Economia

«Dare la parola al popolo greco è l'unica via»

Robert Shiller, premio Nobel 2013, intervistato da Eugenio Occorsio su Repubblica, spiega che secondo lui la scelta effettuata da Alexis Tsipras a proposito del referendum in Grecia sulla proposta delle Istituzioni ad Atene è l’unica via corretta che il governo poteva seguire. Shiller è anche molto preoccupato riguardo le conseguenze della crisi greca sull’economia europea e sui mercati:

«Il referendum non è affatto un errore, sempre che il Parlamento l’approvi. È l’unico modo rimasto per porre fine a quest’impasse che getta sui mercati ventate di incertezza ogni giorno più pericolose. E sono sicuro che, al contrario delle aspettative, le Borse alla riapertura lo prenderanno come un segnale positivo».

robert shiller

«Guardate che la crisi greca se degenera provocherà sui mercati un caos senza precedenti. Come senza eguali è il crollo del Pil di un Paese industrializzato del 25% in soli sette anni, che è anche la più grave decrescita della storia mondiale non dovuta a guerre o rivoluzioni. Ed è senza precedenti l’ammontare dei fondi prestati: male sofferenze della popolazione greca richiama le nostre coscienze».
Invece ieri si è celebrata una rottura, a giudicare dal tono di Dijsselbloem, anch’essa di una durezza senza precedenti.
«Alla quale ha fatto da specchio l’assalto ai bancomat ad Atene. Però così non se ne esce. Certo, c’è da sperare, e non è affatto sicuro,che i greci dicano “sì” al programma. A quel punto l’accordo sarà chiuso e nessuno dovrà dire di aver perso. Che è il motivo, tutto politico, per cui non si è firmato: nessuno vuole presentarsi al suo Parlamento con un’intesa diversa da quella per cui ha il mandato. Invece se c’è il suggello popolare è diverso. Ma tutta la trattativa è diventata politica da subito, sennò non era male l’idea iniziale di Varoufakis di sostituire il debito con i titoli cosiddetti “eterni” e con quelli legati alla crescita»
Ma perché tanta incomunicabilità?
«Non escludo che ci sia uno schieramento idelogico diciamo liberal-conservatore in Europa che vuole liberarsi di Syriza, e quale miglior occasione? E’ uno scenario plausibile. La durezza dell’Fmi è più spiegabile: in Camerun vuole le scuole costruite con i banbini in classe, in Grecia vuole le riforme».
Però le Borse finora hanno retto.
«No, è un’illusione. I mercati europei viaggiano al di sotto del potenziale. Se si chiuderà positivamente la partita greca allora avranno un boom. La Borsa Usa invece ha recuperato i livelli del 2007, però non è escluso che cresca ancora. Ma se si rompe sulla Grecia, le conseguenze arriveranno anche negli Stati Uniti, e saranno pesanti».