Economia

Così il PD aiuta il M5S sullo stadio della Roma (e poi piange)

stadio della roma pubblico interesse

«L’ennesima vergognosa melina della Giunta di irresponsabili guidati da Virginia Raggi», dice il deputato romano Marco Miccoli. «A proposito se Virginia e i Raggi boys mandano a monte lo stadio della Roma il conto di eventuali cause lo mandano a Grillo e alla Casaleggio associati?», gli fa eco l’ex Scelta Civica fulminato sulla via di Renzi Andrea Romano. «Sindaca #Raggi dica cosa vuole fare dello #StadioDellaRoma, se vuole dare retta alla #città o al suo #M5S», scrive invece su Twitter il consigliere del Pd capitolino Antongiulio Pelonzi. Che cosa è successo? In breve: è successo che il Comune a guida M5S ha chiesto una proroga di un mese alla conferenza dei servizi e, tra gli altri, la Regione a guida Partito Democratico, pur potendo negargliela, gliel’ha concessa.

Così il PD aiuta il M5S sullo stadio della Roma (e poi piange)

La vicenda merita un piccolo riassunto: sullo stadio della Roma sono in campo due fazioni del MoVimento 5 Stelle: da una parte ci sono l’assessore Paolo Berdini e il tavolo urbanistica del M5S oltre a un non meglio precisato numero di consiglieri che vorrebbero semplicemente mandare all’aria il progetto. Utilizzando ogni metodo possibile, come testimonia la storiella del dissesto idrogeologico proveniente dall’assessorato all’urbanistica e riportata oggi dal Messaggero, edito dal gruppo Caltagirone e notoriamente nemico dell’opera. Dall’altra c’è la linea della trattativa, impersonificata dalla sindaca Virginia Raggi e, fino a qualche tempo fa quando Beppe Grillo ha deciso di detronizzarlo, da Daniele Frongia. La sindaca lavora a un taglio del 20% delle cubature in cambio di un taglio delle opere pubbliche che il committente si era impegnato a realizzare. Una dichiarazione del consigliere Enrico Stefàno a Tele Radio Stereo riassume più o meno le posizioni: «Sicuramente c’è l’intenzione del Movimento 5 Stelle di fare lo stadio. Il problema noto è quello delle cubature che per noi vanno ridotte. Prima del 3 marzo contiamo di trovare un accordo con i proponenti. Se verranno ridotte le cubature, lo stadio si farà. Noi siamo contrari al contorno, all’eccessivo contorno e la destinazione delle altre opere.Io mi sono occupato di trasporti. Abbiamo detto che puntiamo più al potenziamento della Roma-Lido che al prolungamento della linea B. Aggiungo che molto persone arriveranno a Tor di Valle anche con la linea ferroviaria regionale Fl1 che si trova dall’altra parte del Tevere.Il Movimento 5 Stelle non è contrariamo allo stadio e punta a un accordo entro il prossimo mese».
paolo berdini stadio della roma
L’A.S. Roma non si è mai espressa ufficialmente sulla questione della riduzione delle cubature ma visto che ha partecipato ai tavoli del Comune sul tema si può ragionevolmente pensare che stia partecipando a una trattativa in tal senso. La trattativa però non sembra trovare sbocchi nel M5S romano dove un accordo del genere non sembra graditissimo. Tanto che il Comune avrebbe dovuto inviare entro oggi la documentazione necessaria per la variante ma in tutti questi mesi non l’ha mai fatto. Per questo oggi, ultimo giorno utile, con un grandissimo rispetto per le altre istituzioni (è ironico) il M5S si è presentato e ha chiesto un mese di proroga.

Il rimpallo di Civita e Zingaretti

Oggi, spiega il comunicato della Regione, il Presidente della Conferenza dei Servizi ha chiesto “lo stato di avanzamento sulle tre procedure di VAS, VIA e Variante urbanistica”. Per quanto concerne la VAS il responsabile regionale ha dichiarato “che il parere motivato è stato consegnato”. La VIA necessita ancora di alcuni pareri che allo stato attuale sono in fase di ricezione e istruttoria, inoltre, si è in attesa del completamento della procedura di variante urbanistica. Per quanto riguarda il completamento della Variante Urbanistica Roma Capitale ha sottolineato “che il processo non è ancora ultimato”. Inoltre “è in fase di analisi lo schema di convenzione con la società proponente. Per tali ragioni è stata presentata da Roma Capitale la richiesta di sospensiva della Conferenza di Servizi. La sospensiva decorre dalla data odierna per i prossimi trenta giorni”. A quel punto il Presidente ha posto in votazione la richiesta di sospensiva ai responsabili unici degli enti “che si sono dichiarati favorevoli”. La Città Metropolitana ha chiesto successivamente di mettere a verbale la consegna del proprio parere in data odierna, salvo eventuali integrazioni che si renderanno necessarie con il proseguimento della Conferenza a seguito della sospensiva.

