus, che forse non ha apprezzato quanto fossero pronte le TI lombarde.

E, sempre ignorante come sono, non ho proprio capito quanto affermato appena è stato possibile tirare il fiato, il 31 maggio, quando si disse che: “Il virus clinicamente non esiste più”. Anche qua, non deve averlo capito tanto bene nemmeno il virus, visto che sono continuati ad entrare pazienti in terapia intensiva e ad esserci morti fino a Luglio, pochi in Italia, tantissimi nel mondo, procurati sempre dallo stesso virus.

alberto zangrillo

Del resto, la mia limitata testolina di roditore non mi ha permesso nemmeno di comprendere cosa significasse che “il virus ha perso carica virale” oppure che “Probabilmente nella sua evoluzione adattativa sta anche modificando alcune sue caratteristiche. Questo non vuol dire che sia mutato, ma qualcosa sta accadendo a livello delle proteine di superficie del virus: le stesse modificazioni che lo rendevano molto letale tre mesi fa, adesso lo rendono meno aggressivo”.

Adesso torno a mangiarmi la mia crosta di formaggio, non sia mai che debba disturbare tanta evidenza clinica, tanto sapere infuso che sgorga come musica dalle massime vette della medicina. Intanto, però, c’è una cosa che non mi lascia tranquillo: tutti i libri di biologia di base, di virologia, di biochimica e biologia molecolare sembrano andare incontro ad autocombustione spontanea quando si odono certe parole: sarà per la vergogna?

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