Opinioni

Dov'è lo scandalo se Giovanni Scattone insegna con la Buona Scuola?

Un articolo del Corriere della Sera sbatte oggi in prima pagina lo scandalo del giorno, ovvero il fatto che Giovanni Scattone insegni in una scuola superiore come l’istituto professionale Luigi Einaudi una materia come psicologia nonostante (WTF?) sia stato condannato per l’omicidio di Marta Russo. Scattone ha scontato la pena per l’omicidio colposo della Russo, uccisa da un proiettile partito dalla facoltà di giurisprudenza della Sapienza il 9 maggio del 1997.
giovanni scattone marta russo
Come si spiega perbene nell’articolo, però, la questione non dovrebbe suscitare tanto scandalo:

La Suprema Corte ha stabilito a suo tempo di non applicare la pena accessoria di interdizione all’insegnamento e, dunque, saldati i conti con la giustizia, l’ex assistente di filosofia del diritto – che si è sempre dichiarato innocente nonostante la condanna subita – ha potuto superare il concorso a cattedra del 2012, classificandosi decimo nell’Ufficio Scolastico del Lazio. Dunque, fra i professori che sono entrati in ruolo in questa prima tornata di assunzioni della Buona Scuola, c’è anche lui.
Potrà insegnare le materie legate alla classe A36, quella che prevede, oltre a Storia della filosofia, anche Psicologia e Scienze dell’educazione. Quale sarà il grado di accoglienza delle famiglie, degli studenti e dei colleghi della scuola scelta si vedrà solo con la prossima riapertura delle aule.

– Scattone ha infatti SCONTATO la pena inflittagli per l’omicidio COLPOSO di Marta Russo
– Scattone ha usufruito di una decisione della Cassazione scampando all’interdizione all’insegnamento (e in effetti, visto che è stato condannato per un delitto colposo che nulla c’entra con l’insegnamento, il Palazzo ha preso una decisione giusta, logica e razionale)
– Scattone si è messo in graduatoria, come tutti quelli che cercano un lavoro onesto
– Scattone ha ottenuto una cattedra in maniera perfettamente trasparente, come l’hanno ottenuta tanti altri professori con la Buona Scuola
Non si capisce proprio cosa ci sia da discutere e contestare. Fermo restando che il dolore dei familiari della Russo va rispettato e capito (in occasione di qualsiasi circostanza pubblica in cui si torna a parlare dell’assassino della figlia è perfettamente comprensibile che loro si sentano sconcertati), è invece incomprensibile che una professoressa dica quello che viene riportato nell’articolo a firma di Paolo Romano:

«A più di 50 anni e dopo un’interminabile attesa nelle graduatorie a esaurimento devo ricominciare tutto da capo, come in un perverso gioco dell’oca», racconta C.I., una delle prof neo assunte anche lei nella classe A36.
«Ma che io debba andare tutte le mattine a insegnare fuori Roma perché sorpassata da Giovanni Scattone, lo trovo un paradosso, che stride con l’idea della buona scuola che ci era stata promessa e con la mia identità di cittadina e docente da sempre obbediente alle leggi». Non è solo una questione personale: «Per me – dice ancora la professoressa – ha il sapore di una beffa sapere che sarà proprio lui, condannato per l’omicidio colposo di una ragazza, a insegnare ai ragazzi la psicologia, cioè il meccanismo delle emozioni e dell’emotività».

La professoressa dovrebbe infatti sapere che la pena serve alla riabilitazione del reo, il reo in questione ha pagato il suo debito con la giustizia e adesso, dopo un fatto orribile ma una condanna per un reato COLPOSO, sta legittimamente tentando di rifarsi una vita. Il che non è solo comprensibile, ma dovrebbe anche costituire un esempio positivo per la società e per chi oggi si trova nelle stesse condizioni. La speranza è che quelle parole siano state mal riportate oppure inventate. Perché se non fosse così, significherebbe che secondo l’insegnante non può esistere né redenzione né riabilitazione per chi ha commesso un errore. E questo è meglio che i bambini non lo imparino mai.

Alessandro D'Amato

Il direttore di neXt Quotidiano