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Perché il DDL Cirinnà non c'entra con l'utero in affitto

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Ieri sera Corrado Formigli a Piazza Pulita ha affrontato il tema delle Unioni Civili, la legge in discussione in questi giorni in Senato la cui approvazione ha molto spaventato il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che è arrivato a chiedere che il voto sul DDL Cirinnà sia segreto (forse è Dio che lo vuole). Si è parlato di un aspetto del provvedimento legislativo sul quale è stata creata parecchia confusione e di un argomento che invece viene sempre tirato fuori in maniera pretestuosa ma che non c’entra nulla. Ci stiamo ovviamente riferendo alla Stepchild Adoption e alla maternità surrogata, altrimenti detta “utero in affitto“.

L’utero in affitto a Piazzapulita di next-quotidiano

Perché le Unioni Civili non hanno nulla a che fare con la Stepchild Adoption

Ho già spiegato come la Stepchild Adoption non equivalga alle “adozioni gay” come vanno dicendo in giro i campioni della famiglia naturale e della disinformazione di stampo cattolico. La Stepchild Adoption è semplicemente il riconoscimento – da parte del coniuge – del figlio naturale del partner. Niente di più. In sostanza se i due contraenti l’Unione Civile hanno dei figli la legge dà la possibilità di includerli nel nuovo nucleo familiare. Si tratta quindi di un’adozione sì, ma del figlio (o dei figli) del partner che smette così di essere “il partner” e diventa genitore (anche se non a tutti gli effetti). Questa eventualità è già prevista per le coppie eterosessuali dall’articolo 44 comma b della legge 184/83 del 4 maggio 1983 recante la Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori. In particolare l’art. 44 prevede che I minori possono essere adottati anche dal coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell’altro coniuge. Ed infatti il disegno di legge sulle Unioni Civili va a modificare proprio l’art.44; all’articolo 5 della legge diregolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze si legge:

(Modifiche alla legge 4 maggio 1983 n. 184)
1. All’articolo 44 lettera b) della legge 4 maggio 1983, n. 184 dopo la parola «coniuge» sono inserite le parole «o dalla parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso».

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I paesi europei che hanno legalizzato le unioni civili omosessuali e il matrimonio tra persone dello stesso sesso (fonte: Piazza Pulita)

Ho anche spiegato che di fatto la Stepchild Adoption per le coppie omosessuali esiste già, grazie ad alcune sentenze dei tribunali che hanno riconosciuto l’adottabilità dei figli biologici di uno dei partner anche per le coppie omosessuali. È il caso della sentenza n. 299 del Tribunale dei minorenni di Roma emessa il 30 luglio 2014 che ha stabilito che la figlio di una donna recatasi in Spagna per poter rimanere incintatramite la fecondazione assistita poteva essere adottata dalla convivente. In particolare il Tribunale rilevava che:

Esclusivamente per l’adozione legittimante (nazionale ed internazionale) viene richiesto che ad adottare siano due persone unite da rapporto di coniugio riconosciuto dall’ordinamento italiano; ma nel nostro sistema il legislatore ha introdotto una seconda forma di adozione – l’adozione in casi particolari- in base alla quale, nell’interesse superiore del minore, la domanda di adozione può essere proposta anche da persona singola, ai sensi del combinato disposto dell’art. 44 lettera d) e dell’art. 7 della medesima L. 184/83. Nessuna limitazione è prevista espressamente, o può derivarsi in via interpretativa, con riferimento all’orientamento sessuale dell’adottante o del genitore dell’adottando, qualora tra di essi vi sia un rapporto di convivenza.

Bisogna inoltre ricordare che l’adozione in casi particolari si propone di tutelare “la realizzazione del preminente interesse del minore” tenendo presente in primo luogo l’idoneita’ affettiva e la capacita’ di educare e istruire il minore, la situazione personale ed economica, la salute, l’ambiente familiare degli adottanti come stabilito dall’art. 57 della già citata legge n. 184/1983. E finalmente questa mattina, ai microfoni di Radio anch’io Matteo Renzi ha detto chiaro e tondo quello che diciamo da mesi, ovvero che la stepchild adoption non è un capriccio degli omosessuali ma è una forma di tutela nei confronti dei minori:

La stepchild esiste già, ci sono circa 5-600 bambini che stanno dentro coppie omosessuali e in questi casi, di solito, è il magistrato che interviene nel vuoto normativo e per garantire la continuità affettiva del bambino. E’ un punto delicato, un punto aperto. Mi pare fondamentale che si faccia nelle ultime ore che ci separano dal voto fare una discussione seria, rispettare le opinioni degli altri e poi il parlamento deciderà. Il Parlamento deve fare ciò che per anni ha rinviato.

