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De Magistris apre il porto di Napoli a SeaWatch

Il sindaco scrive al comandante per chiedergli di rivolgere la prua verso il suo porto. E aggiunge che se non lo faranno sbarcare è pronto a mandare venti imbarcazioni per prendere i naufraghi

de magistris seawatch 2

Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha scritto al comandante della Sea Watch per chiedergli di rivolgere la prua verso Napoli e sbarcare in città. De Magistris ha aggiunto nella lettera, pubblicata sul profilo Twitter dell’ONG, che se il governo impedirà lo sbarco sono pronte 20 imbarcazioni che porteranno a riva le persone che attualmente si trovano sulla nave.

De Magistris chiede alla Sea Watch di venire a Napoli

“Il porto di Napoli è aperto, ho scritto al comandante della nave per dirgli di dirigere la prua verso Napoli. Non c’è nessuna ordinanza di chiusura, venite qui”, ha annunciato il sindaco. “Se qualcuno vorrà sbarrarvi la strada di fronte al porto – dice – verremo a prendervi con le imbarcazioni dell’umanità per accogliervi a Napoli”. Il primo cittadino torna a criticare il decreto sicurezza dopo l’acceso scontro con il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. “Al Comune di Napoli interpretiamo le leggi ordinarie solo in maniera costituzionalmente orientata. Lo abbiamo fatto – ricorda – quando non volevano dare diritti ai bambini nati da persone dello stesso sesso e oggi lo facciamo con chi vorrebbe discriminare le persone per il colore della loro pelle”. “Il fatto che il governo lasci morire persone in mare” per il sindaco de Magistris e’ una “violazione di tutti i principi costituzionali”.

Nella lettera De Magistris scrive: “Se poi la protervia del Ministro (Salvini) dovesse spingersi fino a impedirle di entrare, sappia che abbiamo disponibili 20 imbarcazioni che, in sicurezza, raggiungeranno la SeaWatch 3 per portare a casa le persone che sta ospitando”. SeaWatch 3 su Twitter ha commentato: «A bordo di #SeaWatch è stato recapitato il messaggio di @demagistris che ci commuove e non ci fa sentire soli».

SeaWatch e Sea Eye in mare da prima di Natale

L’odissea delle due ONG tedesche prosegue sotto i riflettori delle polemiche e dopo gli innumerevoli appelli – l’ultimo è quello congiunto di 18 organizzazioni – l’Ue riferisce di essere stata in contatto nei giorni scorsi con alcuni Stati membri per trovare una soluzione. Dopo le segnalazioni sul mare mosso e il peggioramento delle condizioni di salute di alcuni dei 32 naufraghi, nelle ultime ore Malta aveva già accolto la SeaWatch nelle proprie acque territoriali, ma finora non c’è stata alcuna autorizzazione allo sbarco. E poco distante, sempre in zona La Valletta, c’è anche l’imbarcazione della SeaEye, che ha a bordo altre 17 persone soccorse ed è in mare da sei giorni. Il commissario Avramopoulos ha chiesto ai Paesi dell’Ue di “fornire il loro sostegno e contribuire a questo sforzo congiunto per sbarcare quelli a bordo in modo sicuro e il prima possibile”. Ma finora a tendere una mano sono state solo alcune città e non i governi nazionali.

Le reazione del ministro Salvini non si è fatta attendere: “I porti italiani sono chiusi, abbiamo accolto già troppi finti profughi, abbiamo arricchito già troppi scafisti! I sindaci di sinistra pensino ai loro cittadini in difficoltà, non ai clandestini”, ha replicato il ministro dell’Interno tuonando che “quei barconi servono a comprare armi e droga e io in Italia non voglio né armi né droga, mettetevi il cuore in pace”. Nonostante il ‘no’ del Viminale, 18 organizzazioni, tra cui Save The Children, Amnesty International, Emergency e Medici Senza Frontiere, hanno fatto appello con urgenza all’Italia e agli altri Stati membri dell’Unione europea di attivarsi senza ulteriori tentennamenti”. La responsabilità dei porti è del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli.

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