Economia

Così Renzi spende senza l'ok dell'UE

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Dalle parole ai fatti? Dopo l’analisi sull’Unione Europea migliore alleata di Marine Le Pen, Matteo Renzi sembra deciso a fare anche qualcosa per combattere l’austerità che ha costruito il successo di Marine Le Pen e del Front National alle elezioni regionali in Francia, partendo dalle spese per sicurezza e cultura annunciate nelle scorse settimane. Per coprire le misure per la sicurezza il governo sarebbe orientato a portare nel 2016 il deficit al 2,4%, così come già autorizzato dal Parlamento cui presenterebbe comunque una relazione visto che cambiano i saldi. Il pacchetto, secondo fonti di maggioranza, non arriverebbe quindi in due tempi e non avrebbe, così come l’Ires, il vincolo dell’ok Ue alle clausole di flessibilità.

Pochi, maledetti e subito

Il governo conta di utilizzare per il pacchetto sicurezza/cultura solo 2 dei 3,2 miliardi disponibili e che inizialmente era stato destinati ad anticipare il taglio dell’Ires nel 2016 e ad altre misure per la crescita. Ripercorrendo le tappe all’indietro, va ricordato che originariamente Bruxelles aveva affidato a Roma il compito per il 2016 di portare il deficit all’1,4% del Pil. Poi la scorsa primavera era arrivata la prima deroga, l’ok alla flessibilità per le riforme che ha consentito al governo di alzare il target all’1,8%. A fine settembre nella Nota di aggiornamento del Def l’esecutivo ha alzato ulteriormente l’asticella, chiedendo nuova flessibilità per le riforme (0,1% addizionale) e per gli investimenti (0,3%) in modo da far salire il deficit fino al 2,2%. In più, sempre nel Def, Roma si è appellata alla flessibilità per i migranti, da poco richiesta anche dall’Austria, indicando che se fosse stata creata una clausola l’Italia avrebbe chiesto un altro sconto dello 0,2% sul deficit, arrivando al 2,4%. Gia’ a ottobre Renzi era stato tentato dal colpo di mano di far salire subito il deficit al 2,4% con la legge di stabilità senza concordarlo con la Ue, mettendo Bruxelles di fronte al fatto compiuto. A frenarlo era stato il ministro Padoan che consigliava maggior prudenza considerando la flessibilità già ottenuta. Alla fine il premier aveva quindi deciso di confermare il deficit al 2,2% nella legge di stabilità ma vincolando un ulteriore margine dello 0,2% al via libera Ue alla clausola migranti. Ora pero’ il governo non intende più aspettare e conta di procedere senza l’autorizzazione di Bruxelles che comunque non arriverebbe prima di primavera.

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L’infografica del Sole 24 Ore su come cambia la manovra (9 dicembre 2015)


Fare e parlare

Insomma il premier sembra deciso a fare, oltre che a parlare.  Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha annunciato anche un intervento a favore della fascia più debole dei risparmiatori colpiti dal recente salvataggio di quattro piccole banche. Il ricorso a un fondo di Welfare punta a superare le nuove regole di Bruxelles, che impediscono di usare aiuti di Stato quando istituti di credito diventano insolventi.  Padoan non intende portare a Bruxelles proposte destinate ad essere bocciate in base alla normativa dell’Unione europea sugli aiuti di Stato, come successo con il primo piano di salvataggio di Banca Marche, Etruria, CassaFerrara e CassaChieti. Anche se sul problema è in corso una sollevazione contro la Germania, che ha fatto approvare alla Commissione Ue salvataggi di sue banche per centinaia di miliardi e poi ha promosso vincoli per impedire gli stessi interventi agli altri Paesi. Il problema però è sempre lo stesso: uno spostamento di decimali non cambierà di molto la situazione. Con la spesa per interessi in ribasso il governo avrebbe oggi le carte in regola per fare molto di più. E soprattutto per destinare il denaro agli investimenti invece che (meglio: oltre che) alle spese del pacchetto sicurezza. Questo però Renzi non lo fa.

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