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I paesi europei dove è consentita l’adozione per coppie dello stesso sesso e dove invece è prevista la stepchild adoption (fonte: Piazza Pulita)

Perché il DDL Cirinnà non ha nulla a che fare con l’utero in affitto

Diversa è invece la questione del cosiddetto utero in affitto, pratica vietata dall’ordinamento italiano (nello specifico dalla Legge 40) ma che secondo, nell’ordine, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Mario Adinolfi e la sua cricca verrebbe di fatto legalizzata e introdotta anche nel nostro paese se passasse il DDL Cirinnà. Il timore di costoro è che i gay (maschi, perché le donne lesbiche non hanno in gran parte questo problema) per poter aver un figlio si rechino in quei paesi (ad esempio il Canada) dove la pratica della maternità surrogata è legale (e strettamente regolamentata). A Piazza Pulita però ci hanno mostrato un aspetto della questione che in questi ultimi mesi è stato spesso lasciato in disparte ed evitato, soprattutto da coloro che si oppongono alla Cirinnà. Ad usufruire della possibilità di avere un figlio tramite le pratica della maternità surrogata sono soprattutto le coppie eterosessuali, quelle famiglie naturali alle quali la natura preclude la possibilità di avere un figlio in modo naturale. Ecco quindi che Formigli ci ha raccontato la storia di una di queste coppie che è attualmente in attesa di un figlio che nascerà da una madre surrogata in uno di quei paesi dove la pratica è consentita. Ci avviciniamo così ai drammi personali delle persone che non riescono ad avere un figlio e che dopo aver tentato di adottarne uno hanno deciso di pagare forti somme di denaro (quarantamila euro) per poterne avere uno loro. Ascoltando l’intervista è possibile capire la sofferenza di una donna (e di un uomo) considerati “sbagliati” perché non sono in grado di procreare dopo decine di tentativi con la FIVET. Le difficoltà di inscenare una finta gravidanza per far credere a tutti di essere finalmente incinta e la paura di non riuscire a portare a casa quel bambino tanto atteso. Il problema principale della maternità surrogata è infatti tornare in Italia con il bambino. Perché se è vero che nel nostro paese questa pratica è vietata  e quindi chi vi ricorre in Italia commette un reato la questione è leggermente diversa quando si va all’estero. Se il figlio di una coppia italiana nasce all’estero è obbligatorio recarsi presso la nostra ambasciata per poter effettuare un passaporto provvisorio per poter rientrare in Italia ed effettuare l’iscrizione all’anagrafe. Per le coppie che hanno avuto un figlio da una madre surrogata il problema è che per il paese straniero il figlio è a tutti gli effetti loro figlio (viene rilasciato un regolare certificato di nascita dove viene attestata la paternità e la maternità del bambino) ma dal momento che in Italia questo “tipo di nascita” non è previsto (anzi è vietato) i genitori che dichiarano che il figlio è loro ed è nato all’estero commettono un reato. Non quello di aver fatto ricorso all’utero in affitto ma quello di aver dichiarato il falso, nella fattispecie il reato di falsa attestazione all’ufficiale di stato civile. Questa non è una mera ipotesi ma è un dato di fatto suffragato da diverse sentenze dei tribunali italiani (ad esempio questa e questa) dove i giudici hanno stabilito che le coppie che ricorrono alla maternità surrogata all’estero non commettono un reato legato al ricorso all’utero in affitto ma al fatto di aver dichiarato il falso al momento dell’iscrizione all’anagrafe italiana del figlio. Questo problema riguarda tanto le coppie omosessuali quanto quelle eterosessuali e – sorpresa – non è affatto toccato dal DDL Cirinnà che non prevede alcun tipo di sanatoria “speciale” per le coppie omosessuali. Parlare del problema dell’utero in affitto in relazione alle Unioni Civili, sbraitare “i figli non si comprano” è quindi una mistificazione della realtà. Lo stesso tipo di mistificazione della realtà di coloro che in piazza urlano “i figli non sono un diritto”. Esiste infatti una sentenza della Corte Costituzionale con la pronuncia 162/2014 nella quale i giudici hanno dichiarato l’illegittimità del divieto di fecondazione eterologa (come invece disposto dalla Legge 40) ravvisando che

La determinazione di avere o meno un figlio, anche per la coppia assolutamente sterile o infertile, concernendo la sfera più intima e intangibile della persona umana, non può che essere incoercibile, qualora non vulneri altri valori costituzionali.

Ecco quindi che quello che secondo i cattolici del Family Day è l’inesistente diritto ad avere figli, invocato come argomento finale nella battaglia contro le Unioni Civili improvvisamente (si fa per dire) viene disinnescato da una Legge della Repubblica italiana. Risulta allora molto più difficile sostenere posizioni integraliste secondo le quali in Italia i figli non sono un diritto. Lo sono invece eccome, per tutte quelle coppie eterosessuali che non possono avere figli perché sono sterili.