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Caso Diplomatic Cable, cosa c’è dietro la crisi diplomatica tra Trump e il Regno Unito

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La premier britannica Theresa May ha preso le difese dell’ambasciatore britannico negli Stati Uniti Kim Darroch, dopo i tweet rivoltigli dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump a seguito della fuoriuscita dei Diplomatic Cable, la fuga di alcuni documenti pubblicati dalla giornalista britannica Isabel Oackeshott (pro-Brexit Party) sul Mail on Sunday, inclusi alcuni giudizi e raccomandazioni su come meglio interagire con il Presidente degli Stati Uniti, definito un «inetto», «insicuro» e «incompetente» «vanitoso» e «bugiardo». Nei suoi appunti, risalenti per lo più al 2017, Darroch ha previsto che difficilmente la situazione diventerà «più normale, meno disfunzionale, meno imprevedibile, meno faziosa, meno diplomaticamente goffa e inetta» dell’attuale. Non proprio una situazione ottimale in una Casa Bianca alle prese con dissidi interni in vista delle prossime elezioni presidenziali, previste per il novembre del 2020.

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Caso Diplomatic Cable, cosa c’è dietro la crisi diplomatica tra Trump e il Regno Unito

Trump, che ha dichiarato di «non voler trattare con lui ancora per molto» ha rilanciato le accuse al vetriolo verso il diplomatico chiamandolo «strambo» e «stupido». Sin dai momenti successivi all’esplosione del caso, aveva chiesto alla premier britannica di sostituire Darroch ancor prima della naturale scadenza del suo mandato, prevista per fine anno. A Darroch è stato subito revocato l’invito per una cena d’affari in cui era presente anche l’Emiro del Qatar, lo sceicco Tamim Bin Hamad Al Thani, riferisce il magazine Time. La May, però, a sua volta criticata con un tweet per la sua disastrosa gestione dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, ha proseguito per la sua strada declinando la richiesta del Presidente degli Stati Uniti, giustificando la decisione con l’imminente scadenza del suo mandato, che scadrà entro le prossime due-tre settimane. La May ha così posticipato l’eventuale nomina al suo successore: Boris Johnson o Jeremy Hunt, i due finalisti che ieri sera si sono sfidati in tv per la corsa alla guida le Partito Conservatore. Una scelta che si consumerà entro il 24 luglio, quando gli oltre 160 mila iscritti del Partito Laburista sceglieranno anche l’inquilino di Downing Street, per la prima volta nella storia senza andare alle urne ma per posta. Anche il caso Darroch può influenzare direttamente il giudizio dei Tories. Dopo un leggera presa di distanza, ieri sera l’attuale ministro degli Esteri Hunt ha preso le difese del suo Governo, mentre il suo sfidante, l’ex ministro alla Brexit Johnson ha preso le distanze con il diplomatico di South Stanley. In precedenza l’estroverso ex sindaco di Londra aveva promesso che in caso di vincita una delle sue prime decisioni da capo del Governo sarebbe stata proprio rimpiazzare Darroch. Privilegiando, sostiene qualche critico, chi accusa il diplomatico, anziché puntare il dito verso talpa. Per l’ambasciata di Washington secondo alcune indiscrezioni pubblicate anche sul New York Times sarebbe pronto Mark Sedwill, consigliere di Sicurezza Nazionale di May, guarda casovicino all’ex sindaco di Londra. Sedwill godrebbe di consensi anche perché già protagonista del siluramento di Gavin Williamson per via della fuga di notizie sul caso Huawei. «Penso che sia molto importante avere una relazione forte con il nostro alleato più importante. Gli Stati Uniti sono stati, sono e saranno il nostro amico politico militare n. 1 » ha dichiarato Johnson al Times di Londra.

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I rapporti tra Stati Uniti e Regno Unito sono storicamente saldi, sia da un punto di vista della diplomazia sia da un punto di vista economico e in molti nel Regno di sua Maestà considerano Washington il miglior alleato di Londra nel mondo. Basti pensare che gli Stati Uniti rappresentano il miglior partner commerciale per l’export, con un surplus commerciale nettamente favorevole per circa 37 miliardi di euro. Inoltre nella sua recente visita a Londra il 45esimo Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di voler un accordo commerciale «molto consistente» dopo la Brexit, quando il Regno Unito si troverà più isolato e dovrà rinegoziare in autonomia nuovi accordi commerciali con il resto del mondo. Ecco dunque che aver rapporti pacifici, fluidi e profittevoli tra i due governi sarà ancor più fondamentale. Per questo motivo il Segretario di Stato britannico per il Commercio , il conservatore Liam Fox, è volato a Washington per rinsaldare i rapporti con la Casa Bianca. Nell’incontro con la figlia del Preisidente Ivanka Trump Fox ha definito il fatto come «un evento dannoso» che «spero che forzi la nostra disciplina interna, la legge, per chi abbia eseguito questo particolare atto». Al momento però manca qualcosa. A margine dello scontro verbale, sono però stati effettivamente annullati gli incontri tra il segretarioUsa al Commercio Wilbur Ross e il suo omologo britannico Liam Fox. «Fisseremo una nuova data per l’incontro».

Caso Diplomatic Cable, chi c’è dietro?

Se da un lato il caso, infatti, la fuga di notizie dei Diplomatic Cable ha suscitato reazioni politiche decise, altrettanto non si può dire per la determinazione nella ricerca del colpevole. Basti pensare che sul caso non è stata nemmeno coinvolta la Polizia. Secondo quanto riferito alla Camera dei Comuni dal ministro di Stato per l’Europa e le Americhe Alan Duncan, sarebbero oltre 100 le persone che avrebbero avuto accesso ai documenti, motivo per cui non sarà semplice risalire alla talpa. Nel frattempo a fugare qualche dubbio ci ha pensato il Foreign Office britannico, il ministero degli Esteri, che ha allontanato l’ipotesi che quanto divulgato non sia veritiero. A prescindere da quanto emergerà, il futuro di Darroch, definito da Trump «persona non grata» appare segnato. Nella prossima scelta diplomatica, molto probabilmente, inciderà anche la Brexit, (Darroch è considerato un europeista), e su cui sia l’attuale ministro degli Esteri Hunt sia l’ex ministro alla Brexit Johnson hanno posizioni nette e distanti dai predecessori. Entrambi giurano di voler attuare senza esitazioni quanto stabilito nella proroga concessa dalla Commissione Europea. Johnson è fermamente convinto ad attuare il deal entro la scadenza del 31 ottobre, anche a costo di rendere più probabile l’ipotesi di un divorzio senza accordo (no deal). Se ne riparlerà dopo che sarà decretato il nuovo premier, il quale dovrà prendere in considerazione anche dalla nuova posizione dei Labour, pronti a chiedere un nuovo referndum sulla Brexit.

EDIT: L’ambasciatore britannico a Washington, Sir Kim Darroch ha rassegnato le dimissioni dall’incarico di rappresentante diplomatico del governo di Londra negli Stati Uniti. Lo rende noto la Bbc

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