Economia

E la Germania prepara la rinuncia alla sovranità sui conti pubblici dei paesi UE

Un intervento di Jens Weidmann per il settimanale tedesco Focus disegna l’intenzione della Germania di cambiare la governance e il metodo di risoluzione dei conflitti (economici) dell’area euro. Il presidente della Bundesbank inaugura così il progetto di una Maastricht Plus, che oggi Federico Fubini sul Corriere illustra, prendendo spunto dalla posizione di Wolfgang Schaeuble durante la trattativa per il salvataggio della Grecia, ma la sua proposta, se possibile, fa un passo di più rispetto a quella del ministro delle finanze di Angela Merkel.
 
 
LA MAASTRICHT PLUS DI JENS WEIDMANN
Weidmann propone una Maastricht Plus che prevede di accantonare la Commissione Europea nella vigilanza delle finanze pubbliche, perché la CE prende decisioni politiche, e fa un uso lassista delle regole. Al posto di Bruxelles il presidente della BuBa vorrebbe un organo tecnico incaricato della vigilanza sui conti pubblici dei paesi dell’area euro:

Questa nuova autorità «avrebbe un compito chiaro, un mandato inequivocabile e non sarebbe coinvolta nel processo negoziale della politica europea». Niente di tutto questo significa che il presidente della Bundesbank vuole separare le scelte sulle tasse e la spesa nell’area euro dalla pratica della democrazia. Ma vuole spostare quest’ultima in un’altra sede, il consesso dei governi: «Toccherebbe al Consiglio dei ministri economici e finanziari (europei, ndr) tirare le conclusioni», scrive Weidmann.
Quali che siano le ragioni e i torti, è un progetto che va in di rezione opposta rispetto alle idee del governo italiano in vista della legge di Stabilità. Pur di tagliare le tasse, Matteo Renzi è pronto a rinviare ancora una volta il pareggio di bilancio e a correre il rischio di far salire il deficit. Da Francoforte invece Weidmann sostiene che non si possono ignorare le regole comuni di bilancio e allo stesso tempo chiedere che i contribuenti degli altri Paesi si tengano pronti a soccorrere tramite i meccanismi europei di solidarietà. «Una condivisione degli oneri e trasferimenti di bilancio fra Paesi — sostiene il banchiere tedesco — possono essere discussi solo se c’è una rinuncia alla sovranità». Solo, scrive Weidmann, «se gli Stati membri rispondono direttamente delle loro scelte ai responsabili di un livello centrale europeo» in un modello di unione politica.

Già che ci sta, Weidmann critica anche le proposte di sistema europeo di sussidi ai disoccupati: «A che punto saremmo nella crisi greca — si chiede Weidmann — se già oggi ci fossero strumenti del genere e gli altri Stati membri dell’unione monetaria dovessero finanziare le promesse elettorali del governo greco e le sue iniziali politiche contrarie alla crescita?». Poi propone una clausola sui titoli di Stato e sui salvataggi che ricalca la procedura fallimentare del Chapter 11 americano:

Quando un governo dell’area euro chiede un prestito al fondo salvataggi Esm, propone Weidmann, le scadenze di rimborso dei suoi titoli di Stato slittano «per esempio di tre anni». Recita l’intervento su Focus: «Così diminuirebbero i volumi dei prestiti dell’Esm e il rischio sui contribuenti degli altri Stati, gli investitori dovrebbero tenersi la responsabilità delle loro scelte e non potrebbero scaricarne alla leggera le conseguenze sui contribuenti europei». Gli stessi investitori a quel punto chiederebbero rendimenti più alti per rischiare sui titoli di Stato.
Senza fare nomi, quella di Weidmann suona come una frecciata alle banche tedesche e francesi uscite indenni dalla Grecia grazie ai salvataggi europei. Non è un caso che ora il presidente della Bundesbank proponga anche una vera e propria procedura fallimentare: un equivalente dell’americano «chapter 11», ma riservato agli Stati. E forse è la sola delle sue idee su cui il governo italiano si troverà d’accordo.

deficit pil europa
Deficit/PIL, il confronto europeo (Corriere della Sera, 14 agosto 2015)

UNA TRAPPOLA PER L’EUROPA
La proposta di Weidmann fa però un passo avanti rispetto a quella di Schaeuble: con la sua intenzione di tenere la politica fuori dai piani di salvataggio, il banchiere centrale tedesco immagina una costruzione dell’Europa totalmente al di fuori della gestione della politica rappresentativa: propone di lasciare a una tecnocrazia quella che rimane sempre e comunque una decisione politica, in cui i fattori politici di solito sono preponderanti per una soluzione. In questo modo i conti pubblici dei paesi dell’area euro, e la loro valutazione, sarebbero in mano a persone che non hanno alcuna responsabilità politica. Il che può avere anche fattori di valutazione positiva, visto che così nessuno dovrà fare i conti con il proprio elettorato in caso di concessioni; ma così nessuno dovrà prendersi la responsabilità politica di una scelta che potrebbe mettere in ginocchio un paese. E poi c’è la questione della flessibilità: se questa proposta andasse in porto, scomparirebbero le possibilità di quei paesi, come l’Italia, che lo chiedono, di aver maggiore flessibilità di deficit nel 2016. Rinuncia alla sovranità e maggiori vincoli di bilancio: una proposta che sembra il modo migliore per far fallire l’Unione Europea.