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Dal Catafalco al voto a distanza: così il Covid può influenzare l’elezione del Presidente della Repubblica

L’elezione del Presidente della Repubblica in piena quarta ondata pandemica rischia di essere stravolta nelle procedure per evitare un focolaio tra i grandi elettori

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L’elezione del Presidente della Repubblica avviene con il Parlamento riunito in seduta comune, vale a dire deputati e senatori insieme, integrati da 3 delegati inviati da ogni consiglio regionale (ad eccezione della Valle d’Aosta che ne invia soltanto uno): tutti si ritrovano ogni 7 anni nell’aula di Montecitorio per eleggere il Capo dello Stato. Va da sé che in tempo di pandemia, e in piena quarta ondata, avere oltre mille persone nella stessa stanza – per quanto capiente – rischia di generare un focolaio di contagi, oltre ad essere un messaggio sbagliato da mandare a chi osserva. Mantenere le distanze diventa impossibile, così alcune procedure che sono sempre state parte della tradizione rischiano di essere stravolte quando il prossimo 24 gennaio inizieranno le votazioni.

Dal Catafalco al voto a distanza: così il Covid può influenzare l’elezione del Presidente della Repubblica

Prime osservazioni vengono fatte sul cosiddetto “Catafalco”, la struttura di legno posta sotto i banchi della presidenza dell’aula nella quale i grandi elettori si chiudono a turno per esprimere la loro preferenza: uno spazio angusto impossibile da areare, e anche se sarebbe possibile disinfettarlo dopo ogni voto la procedura appare difficile da attuare visto che potrebbero essere necessari diversi scrutini e ad ogni tornata andrebbe igienizzato più di mille volte. Si studiano quindi alternative, come la possibilità di “diluire” le presenze nelle due aule, a Palazzo Madama e a Montecitorio, oltre al voto “a distanza” per quei grandi elettori che dovessero risultare positivi oppure costretti alla quarantena. Le possibili defezioni potrebbero anche avere un riflesso sulla corsa al Colle: si pensi a Silvio Berlusconi, che dal quarto scrutinio avrebbe bisogno di 505 preferenze che riuscirebbe a malapena a raggiungere contando la presenza di tutti. Per lui dovesse saltare un determinato numero di parlamentari “fedeli” l’elezione sarebbe a rischio.

“Seguiamo con grande preoccupazione l’evoluzione del contagio tra i parlamentari, consapevoli che il picco dei contagi ci sarà tra 15-20 giorni”, dice il questore anziano della Camera, Gregorio Fontana, citato dal Fatto Quotidiano. Il giornale diretto da Marco Travaglio azzarda perfino un possibile rinvio. L’omologo di Fontana al Senato, Antonio De Poli, dichiara: “Bisognerà vedere l’evoluzione dei numeri. Intanto bisogna capire se i voti degli ammalati li conteggiamo o no ai fini del quorum. Certo che se alla fine fossero decine e decine i contagiati, forse la soluzione più agevole sarebbe quella di un rinvio”. Allo studio anche la possibilità di sottoporre tutti a tampone prima di entrare in aula, per avere la certezza che ad accedere siano soltanto grandi elettori negativi.