Economia

Dimissioni Renzi, lo spread torna a salire

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Spread in rialzo verso i 178 punti base e rendimento dei decennali italiani che torna sulla soglia del 2 per cento, poi il rinculo. Queste le prime indicazioni sui titoli di Stato dopo la vittoria del ‘No’ al referendum costituzionale e le annunciate dimissioni del Governo Renzi. In attesa dell’apertura del mercato secondario europeo, dunque, si segnala una risalita, seppure non drammatica, dello spread che venerdì scorso aveva chiuso a 161 punti base per un rendimento dell’1,90 per cento. Entrambe le evenienze erano programmate vista la sconfitta del governo e le dimissioni di Renzi. Monte dei Paschi di Siena non riesce a fare prezzo in Borsa e in fase di pre apertura segna -11,3%. Anche Piazza Affari apre in forte calo e poi riduce le perdite (-0.8%). Il differenziale fra Btp italiani e omologhi Bund tedeschi dopo aver aperto a 160,80 punti, è poi salito rapidamente a 173,80 punti.

Dimissioni Renzi, lo spread torna a salire

Torna sopra il 2% il rendimento del Btp decennale in avvio dei mercati europei. Il titolo è sotto pressione dopo le dimissioni annunciate dal premier Matteo renzi sul risultato del referendum. Il rendimento è salito al 2,02% rispetto all’1,90% della chiusura di venerdì. Si allarga lo spread con il Bund tedesco. Il differenziale sale a 175 punti contro i 162 della chiusura di venerdì. L’esito del referendum costituzionale mette sotto pressione anche i titoli di Stato degli altri paesi euro. Il rendimento dei Bonos spagnoli sale all’1,62% contro l’1,52% di venerdì e in deciso rialzo anche il rendimento del decennale irlandese e portoghese. Impennata del rendimento per il titolo a 10 anni francese che sfiora lo 0,75%. Sale anche il rendimento del Bund tedesco che rimane però sotto la soglia dello 0,30%. Dopo balzo in avvio di giornata fino a 178 punti lo spread tra Btp e Bund torna a 169 punti. Il rendimento del titolo decennale italiano scende all’1,99%.  Poi risale rapidamente a 173,80 punti.  L’incognita dei mercati finanziari riguarda oggi soprattutto i titoli bancari italiani a cominciare dalla fattibilità o meno delle ricapitalizzazioni di Mps e Unicredit, mentre è molto minore la pressione sui titoli governativi. A pochi minuti dall’inizi delle negoziazioni, i titoli del settore bancario mostrano cali compresi tra il 4% e il 10% circa: Mps mostra un teorico di -10%, Bpm del 6%, e Unicredit -7%. “La reazione dei titoli di stato e’ abbastanza composta – spiega Gianluca Codagnone, managing director di Fidentiis Italia – mentre sulle banche sara’ una seduta molto piu’ difficile: il tema e’ quello degli aumenti di capitale e, in questo senso, se Unicredit potrà eventualmente posporre il suo, per Mps non sarà così. Oggi potrà esserci una reazione emozionale, ma in realtà la vera risposta dei mercati si avrà quando sarà chiaro a chi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella affiderà l’incarico e quale credibilità avrà il nuovo governo. Sarà quella la reazione che conta davvero. “La prima impressione e’ che sul Btp ci sia una debolezza contenuta anche perche’ c’e’ sempre l’opzione dell’intervento Bce, mentre è più delicato il tema delle banche su cui ci sarà molto più stress – concorda Alberto Biolzi, responsabile advisory di Cassa Lombarda mentre lo spread Btp/Bund viaggia intorno a quota 170 punti base dai 162 di venerdi’ – I sondaggi già avevano segnalato una prevalenza del ‘No’ al referendum ma a stupire e’ l’ampiezza del risultato. Ora l’apprensione non e’ tanto per l’instabilità politica di brevissimo termine in Italia ma per la prospettiva di medio-lungo termine con il rischio di una fase di stallo prolungata”.  “La vita in Italia va avanti anche dopo il Referendum, politicamente ed economicamente”, commentano in un report gli analisti di Banca Imi. Il risultato e la conseguente instabilità politica “ostacolerà la ricapitalizzazione delle banche italiane, perchè – osserva Vontobel – mette in dubbio la capacità dell’Italia di riformare se stessa e aumentare la crescita tendenziale, prerequisito essenziale per la sostenibilità del debito sovrano”. I titoli bancari restano sotto i riflettori ma lo scenario intorno non dovrebbe cambiare se non per un’aumentata volatilità. “Ci aspettiamo che la Bce giovedì annunci un’estensione del suo programma mensile di acquisto per altri sei mesi oltre il marzo 2017 per 80 miliardi di euro. “I mercati adesso osservano da vicino Mps e l’esito della ricapitalizzazione da 5 miliardi, messa a rischio dagli sviluppi politici” commenta Paul Hatfield, Global Chief Investment Officer di Alcentra

