Economia

Doppia trappola per il Brasile

Prima emergeva, adesso sprofonda. Il Brasile era uno dei BRIC, i paesi con grande popolazione ed economia in sviluppo tumultuoso, con abbondante crescita del PIL e quota crescente nel commercio mondiale. Ora rischia di finire in una doppia trappola fatta di austerità e recessione. Tanto che non è difficile trovare una metafora per una crescita disastrata nella siccità che sta vivendo il paese per il terzo anno consecutivo, con lo Stato di San Paolo che fronteggia una grave siccità (e l’unico settore ancora di grande business è quello delle autobotti che la trasportano) e intanto gli effetti sulle dighe idroelettriche rischiano di portarlo anche al black out.
 
IL BRASILE NELLA DOPPIA TRAPPOLA DI SICCITÀ E RECESSIONE
Alla fine del gennaio scorso poi la Banca Centrale del Brasile, guidata dal governatore Alexandre Tombini, ha alzato il costo del denaro per la terza volta consecutiva dalla rielezione di Dilma Rousself, portando il Selic al 12,25 e aumentandolo in un solo colpo di 50 punti base. «Il ritocco verso l’alto è stato necessario, secondo le autorità di politica monetaria, per contrastare un’inflazione ancora troppo alta. La crescita dei prezzi al consumo oscilla attorno al 6,5%, ben più alta del target fissato da tempo al 4,5 per cento», ricordava all’epoca il Sole 24 Ore: «Gli analisti prevedono che l’inflazione al consumo resterà, per tutto il 2015, al di sopra del target previsto. Il real brasiliano, negli ultimi 6 mesi, ha perso il 15%, a conferma della sfiducia dei mercati verso la valuta della prima economia sudamericana. In effetti la stagnazione in corso, con un Pil 2014 cresciuto solo dello 0,2%, non pare attenuarsi. Dilma Rousseff ha nominato poche settimane fa un nuovo ministro delle Finanze, Joachim Levy, che ha sostituito Guido Mantega. L’aumento dei tassi brasiliani mostra la ripresa di quella “guerra delle valute” che pareva essersi placata». Nel frattempo gli altri Stati brasiliani cominciano ad aumentare le tasse e tagliare le spese, spingendo l’economia nazionale già debole sempre più vicina alla recessione.

source: tradingeconomics.com
LO SCANDALO CORRUZIONE
Per non farsi mancar niente c’è anche uno scandalo corruzione in atto. Una quarantina di dirigenti d’azienda è accusata del reato e alcune delle imprese, commissionarie di Petrobas, si sono viste bloccare i pagamenti dalla più grande azienda del Brasile, rischiando la bancarotta. L’indagine punta il dito su politici del partito della Rousseff e alleati, con l’accusa di aver intascato denaro per far stipulare contratti a prezzi maggiorati a Petrobras. Anche qui una stretta sugli investimenti potrebbe portare a perdere fino a quasi il 2% del PIL nel 2015. «Siamo più preoccupati per l’impatto economico che per le accuse politiche, perché se le grandi aziende soffrono, soffre l’intera economia», sottolineano pragmaticamente dalle parti della Rousseff. Si parla di 730 milioni di dollari di tangenti pagati in totale. Durante una dichiarazione in tribunale il direttore acquisti della società ha detto che il 3% del valore dei contratti di tutta la sua divisione veniva intascato o fatto sparire. Una valutazione dei risultati trimestrali della società, ha scritto l’Economist, ha evidenziato una potenziale svalutazione per il suo patrimonio. A questo si aggiunge il congelamento dei prezzi della benzina per contenere l’inflazione, che giocoforza ne mina i profitti. Ma le conseguenze dello scandalo vanno molto più in là. Decine di manager di grandi imprese di costruzione in Brasile, che lavoravano con Petrobras, sono in carcere. Le banche sono riluttanti a concedere prestiti a queste società visto che il loro futuro non sembra chiaro. La carenza di liquidità si fa sentire lungo la catena di fornitura. Sete Brasil, società costituita da Petrobras per costruire 28 impianti di perforazione, ha esaurito i fondi. L’azienda ha abbandonato i lavori di interi complessi, licenziandone i lavoratori.

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L’incremento dei deficit di bilancio ha portato alcuni Stati a sospendere i pagamenti ai fornitori e a congelare progetti infrastrutturali, di manutenzione delle strade e di costruzione di strutture sanitarie, mentre l’economia sembra sull’orlo della sua seconda recessione in un anno e i numeri della disoccupazione, un tempo bassi, sono previsti in aumento. «Sappiamo che questo primo trimestre sarà terribile. Non lo stiamo nascondendo», ha detto un membro del governo Rousseff alla Reuters all’inizio di febbraio. Il razionamento dell’acqua sembra inevitabile nelle tre più grandi aree metropolitane – San Paolo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte – e dovrebbe toccare circa 40 milioni di persone. Lo stesso rischio si paventa per l’elettricità, e sarebbe la prima volta dal 2001 e da quando il Partito della Russeff ha preso il potere. Il governo ha intenzione di chiedere alle imprese private, come i centri commerciali e gli alberghi. Il razionamento dell’acqua nel sud est del Brasile potrebbe frenare la crescita fino all’1% e colpire alcune colture-chiave per l’export come la canna da zucchero e il caffè, scrive sempre Reuters. Un ritorno al rigore fiscale potrebbe aiutare il paese con gli investitori esteri, ma fermare anche gli investimenti nella più grande economia dell’America Latina. Gli Stati e le città hanno registrato deficit di bilancio pari a 2,7 miliardi di dollari nel 2015.
 
LA QUESTIONE SOCIALE 
Il livello del debito, seconod le agenzie di rating, rimane ancora gestibile. Ma tirare la cinghia proprio quando l’economia fatica è sembrato una scelta suicida. Le previsioni parlano di un -2% per il 2015, scrive Bloomberg. D’altro canto, essendo costretti a seguire regole di spesa rigidi nei servizi le città e gli stati non hanno potuto fare altro che ridurre gli investimenti. In più i mancati tagli al budget per le Olimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro hanno scatenato un clima simile a quello che ha alimentato le proteste durante la vigilia del Mondiale del 2014. All’inizio di questo mese, racconta ancora Bloomberg, il governatore dello Stato di Paraná ha fatto marcia indietro su una serie di misure di aumenti fiscali dopo che sono arrivati gli assalti all’assemblea. I medici di Brasilia sono scesi in sciopero a causa dei ritardi nel pagamento degli stipendi, poi risolti. Gli insegnanti minacciano di continuare a incrociare le braccia. Le spese per le elezioni non hanno aiutato. Dire che il Brasile rischia di passare da Bric a malato mondiale oggi è un’esagerazione. Ma la doppia trappola di siccità e recessione, mischiata con l’austerità e la corruzione, può metterlo in pericolo. In Europa se ne intendono.