Fatti

Elezioni 2018, il fantasma del pareggio

populismo grillo renzi berlusconi

Mentre si aprono i seggi un fantasma si aggira per l’Europa: quello dell’ingovernabilità. Dalle urne domani potrebbe uscire un risultato elettorale non tanto a sorpresa ma che potrebbe mettere in seria difficoltà il presidente della Repubblica: quello del pareggio virtuale tra le forze in campo, con nessuno che è in grado di portare a casa la maggioranza né alla Camera né al Senato.

Elezioni 2018, il fantasma del pareggio

Anche i sondaggi pubblicati prima del black out fotografavano una realtà frastagliata, nella quale il centrodestra era vicino ma ancora non aveva raggiunto la maggioranza. Se la situazione dovesse essere rimasta così, e il rush finale della campagna elettorale sembra dimostrarlo, queste urne sarebbero davvero interlocutorie. Il radicamento del centrodestra al Nord e dei grillini al Sud e la rassegnazione del Partito Democratico a essere diventato un partito di centro anche geograficamente, potrebbe portare a uno stallo dove ci sarebbe un sicuro sconfitto (il PD) ma con un numero di seggi tale che sarebbe impossibile costituire un governo stabile senza la sua collaborazione.

ultimi sondaggi elezioni politiche 2018 5
Il sondaggio di Cise per il Sole 24 Ore (16 febbraio 2018)

Allora per formare un nuovo governo potrebbe servire un patto. E un governo di scopo, in grado di governare per un anno, cambiare la legge elettorale in modo di fornirne una che abbia un sicuro vincitore, e poi accompagnare il paese di nuovo alle urne. Anche se, si sa, quando si comincia a governare poi mollare la poltrona è quasi sempre un bel problema anche perché le priorità da affrontare aumentano ogni volta che si va avanti e ciascuno vorrebbe rivendicare per sé i risultati in campagna elettorale.

Un patto tra diavoli

E un patto chi potrebbe siglarlo? Luigi Di Maio è convinto che qualsiasi ipotesi di nuovo governo dovrebbe passare per il MoVimento 5 Stelle. I numeri, teoricamente, non gli danno ragione perché un accordo tra centrosinistra e centrodestra con conventio ad excludendum avrebbe i numeri per navigare tranquillamente tra Camera e Senato. Il problema però è che in questo caso a guadagnare dalla posizione di opposizione del miliardesimo governo “non eletto da nessuno” sarebbe proprio l’escluso. Che da una parte non avrebbe le responsabilità e gli oneri del governo e dall’altra potrebbe continuare la strategia della campagna elettorale permanente che finora ha dato buoni frutti.

ultimi sondaggi elezioni politiche 2018 4
Il sondaggio SWG sul Messaggero (16 febbraio 2018)

Dall’altra parte c’è chi immagina invece un governo tra 5 Stelle, Partito Democratico e Liberi e Uguali, che non avrebbe problemi ad arrivare alla maggioranza ma finirebbe per far guadagnare voti al centrodestra, che rimarrebbe l’unica opposizione in campo con Silvio Berlusconi che potrebbe tornare a correre nelle prossime urne. L’ironia della storia sarebbe che questo è proprio l’esecutivo che immaginava all’epoca Pierluigi Bersani quando il perseguimento di questa linea gli costò la poltrona di segretario del Partito Democratico. E poi chissà avrà il coraggio di sedere al posto di Renzi per dare l’ok a un governo del genere o chissà se sarebbe proprio Renzi, nel caso, ad accettare un governo con i suoi nemici pubblici numeri uno.

La terza ipotesi

La terza ipotesi per uscire dallo stallo è il Patto di Neanderthal tra Di Maio, Salvini e Meloni. Anche qui bisognerebbe superare non poche problematiche con i rispettivi elettorati, oltre che con le personalità di ciascuno dei partiti che hanno escluso alleanze con gli altri. Ma questo non sarebbe un problema nel MoVimento 5 Stelle, dove l’obbedienza al padrone del partito è sempre stata privilegiata rispetto alle preferenze politiche dei singoli deputati. Un po’ meno potrebbe esserlo per Salvini e Meloni, che hanno accusato per settimane di “immigrazionismo incontrollato” i 5 Stelle e adesso dovrebbero farci il governo assieme.

ultimi sondaggi elezioni politiche 2018
Il sondaggio di Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera (16 febbraio 2018)

Le vie d’uscita in caso di pareggio a sorpresa sono tutte molto strette e ciascuno dei leader politici sa bene che si troverebbe a dare un vantaggio incommensurabile all’avversario se accetta di portare i suoi a Palazzo Chigi per un governo che dovrebbe durare pochi mesi. L’alternativa del programma condiviso da far votare a tutti per rimanere più tempo al governo e presentare risultati agli elettori è irta di problemi: le cose potrebbero andare comunque male. Di certo c’è chi ha un futuro radioso ormai alle spalle e per lui questa è l’unica possibilità di successo.

Vignetta da: Fotomontaggi politici