Pare quindi evidente che, mancando ancora un mese alla conclusione della conferenza dei servizi, da un lato c’era tutto il tempo per concludere l’iter, dall’altro parlare di sospensiva oggi contribuirà in qualche modo ad allungarli.  Ancora: siamo sicuri che la sospensiva si potesse concedere? Alberto Mencarelli, esperto di diritto pubblico, è convinto di no:

In primo luogo, sebbene si continui a parlare di “sospensione” di un mese dei lavori della conferenza dei servizi a seguito della richiesta di Roma Capitale, nessun fondamento normativo per ipotesi di sospensione della conferenza si rinviene nelle leggi n. 147/2013 e n. 241/1990 (come novellata dalla riforma Madia); la prima prevede infatti che i lavori della conferenza debbano terminare entro 180 gg. dalla data di presentazione del progetto, mentre la seconda non contempla alcuna ipotesi interruttiva o sospensiva dei lavori della conferenza simultanea e fissa un termine massimo di 90 gg. per la conclusione dei lavori, che decorre dalla prima riunione della conferenza – e non dalla presentazione del progetto – e parrebbe doversi intendere come perentorio, anche in forza dell’espressa qualificazione in tal senso del minor termine di 45 gg. previsto per la conferenza semplificata. Ora, nel caso di specie, concorrendo sulla materia due distinte discipline legislative (quella del co. 304 della legge 147 e quella della legge 241), l’equivoco sulla praticabilità giuridica di una “sospensione” sembra potersi superare – al di là delle imprecisioni terminologiche – solo accedendo ad una interpretazione per la quale in materia di durata della conferenza si ritenga prevalente, in quanto avente carattere speciale, la disciplina dettata dal citato comma 304 rispetto alla sopravvenuta disciplina della riforma Madia e, pertanto, si individui il termine de quo nei complessivi 180 gg. sopra richiamati, decorrenti dalla data di trasmissione del progetto definitivo dal comune alla regione (trasmissione che ha avuto luogo il 6 settembre 2016); conseguentemente, nella riunione del 31 gennaio 2017 la conferenza dei servizi, sulla base di questa lettura, non avrebbe in realtà “sospeso” i propri lavori (cosa che non avrebbe potuto fare) ma li avrebbe semplicemente aggiornati ad una data posteriore (il 3 marzo 2017) comunque compatibile con il rispetto del termine ultimo di 180 gg., il quale scadrà proprio il 3 marzo 2017. In tal senso sembra deporre il tenore testuale del resoconto della conferenza di oggi, in cui si richiama la legge n. 147 quale unica fonte disciplinatrice del termine di conclusione dei lavori; si tratterebbe dunque di un mero rinvio all’ultima data utile prima che si consumi il termine finale per i lavori della conferenza, ferma restando la necessità che, a conferenza conclusa, la giunta regionale ne recepisca le conclusioni in una formale determinazione.

In ogni caso c’è da segnalare che la sospensiva si poteva ottenere soltanto con voto all’unanimità. La Regione Lazio, che con l’assessore all’urbanistica Michele Civita e il presidente di Regione Nicola Zingaretti si era lamentata dei continui ritardi del comune a tempo debito, ha votato a favore del rinvio. Inutile sottolineare quindi che mentre parlamentari e consiglieri del Partito Democratico si lamentavano con il M5S per aver chiesto la sospensiva di un mese, la Regione guidata dal Partito Democratico gliela concedeva. Ora, è evidente che il mese di tempo serve alla politica comunale per trovare un accordo al suo interno; un accordo che ad oggi non c’è. Così come è vero che se il M5S fosse d’accordo al suo interno sul negare i permessi all’opera potrebbe votare per togliere il pubblico interesse concesso a suo tempo da Marino, rischiando però di andare incontro prima a un ricorso al TAR che potrebbe annullarlo e poi a una serie di cause di risarcimento e accuse di danno erariale che sarebbe a carico dei consiglieri che votano l’atto. Ci sono due altre ipotesi da fare, quindi: il Comune può far saltare la conferenza dei servizi oppure i lavori non si concludono entro il marzo 2017. A quel punto però il dossier (e la patata bollente, per la Regione) verrebbe tolta agli enti locali e interverrebbe il governo con i suoi poteri sostitutivi per concludere l’iter burocratico dell’opera. Ma se il PD non voleva perdere tempo perché ha dato l’ok al rinvio di un mese? Se invece questo rinvio era necessario perché adesso se la prende con il M5S? La risposta è semplice: figliolo, una volta qui era tutta campagna elettorale. Adesso, di più.

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