La macchina del funky

Elisabetta Trenta: il potenziale conflitto d’interessi della ministra grillina

Elisabetta Trenta, 51 anni, ha un presente da analista sui temi della sicurezza, tra docenze e collaborazioni varie, e un futuro (forse) da ministra della Difesa e vicepremier dell’eventuale governo Di Maio. Ma, racconta oggi Mauro Favale su Repubblica, nel suo curriculum manca l’esperienza politica da consigliera comunale con i democristiani di destra:

Perché nel curriculum della Trenta non c’è traccia degli anni passati sui banchi del consiglio comunale di Velletri prima (dal 1997 al 1999) e in giunta poi (nei primi anni zero), eletta col Ccd a sostegno di Bruno Cesaroni, farmacista di An, il sindaco (nipote del podestà di Velletri) che nel 2002 intitolò una strada a Ettore Muti, segretario del Partito fascista.

Eppure quell’esperienza resta centrale nella formazione della donna, l’ala “destra” del governo (al momento virtuale) a 5 Stelle. «È una ragazza di campagna che ha maturato la sua esperienza in un comune agricolo», dice di lei Lamberto Trivelloni, leader dell’Udc a Velletri ai tempi in cui la Trenta muoveva i suoi primi passi in consiglio comunale. «È di un’onestà specchiata», assicura Trivelloni.

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Alla fine Repubblica accusa Elisabetta Trenta anche di (potenziale) conflitto d’interessi:

Al ministero, in realtà, sono in pochi a ricordarla sotto il sole iracheno mentre non manca chi segnala il suo matrimonio con un colonnello dell’Arma ai vertici di Segre difesa l’ufficio che, accorpato alla direzione nazionale armamenti, si occupa di tutti i contratti delle forze armate. Un potenziale conflitto di interessi visto che, da ministra, punta a «investire nel personale e nella tecnologia per assicurare al paese forze armate più moderne e più capaci di fronteggiare le nuove minacce».

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