Economia

Le indiscrezioni su Eni che potrebbe aprire un conto in rubli presso Gazprombank per comprare gas russo

Secondo l’agenzia Bloomberg Eni starebbe valutando di aprire un conto in rubli presso Gazprombank per continuare ad acquistare gas russo alle condizioni del Cremlino

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In attesa che l’empasse sul gas russo si sblocchi a livello diplomatico, il gruppo Eni SpA starebbe avviando le pratiche per aprire conti in rubli presso Gazprombank, l’istituto di credito connesso al colosso del carburante di proprietà del Cremlino che avrebbe il ruolo di convertire la valuta estera in valuta locale prima di accordare le acquisizioni così da rendere operativa la “contro-sanzione” di Putin ai “Paesi ostili” che prevedeva il pagamento del gas, appunto, in rubli. A riportare l’indiscrezione è l’agenzia Bloomberg. Secondo le fonti citate quella del cane a sei zampe sarebbe una mossa “precauzionale” in attesa che governo italiano e autorità europee forniscano maggiori indicazioni sulla possibilità e le condizioni per utilizzare i conti per acquistare gas russo. Quattro Paesi europei – secondo fonti russe – avrebbero già fatto versamenti in rubli, mentre altri 10 avrebbero aperto il doppio conto.

Le indiscrezioni su Eni che potrebbe aprire un conto in rubli presso Gazprombank per comprare gas russo

Per quanto riguarda Eni, a metà maggio è prevista la prossima scadenza per i pagamenti. Ad oggi l’azienda ha pagato in euro le forniture. Rispondendo alle domande degli analisti, il cfo dell’azienda Francesco Gattei ha smentito la ricostruzione di Bloomberg: “Paghiamo il gas seguendo i termini contrattuali e chiaramente rispettiamo le sanzioni internazionali. La moneta dei contratti è l’euro. Non abbiamo aperto un conto in rubli”. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha spiegato che “la richiesta russa di pagare il gas in rubli è una violazione del contratto. I nostri contratti prevedono il pagamento in euro e noi vogliamo pagare in euro”, ma ha anche aggiunto che una decisione verrà presa “a livello europeo”. E proprio ieri la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva chiesto alle aziende di non piegarsi alle richieste della Russia, affermando che il meccanismo studiato da Mosca comporterebbe una violazione delle sanzioni imposte in seguito all’invasione. Intanto, l’Arera, autorità italiana per l’energia e le reti, ha approvato “misure d’urgenza per incentivare il riempimento degli stoccaggi”: l’obiettivo è quello di riempire “almeno il 90% delle scorte nazionali”.