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Perché Daniele Frongia è nervosetto?

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Daniele Frongia è nervosetto. L’ex capo di gabinetto (per volere di Raggi) ed ex vicesindaco (per volere di Grillo), attualmente assessore allo sport della Giunta Raggi ieri durante la trasmissione Bersaglio Mobile, in cui era ospite Virginia Raggi, ha deciso di attaccare su Twitter il giornalista del Fatto Quotidiano Marco Lillo, con cui ha un conto aperto, utilizzando la sindaca di Roma. Frongia infatti accusa Lillo di aver “inventato” il caso ASL contro Virginia Raggi: una sciocchezza sesquipedale visto che Lillo ha il merito di aver riportato per primo la storia delle consulenze non dichiarate da Raggi nella vicenda, ma ha anche sempre scritto che la Raggi rischiava poco o nulla nell’occasione a causa di tutta una serie di circostanze e spiegazioni che poi si sono puntualmente verificate. Visto che è arrivata l’archiviazione, Lillo è stato doppiamente bravo: ha trovato e segnalato una notizia su cui si è aperta un’indagine e ha anticipato, in un certo senso, persino la decisione dei magistrati al riguardo.
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Perché Daniele Frongia è nervosetto?

Ora, a parte che anche se fosse stata una bufala la vicenda delle consulenze alle ASL, l’argomento di Frongia pare prettamente ad hominem, Lillo in ogni caso ha già risposto a Frongia ricordandogli la verità, ma soprattutto ha segnalato qualche elemento che ci aiuta a comprendere come mai l’assessore allo sport sia così nervosetto.
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Frongia infatti è arrabbiato con Lillo non tanto perché avrebbe attaccato la Raggi all’epoca (e in questo senso il suo tweet è strumentale), ma perché il giornalista del Fatto ha rivelato la vicenda del tentativo di delegittimare Marcello De Vito con un dossier rivelatosi pieno di false accuse, nella quale in prima linea erano lo stesso Frongia, Virginia Raggi ed Enrico Stefàno, oggi presidente della Commissione trasporti in Campidoglio. Ieri Frongia ha detto all’agenzia di stampa ANSA che “Non esiste alcun dossier contro Marcello De Vito”. Curioso che questo non esista, visto che la Raggi, come racconta il Messaggero oggi, davanti ai magistrati ha dovuto rispondere ad alcune domande sulla vicenda: «Raggi ha detto ai pm di non sapere chi l’avesse confezionato e di non aver mai letto il parere legale che Daniele Frongia sventolava contro l’allora capogruppo accusandolo di aver abusato del proprio ruolo. Proprio Frongia,a questo punto, sembra essere il prossimo destinato a varcare il portone di piazzale Clodio per dare la propria versione». Ciò nonostante Frongia, che non twittava “in proprio” dal 25 gennaio, ieri ha ritenuto di farsi scudo della Raggi, che in quel momento stava parlando da Mentana, per prendersela con Lillo. Gli attacchi ai giornalisti non sono una novità per l’assessore allo sport, visto che “come i brontosauri della prima repubblica” qualche tempo fa voleva portare in tribunale un giornalista del Tempo di Roma colpevole di aver pubblicato un suo audio che confermava una frase che lo stesso Frongia aveva smentito.

Daniele Frongia e il dossier che non esiste

Ma di cosa si parla? In premessa è opportuno segnalare che la procura ha aperto un fascicolo sulla vicenda senza ipotesi di reato, anche perché De Vito, come lui stesso ha dichiarato, ha rinunciato ad agire legalmente nei confronti di chi lo accusava per il bene del MoVimento 5 Stelle. Tutto parte da un accesso agli atti effettuato dal consigliere De Vito il 19 marzo del 2015: si avvale del potere concesso per legge ai consiglieri comunali per ottenere dagli uffici del comune notizie e informazioni riguardo una pratica di sanatoria edilizia su un seminterrato di un cittadino di nome F. B. il via Cardinal Pacca al quartiere Aurelio. Il 28 dicembre del 2015 i tre consiglieri organizzano una riunione con i consiglieri municipali in assenza di De Vito e lì lo accusano di aver compiuto “una serie di atti contrari alla buona amministrazione e un reato”. “I tre ex consiglieri –secondo quanto De Vito dirà ai suoi amici – affermavano che avrebbe compiuto il reato di abuso di ufficio in relazione ad una richiesta di accesso agli atti”. “Indubbiamente la cosa – secondo quanto de Vito confidava allora ai suoi amici – produceva l’esito sperato, molti consiglieri municipali si convincevano delle accuse e l’accusato non aveva modo di palesarne la totale falsità”.

