La macchina del funky

Donald Trump: «Salvini chi?»

donald trump matteo salvini

Donald Trump non ha mai voluto incontrare Matteo Salvini, non ritiene che con la Lega ci sia un terreno comune da esplorare né è interessato a stabilire alleanze al di là dell’Atlantico con altri partiti o movimenti politici. Il candidato repubblicano alla Casa Bianca tenta di darsi una ripulita negando addirittura il meeting del 26 aprile scorso con il leader della Lega in una intervista condotta da Michael Wolff, il biografo di Rupert Murdoch, che sarà pubblicata oggi e il cui contenuto è stato anticipato da Arturo Zampaglione su Repubblica di oggi:

«Non ho voluto incontrarlo» ha detto Trump a Wolff, che gli chiedeva di possibili convergenze con i leader dei movimenti anti-immigranti in Europa, a cominciare da Marine Le Pen in Francia e Salvini in Italia. Secondo quanto Trump ha detto a Wolff, il tycoon newyorchese, che sostiene di «non avere neppure conosciuto» il leader della Lega, non ritiene che ci sia «un terreno comune da esplorare», né sembra interessato «a stabilire alleanze al di là dell’Atlantico». Come si spiegano queste dichiarazioni isolazioniste di Trump, mentre è evidente l’assonanza di posizioni? Come è possibile che smentisca di aver incontrato Salvini, mentre esiste una foto dei due che si stringono la mano, lo scorso 25 aprile, ai margini di una manifestazione elettorale a due ore da Filadelfia?

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L’incontro tra Salvini e Trump del 26 aprile scorso

E che dire poi della presunta “benedizione” di Trump rilanciata dal Wall Street Journal («Matteo, ti auguro di diventare presto il nuovo premier italiano»)? O delle dichiarazioni del leader della Lega in una intervista a Repubblica, in cui raccontava «del lavoro di mesi per arrivare a quella stretta di mano».

L’incontro con Trump era stato organizzato da Amato Berardi, imprenditore e dirigente di una organizzazione italo-americana ed ex parlamentare del PDL eletto in America del Nord. L’idea è che Salvini si fosse “intrufolato” nella manifestazione e Trump lo abbia confuso con uno dei tanti sostenitori. Oppure Trump ha negato l’incontro per motivi di convenienza politica: era già successo con David Duke, ex dirigente del Ku Klux Klan che prima Trump aveva citato e poi aveva negato che fosse un suo conoscente. Certo, questo significherebbe però che oltreoceano la Lega è considerata alla stregua del KKK. Salvini, oggi ad Agorà, ha ribadito che «Trump mi conosce, c’è stata una dozzina di mail per preparare l’incontro». Poi fa sapere di tifare per lui: “Spero che Trump diventi presidente degli Stati Uniti. Lui fa una battaglia per gli Usa, ma l’Italia è l’Italia e nessun modello è esportabile”.