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D'Alema e il metodo staliniano di Renzi

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Massimo D’Alema rilascia oggi una lunghissima intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera in cui critica Matteo Renzi e incentra la gran parte della discussione sulla contrapposizione tra sé stesso e il premier, parlando anche di purghe staliniane e di altre amenità contro di lui da parte dei renziani. Tra le tante frasi interessanti dell’intervista c’è questo botta e risposta in cui Cazzullo gli ricorda che molti sue ex creature politiche sono oggi schierate con il segretario e lo attaccano:

Che effetto le fa vedere quasi tutti i suoi collaboratori di un tempo schierati con Renzi? Rondolino, Velardi…
«Velardi si schierò già con Lettieri e la Polverini».
…Latorre, Orfini.
«Mi fa un certo effetto di tristezza. Colpisce la solerzia con cui alcuni si impegnano nelle polemiche contro di me. Anche questo appartiene al metodo staliniano: fare attaccare i reprobi dai vecchi amici, dai familiari».

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Bisognerebbe aggiungere qualche considerazione, però. La tristezza che colpisce D’Alema dovrebbe essere causata, oltre che dal presunto “tradimento” degli ex sodali, anche dalla considerazione del fatto che il passaggio a Renzi è il frutto dell’inconsistenza specifica della sua politica. Mentre il Lìder Maximo risponde alle domande si fa davvero fatica a comprendere quale sarebbe l’alternativa politica (ovvero fatta di proposte, alternative, idee) di D’Alema a quello che sta facendo Renzi. A parte le considerazioni sulla legge elettorale, non c’è nemmeno un’analisi ben specifica degli errori che D’Alema attribuirebbe a Renzi e di cosa lui farebbe al suo posto. Già, al suo posto. In un certo PD, e in tutta la vecchia guardia, il problema, più che la politica, sembra proprio un altro. Il posto. Ovvero la poltrona.