Alla riunione e alle discussioni successive sulla rete partecipano quasi tutti i consiglieri municipali, alcuni dei quali ora sono saliti in Campidoglio. Uno di loro racconta a De Vito che Frongia avrebbe chiesto di puntare alle successive primarie esclusivamente sulla Raggi. De Vito non sa nulla. Fino al 7 gennaio 2016. Quel giorno con i tre consiglieri viene convocato a una riunione. Alla presenza di Carla Ruocco e Alessandro Di Battista (membri del direttorio), Roberta Lombardi, Paola Taverna e Massimo Enrico Baroni, e poi dei capi della comunicazione Rocco Casalino e Ilaria Loquenzi, i tre consiglieri comunali accusavano De Vito di abuso di ufficio per l’accesso agli atti del 19 marzo 2015 ed esibivano un parere legale. Daniele Frongia lo sventolava e non diceva a De Vito quale avvocato lo avesse scritto. De Vito usciva frastornato e alle 20 e 30 inviava una mail nella quale spiegava che l’accesso agli atti era frutto di una richiesta proveniente dal M5S della Regione Lazio e allegava la mail dell’avvocato Paolo Morricone, difensore anche di Virginia Raggi (ha scritto lui la diffida al Fatto sull’incarico della Asl di Civitavecchia) che spiegava tutto.
“CIAO A TUTTI, la vicenda scrive De Vito – è stata compiutamente ricostruita. L’accesso agli atti è stato correttamente richiesto per le motivazioni di cui alla mail di Paolo Morricone, nostro avvocato regionale che riporto di seguito (e che allego):
in riferimento alla richiesta di accesso agli atti relativo alla (… Ndr) specifico che questa è scaturita da una segnalazione di un privato (che aveva chiesto l’anonimato avendo paura di minacce) egli sosteneva che il proprietario dell’appartamento, poteva aver spinto qualcuno dell’amministrazione per farsi concedere l’agibilità dell’appartamento. La richiesta era necessaria in quanto dalla documentazione si sarebbe si sarebbe potuto vedere se esistevano i presupposti o meno per la concessione dell’abitabilità (…) per una eventuale successiva denuncia’.
E’ tutto molto avvilente, io quanto meno lo vivo cosi – proseguiva De Vito – la vicenda però è anche molto grave. Motivo per cui vi chiedo con gentilezza non solo di valutare ciò che si è verifìcato oggi nei miei confronti alla luce delle pesanti accuse che mi sono state mosse ma anche di considerare insieme le opportune azioni e modalità di gestione della vicenda che, lo ribadisco, è gravissima”.

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A gennaio Frongia invita De Vito a spiegare di nuovo la situazione; la riunione viene convocata il 18, davanti a una trentina di consiglieri municipali e regionali. Lì la polemica ufficialmente si chiude, anche se – racconta sempre Lillo – Paolo Taverna in una mail partita per sbaglio definisce quanto accaduto “uno squallido tribunale speciale” (e le gogne senza possibilità di difendersi prima del voto sulle espulsioni sul blog cosa sono invece?). La vicenda si chiude lì ma De Vito perde le Comunarie romane: nell’occasione Daniele Frongia si ritira dalla corsa a sindaco per favorire la Raggi, chiedendo poi il posto di capo di gabinetto per sé e ottenendolo prima della nomina a vicesindaco in seguito “revocata” da Beppe Grillo. De Vito domenica scorsa davanti ai magistrati ha fornito una versione molto più vaga rispetto a quella della Lombardi: ha detto di sapere anche lui di quelle voci che giravano su Marra ma di non avere alcuna certezza sul suo ruolo. Probabilmente anche questa vicenda finirà con l’archiviazione visto che l’interessato non ha querelato: ciò non vuol dire, come vorrebbe Frongia, che non sia mai esistita.