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L'appello di Di Battista a stabilire un dialogo con i talebani

@Massimiliano Cassano|

Di Battista roma primavalle candidato

In soccorso di Giuseppe Conte, che aveva parlato di “atteggiamento distensivo” dei talebani aprendo al dialogo con i nuovi regnanti dell’Afghanistan, arrivano le parole di Alessandro Di Battista. Dalle colonne di Tpi, il radicale attivista ex grillino ha insistito sulla linea della distensione: “Ai talebani di essere riconosciuti importa poco o nulla”, ha scritto. “Sono i vincitori della guerra in Afghanistan – ha aggiunto – e, piaccia o non piaccia, se si vuole avere un minimo di influenza su una terra strategica o se si vuole dar seguito alle dichiarazioni contrite e mettere in piedi corridoi umanitari per migliaia di profughi, bisogna parlare con loro. Punto. Oltretutto non sarebbe nulla di nuovo”.

Secondo Di Battista, infatti, “da anni pezzi grossi dell’intelligence dei Paesi occidentali trattano con i talebani”. Poi la difesa preventiva dalle critiche che inevitabilmente sarebbero piovute: “Preferisco scrivere verità scomode che accodarmi a un esercito di sepolcri imbiancati che non dovrebbero neppure pronunciare la parola Afghanistan dopo aver difeso una guerra scellerata”.

L’ex deputato grillino non è nuovo a uscite del genere: mantenendo una certa coerenza, anche in un post del 2014 aveva sostenuto la necessità di dialogare con Isis. “Sia chiaro – precisa Di Battista – che io non provo alcuna simpatia per i talebani, ma trovo stomachevole scandalizzarsi per come i talebani trattano le donne e fare affari con i sauditi o considerare un ‘principe del rinascimento’ Mohammad bin Salman, colui che ha ordinato l’assassinio e il conseguente smembramento del giornalista Khashoggi”.

Dopo Renzi, nel suo mirino finiscono anche gli Stati Uniti: “La prima vittima della guerra in Afghanistan è stata la verità, gli Usa e i suoi servi sciocchi non hanno bombardato per eliminare il terrorismo, la sharia, il burqa o per garantire diritti umani. E chi ancora si beve questa balla è complice dei padroni e padrini del pianeta. I talebani, che piaccia o meno, non avevano nulla a che vedere con l’attentato alle Torri gemelle, così come Saddam Hussein non possedeva armi chimiche”.

In ultimo una riflessione sui motivi per i quali – secondo Di Battista – varrebbe la pena dialogare con i talebani: “Se si volesse impedire che un Paese così importante si consegnasse ai cinesi come il fantasmagorico esercito afghano addestrato a suon di miliardi dei contribuenti Usa o europei si è consegnato ai talebani, beh, occorrerà trattare con loro. Altrimenti si può sempre tentare la strada della guerra umanitaria per scalzare dal potere i mullah del nuovo millennio. In fondo ha funzionato alla grande, non è vero? È la posizione di alcuni politici di centro-destra. Tornare in guerra dopo averla persa. Fenomeni al potere”.