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"Che bello": Libero e Giornale festeggiano i diritti calpestati con la fine del ddl Zan

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Ddl Zan

L’ispirazione politica, come noto, è la stessa di quel lato del Parlamento che vive le Aule istituzionali come quei tifosi presenti nelle curve degli stadi. Perché quella vergognosa esultanza sguaiata partita dagli scranni del centrodestra ieri in Senato è la stessa che oggi ritroviamo nelle prime pagine di due quotidiani destrorsi. Libero e il Giornale – da tempo propaganda pubblica (pagata dai lettori) per Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia – decidono di uniformarsi ai partiti che sostengono producendosi in due prime pagine vergognose dopo l’affossamento del ddl Zan.

Ddl Zan affossato, i vergognosi titoli di Libero e il Giornale

“Piange il Pd. Che bello”. Questo è il titolo a nove colonne dell’edizione di Libero quotidiano in edicola all’indomani del voto alla “tagliola” che ha portato allo stop (definitivo, di fatto) della discussione per l’approvazione di una legge contro per contrastare fenomeni di omotransfobia, misoginia e abilismo. Nel sottotitolo si fa riferimento al “bavaglio” (una bufala messa in circolazione dagli ambienti leghisti e sovranisti per far credere che il ddl Zan fosse una censura al libero pensiero, o al pensiero di Libero) e si esalta la compattezza della coalizione di centrodestra. Il tutto è accompagnato da un editoriale a firma Vittorio Feltri che parla dell’esistenza di soli due “generi”.

La linea editoriale di Sallusti è la stessa di Augusto Minzolini che, di fatto, riesce nell’impresa di offrire una prima pagina ancor più vergognosa rispetto al “collega” e suo predecessore alla guida de Il Giornale.

“Fine del delirio gender”, il titolo a nove colonne pubblicato da il Giornale. Anche in questo caso si tratta di tematiche già affrontate in passato: non esiste una “teoria gender”, non esiste alcuna intenzione di inculcare nella testa dei bambini idee sulla loro omosessualità. Il ddl Zan ha (anzi, aveva) tra gli obiettivi quello di sensibilizzare tutti su un tema di epocale importanza che riguarda i diritti di ogni singolo essere umano. Ma Libero e il Giornale fanno propaganda così, per tentare di rimanere aggrappati al loro ruolo di “megafono” degli sproloqui di Lega e Fratelli d’Italia. E forse Vittorio Feltri ha ragione quando parla dell’esistenza di soli due generi: sì, quello di chi fa giornalismo e quello di chi non lo fa (ma finge di farlo).

(Foto IPP/Fabio Cimaglia + prime pagine di Libero quotidiano e il Giornale di giovedì 28 ottobre 2021)