Economia

Countdown per una Grexit

Un nuovo Eurogruppo convocato per sabato mattina. E un accordo da trovare entro lunedì, prima che riaprano i mercati. Ma a questo punto ci vorrebbe un miracolo per trovare una sintesi di tutte le variabili in cui rischia di infilarsi la crisi della Grecia. Specialmente dopo che Alexis Tsipras ha presentato un piano che desta non poche perplessità per le misure recessive che rendono il debito pubblico meno sostenibile di prima, e si è messo in una situazione pericolosa che potrebbe portarlo a perdere pezzi del suo partito e a dover ricorrere all'”aiuto” dell’opposizione per l’approvazione di un piano che non convince. Senza ottenere in cambio una ridiscussione del debito. Mentre dalla parte dei creditori il Fondo Monetario Internazionale guida il fronte continuando a chiedere tagli invece di maggiori tasse a un welfare che Tsipras in campagna elettorale ha promesso di ampliare. Dando l’impressione di una Trojka intenzionata a mettere in difficoltà sul fronte interno Syriza per arrivare alla caduta del governo. E anche Paul Krugman, fin qui piuttosto restìo a usare la parola Grexit, dice che bisogna smettere di parlare di Graccident (ovvero di “incidente” che causa la rottura dei negoziati e l’uscita della Grecia dall’euro): «Se accade il Grexit, è perché l’hanno voluto i creditori. O meglio, il FMI».
 
COUNTDOWN PER UNA GREXIT
Ricapitoliamo la situazione. Quattro giorni fa Alexis Tsipras ha proposto un nuovo piano ai creditori, che prevede l’innalzamento dell’età pensionabili, l’aumento dei contributi previdenziali, l’aumento dell’IVA, una tassa di solidarietà per i redditi superiori a 30mila euro. Ha promesso anche una clausola di salvaguardia del bilancio in caso di ulteriori sforamenti e il mantenimento dell’avanzo primario anche se con una sensibile revisione rispetto agli obiettivi di Samaras. La proposta rischia però di essere molto lontana da una medicina per l’economia greca. In particolare l’aumento dei contributi previdenziali di quattro punti percentuali sembra essere una proposta suicida per l’economia greca (come per qualsiasi altra economia in quelle condizioni, del resto). Il Fondo Monetario ha quindi buon gioco a sostenere che le misure proposte da Tsipras sono recessive e a chiedere invece tagli alla spesa invece che tasse. Lo fa ben sapendo che questo metterebbe in clamorosa difficoltà Tsipras nel suo fronte interno e costringerebbe a rimangiarsi non solo le promesse elettorali, ma probabilmente a tornare indietro anche su decisioni già prese e nel frattempo operative.

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I termini del’accordo proposto dalla Grecia all’Europa (Il Sole 24 Ore, 23 giugno 2015)

Con queste condizioni di partenza il premier si trova anche a dover spiegare che non ha trovato alcuna breccia sul fronte del debito. E questa non sarà altro che un’altra sconfitta politica, stavolta ancora più bruciante e per questo ieri Tsipras ha parlato di condizioni irricevibili e atteggiamento diverso rispetto a Portogallo, Grecia, Irlanda.  Sul debito i governi vogliono assumere meno impegni possibili. Mancano comunque i tempi per le procedure giuridiche e legislative. Non solo deve pronunciarsi il parlamento ellenico, ma anche Germania, Olanda, Finlandia ed Estonia.  Si dovrebbe trovare una conciliazione tra posizioni così divergenti entro lunedì, come ha ribadito Angela Merkel. “Non ci faremo ricattare dalla Grecia”, avrebbe affermato inoltre Merkel tanto per chiarificare che la situazione è disperata, ma non seria.
 
TRAGEDIA GRECA: IL FUTURO POSSIBILE
Per questo da oggi comincia il conto alla rovescia per una Grexit il cui rischio si fa sempre più concreto. Se Tsipras accetta le proposte dei creditori, la sua politica sarà ufficialmente sconfessata.Più l’equilibrio dell’accordo sarà spostato verso le posizioni dei creditori più rischia di non avere i voti della sua maggioranza. Se il leader greco perde la maggioranza dovrà ricorrere ai voti centristi e del Pasok, il che porterà probabilmente alla sua caduta.  Se riesce a far approvare il suo piano, sarà difficile per lui convincere l’opinione pubblica della bontà delle sue posizioni, ed impossibile farlo senza ridiscussione del debito. L’altro scenario è stato descritto, con toni da complotto, da Ettore Livini su Repubblica:

I complottisti però hanno già disegnato sui social network il percorso di questa presunta operazione Papandreou 2. I creditori si irrigidiscono, l’accordo non si fa. In Grecia vengono imposti i controlli di capitale e il paese è costretto ad andare in default e a convocare le elezioni. Una lezione preventiva anche per altri partiti (leggi Podemos) che vorrebbero cambiare il continente dall’interno. Il tam tam di chi crede a queste ipotesi ha anche il nome per il presidente del Consiglio: Yannis Stournaras, ora presidente della Banca di Grecia, radici socialiste ma ex ministro dell’economia del governo Samaras.
Oggi, probabilmente, i fatti liquideranno come fantasie queste ricostruzioni. Ma i militanti di Syriza continuavano nella notte di ieri a twittare e lanciare nei social l’allarme: attenzione, Alexis Tsipras rischia di fare la fine di George Papandreou. L’unica loro consolazione, volendo, è che il partito è ancora saldamente in testa in tutti i sondaggi elettorali.

Un accordo che porterà nuova recessione senza avere neanche sicurezza sul condono del debito è una capitolazione. L’alternativa è il Grexit. Comunque vada sarà un insuccesso.
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