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Elisabetta Belloni: il nome caldo per il governo neutrale di Mattarella

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Elisabetta Belloni, 60 anni, è il nome caldo per la presidenza del Consiglio del governo “neutrale” di Sergio Mattarella. La Belloni è attualmente segretario generale della Farnesina, ovvero è il capo amministrativo dei diplomatici italiani, oltre che docente alla Luiss. Ha lavorato al ministero degli Esteri e ha una grande esperienza diplomatica nelle cancellerie europee.

Elisabetta Belloni: il nome caldo per il governo di Mattarella

Ma quello di Belloni è un ticket, secondo la presidenza della Repubblica. Al ministero dell’Economia potrebbe invece andare Salvatore Rossi, 69 anni, direttore generale della Banca d’Italia nell’era di Ignazio Visco, che non a caso veniva considerato un altro papabile per Palazzo Chigi ma probabilmente hanno pesato alla fine il rapporto istituzionale di Bankitalia, la difficoltà nella scelta di un nuovo governatore e i rapporti non idilliaci con le forze politiche. Salvatore Rossi, che ha fatto parte del comitato dei saggi istituito da Napolitano nel 2013, si occuperebbe dei conti pubblici e varerebbe la finanziaria portando così serenamente al voto il paese a dicembre.

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Salvatore Rossi, DG Bankitalia

La Belloni avrebbe sorpassato nelle preferenze Marta Cartabia, vicepresidente della Corte Costituzionale, che avrebbe rifiutato l’ipotesi di andare a Palazzo Chigi prospettatale da Mattarella. Anche per le scarse prospettive di durata del governo “neutrale”. Altri nomi circolati in queste ore, che potrebbero far parte del governo, sono quelli di Francesco Paolo Tronca, già commissario straordinario a Roma, Carlo Cottarelli, Lucrezia Reichlin, Anna Maria Tarantola e Enzo Moavero Milanesi. Particolarmente accreditato continua ad essere anche il nome del presidente del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, mentre diminuirebbero le chances dell’economista Luigi Zingales, considerato troppo vicino ai Cinquestelle e quindi poco compatibile per un governo definito neutro.

Si parte oggi pomeriggio?

Le certezze sono poche: il premier deve avere una standing internazionale ed essere riconosciuto in Europa (il Consiglio europeo di fine giugno viene considerato cruciale); nella squadra ci devono essere competenze di gestione economica visto che l’obiettivo è scongiurare l’aumento dell’Iva grazie all’approvazione della Legge di Bilancio 2019; i componenti dell’esecutivo non devono essere politici, anche perché il presidente gli chiederà di non essere candidati alle prossime elezioni; i profili devono essere inattaccabili dal punto di vista etico e giudiziario. Non poco, quindi. Paletti che presuppongono una decisione difficile anche da parte di chi dovesse essere chiamato dal Colle. Si tratta infatti di un Governo a vita limitata e, probabilmente, limitatissima se i partiti lo bocceranno sul nascere. Insomma, la prospettiva eutanasica non invoglia certo a partecipare.

E in ogni caso secondo i giornali Mattarella potrebbe sciogliere le riserve e comunicare il nome che ha scelto già oggi pomeriggio alle 17. Avrebbe potuto muoversi subito, ma a quanto pare il Quirinale sta dando l’ultima possibilità a Lega e MoVimento 5 Stelle di formare una maggioranza politica convincendo Forza Italia all’appoggio esterno. Ieri pomeriggio avevano cominciato a circolare voci sulla possibilità di un passo indietro di Berlusconi, subito smentite da un comunicato firmato dal Cavaliere in cui si diceva indisponibile.

Le ultime chances di un governo Lega-M5S

La trattativa, però, prosegue. Anche nei capannelli di Montecitorio, dove, racconta Repubblica,  il panico da imminente ritorno al voto l’ha fatta da padrona. Assieme alle proiezioni che vedrebbero dimezzata la pattuglia parlamentare di Fi, dagli attuali 170 a 90 (60 deputati e 30 senatori). Complici gli ultimi sondaggi e le più ambiziose pretese degli alleati leghisti sui collegi. Al contrario, Berlusconi che pure preferisce il voto in autunno, confida nella “riabilitazione” per via giudiziaria, attesa dal Tribunale di Milano e dalla Corte di Strasburgo per tentare una nuova “scalata” elettorale.

elisabetta belloni

Proprio in questa ottica il governo neutrale con Elisabetta Belloni presidente del Consiglio potrebbe andare in parlamento, chiedere la fiducia, non ottenerla e rimanere in carica per gli affari correnti. A quel punto, se non ci saranno richieste in tal senso da parte dei partiti, il presidente della Repubblica firmerà il decreto di scioglimento delle camere e indirà la prima data utile per il voto, che potrebbe essere il 22 luglio. Si voterà sotto l’ombrellone, con tutti i rischi del caso.

Foto copertina da: Luiss

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