La macchina del funky

Cotticelli spiega la storia dei soldi di Buzzi per i dipendenti PD

Dopo la notizia dei settemila euro chiesti a Salvatore Buzzi per pagare gli stipendi dei dipendenti del Partito Democratico romano, Carlo Cotticelli, tesoriere del Partito Democratico, in un’intervista a Repubblica spiega com’è andata la storia:

«Io Buzzi l’ho conosciuto quel giorno, il nostro rapporto inizia e finisce lì, l’ho rivisto solo un’altra volta a dicembre, alla cena di sottoscrizione di Renzi».
E come c’è arrivato Buzzi a quella cena?
«Non lo so. So solo che qualcuno del partito lo aveva invitato e lui si rivolse a noi per sapere come fare ad avere gli inviti».
Se non conosceva Buzzi, come le è venuto in mente di andare da lui a chiedere soldi?
«Mi ci mandò il segretario Cosentino perché dovevamo risolvere il problema degli stipendi di agosto. Come ho fatto, rilasciando regolare ricevuta».
Quindi era Cosentino ad avere rapporti con Buzzi?
«Credo si conoscessero».
Ma per il Pd era consuetudine chiedere soldi agli imprenditori, tra l’altro appaltatori di Comune e Regione da voi governati?
«Per me è stata la prima volta. Consideri che il partito ormai da molto tempo non riceve più contributi. Andiamo avanti coi soldi della Festa dell’Unità, delle primarie e del tesseramento.Tutte voci in contrazione».
Non le è sembrato inopportuno?
«Avevamo problemi enormi ad andare avanti,anche adesso, gli stipendi non vengono pagatida mesi. Nel 2013 avevamo una quindicina diimpiegati, adesso sono 4. E abbiamo 1,4 milionidi debiti».
Ha chiesto a Cosentino a che titolo avreste preso quei soldi?
«Erogazione liberale. Quella di Buzzi era unacoop conosciuta, lui era venuto a sapere che eravamoin difficoltà e si è offerto di aiutarci».

In un articolo a firma di Ilaria Sacchettoni e Fiorenza Sarzanini ieri si raccontava un episodio curioso ma esemplare venuto alla luce durante le indagini su Mafia Capitale. Nel settembre 2014 infatti Buzzi ha anticipato una somma di 7mila euro per pagare gli stipendi del Partito Democratico a Roma, a causa della cassa vuota del partito:

Il 9 settembre scorso, Buzzi parla con i suoi collaboratori di un incontro con Lionello Cosentino, all’epoca segretario del Pd romano, e poi «fa riferimento alla richiesta di 6-7.000 euro avanzata da Cotticelli e alla consuetudine sistematica del “primo di ogni mese” di pagare stipendia pubblici ufficiali». L’incontro è documentato dalle «cimici» degli investigatori che annotano: «Cotticelli spiegava che erano in estrema difficoltà, in quanto non erano riusciti a pagare gli stipendi di agosto e non sapevano cosa fare, quindi chiedeva a Buzzi se poteva aiutarli.
Buzzi dava il suo assenso dicendo che avrebbe fatto un assegno, poi chiedeva a Cotticelli che tipo di ricevuta gli avrebbe lasciato, al che quest’ultimo rispondeva: “Ti lascio una ricevuta come Partito democratico di Roma”. Buzzi gli spiegava che la ricevuta serviva per metterla in contabilità, quindi dava disposizione di elargire subito l’importo richiesto da Cotticelli. Poi disponeva la compilazione di un assegno di 7.000 euro, tratto da un conto della “29 giugno” intestato a “Pd di Roma”».

coop rosse tangenti buzzi poletti
La foto di Poletti e Buzzi a cena alla Cooperativa 29 giugno pubblicata da L’Espresso