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Così Renato Marra ha fregato Virginia Raggi

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La candidatura di Renato Marra a capo del dipartimento turismo è in perfetta regola e sarà difficile dirgli di no visto che l’altra volta aveva vinto. Il Messaggero, che ieri aveva riportato per primo la storia, ritorna oggi con un articolo a firma di Simone Canettieri sulla vicenda del fratello di Raffaelel e sulla sua domanda, tramite interpello, per andare a ricoprire l’incarico di direttore del dipartimento turismo:

Sì, proprio la nomina già ottenuta, quando il fratello era il potentissimo direttore del Personale, ma poi revocata dopo la bufera giudiziaria, lo scorso gennaio. La mossa ha destato stupore negli uffici. Una valanga di dietrologie. Perché Renato Marra si ricandida per la medesima posizione che ha messo nei guai la sindaca? Fa parte della strategia difensiva del fratello?
«A noi – dice in maniera molto schietta l’avvocato Francesco Scacchi che difende il dirigente del comune da ieri tornato in libertà – non ci cambia una virgola». Lo staff di Raggi, appena ha appreso ieri mattina la notizia da Il Messaggero, si è messo subito all’opera, su mandato della sindaca, «per capire» e fare le tutte le verifiche del caso.

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Il fatto che la Raggi abbia appreso tutto dal Messaggero la dice lunga sul modo in cui mantiene sotto controllo gli uffici del comune. Così come non è certo tranquillizzante che la sindaca “non potesse immaginarsi il suo ritorno”, come dice sempre il quotidiano.

E’ stata consultata l’Avvocatura. Tutto in regola. Renato Marra, al di là del celebre fratello, è un dirigente con tutti i titoli per ambire a quel posto. C’è un interpello aperto e quindi è normale che si faccia avanti. Ma perché proprio per quella poltrona che ha provocato così tanti problemi al M5S? Il Pd si infila nella polemica.
«La domanda questa volta – dice il consigliere Marco Palumbo -dovrà essere vagliata in modo esclusivo, non senza imbarazzo, dalla sindaca. Comunque vada Virginia Raggi rischia di smentire nuovamente se stessa per l’ennesima volta». Lei, ufficialmente, non ne vuole parlare. «C’è un’inchiesta in corso», spiegano i comunicatori grillini del Campidoglio.
Ma alla fine una risposta dovrà darla. Quando? E’ tutto da vedere. Perché grazie alla riforma della macrostruttura del Comune, la scelta del direttore del dipartimento del Turismo rischia di finire nel calderone di un valzer dirigenziale molto più vasto. Pericolo (e imbarazzo) schivato per il momento.

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