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La crisi dello spread nel 2011

La prima crisi dello spread ebbe luogo nel 2011: il 4 gennaio lo spread era a 173 punti. Il 30 dicembre arriverà a quota 528, con un incremento di 355 punti. I primi sei mesi dell’anno trascorrono con un’altalena continua del differenziale tra i Btp e gli omologhi Bund tedeschi, termometro della fragilità non solo economica italiana. Il primo luglio viene diffuso il bollettino di Standard & Poor’s sulla manovra del governo Berlusconi: “Restano sostanziali rischi per il piano di riduzione del debito, principalmente a causa della debole crescita” scrive l’agenzia di rating, in parte riprendendo i concetti espressi già a maggio, quando l’outlook dell’Italia era stato rivisto da “stabile” a “negativo”. Poi il caos continua:

Il 7 luglio l’Italia è di nuovo sotto stress, aumenta la pressione sui nostri Btp e lo spread schizza oltre quota 226, il record dalla nascita dell’euro. Stessa sorte per i titoli di Stato spagnoli, portoghesi, greci e irlandesi, i nuovi deboli di Eurolandia. In Italia si moltiplicano i rumors sulla tenuta del governo e sulle possibili dimissioni del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, uniti ai timori sulla manovra e sulla presunta non solidità delle banche. E’ in questo clima che Draghi matura l’idea di rilasciare una dichiarazione forte, che argini la frana: 15 righe che fanno il giro del mondo e che rassicurano sulla bontà della manovra e sulla credibilità delle misure per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014.

Tra il 4 e il 5 agosto lo spread si avvicina pericolosamente a quota 400 punti e in quel clima il governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi invia una lettera segreta a Silvio Berlusconi in cui indica misure ritenute urgenti per evitare il collasso del paese e dell’euro. Il centrodestra risponde annunciando una manovra economica urgente che viene approvata a settembre. Intanto la lettera viene pubblicata il 29 settembre sul Corriere della Sera.

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Spread Btp/Bund 2011-2012 (Il Messaggero)

Ai primi di settembre intanto lo spread riprende la sua corsa anche perché da Standard & Poor’s arriva per l’Italia il temuto downgrade. Il 23 ottobre Francia e Germania lanciano l’ultimatum a Berlusconi: “Attui subito le misure per debito e crescita”. E in conferenza stampa ha luogo la famosa scenetta delle risate dei due leader:

Intanto ai primi di novembre Berlusconi capisce che le tensioni politiche e la guerra con i finiani lo hanno portato pericolosamente sulla soglia della maggioranza tra Camera e Senato. Il 12 novembre Silvio Berlusconi si presenta al Colle per dimettersi. Qui incontra Mario Monti, suo successore in pectore, che quattro giorni dopo riceverà ufficialmente da Giorgio Napolitano l’incarico di formare un nuovo governo. Dopo il top storico del 9 novembre, lo spread comincerà una lunga discesa tornando a toccare molti picchi anche nel 2012. La situazione di Renzi è diversa. Dopo le dimissioni di Renzi la mano passerà probabilmente a un governo tecnico che avrà il compito di licenziare definitivamente la legge di bilancio e varare una nuova legge elettorale. Quindi, fino al nuovo voto ci sarà instabilità politica acuita dalla situazione economica internazionale ed interna. Ce n’è abbastanza per far pensare a una nuova corsa dello spread. Che non necessariamente si concluderà con la fine delle elezioni.

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