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Così Mafia Capitale si è presa il PD di Roma

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L’anello di congiunzione è Salvatore Buzzi. Il capo della holding di cooperative che si occupava di nomadi ed immigrati grazie agli appalti del Comune di Roma e della Protezione Civile è stato la testa di ponte di Mafia Capitale per entrare nella giunta Marino e comprare gli esponenti del Partito Democratico romano.
 
MAFIA CAPITALE E IL PARTITO DEMOCRATICO ROMANO
Tutto comincia dopo la vittoria dell’attuale sindaco. La necessità degli associati a delinquere è quella di trovare degli sponsor che lavorino per loro nel Campidoglio. Buzzi è uomo di sinistra con tante relazioni e conoscenze tra PD e SEL. Per questo aveva molto da fare subito dopo il voto.

«Me li sto a compra’tutti», dal presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti all’assessore alla Casa Daniele Ozzimo, entrambi indagati per corruzione (e ieri dimessi). Pronto a parlare d’appalti con Mattia Stella, capo segreteria dell’attuale sindaco, e col vice vendoliano Luigi Nieri, tramite il quale «prendere le misure a Marino». Persino di condizionare le nomine nei posti chiave della macchina comunale: a cominciare da quella di Italo Walter Politano al segretariato generale, responsabile dell’anticorruzione. È il 14 giugno 2013, cinque giorni dopo il cambio della guardia in Campidoglio,quando Buzzi chiama Carminati per aggiornarlo sui suoi rapporti con i nuovi inquilini del palazzo: «Sono in giro per i dipartimenti a saluta’ le persone», dice. «Devi vendere il prodotto amico mio, eh. Bisogna fare come le puttane adesso, mettiti la minigonna e vai batte co’ questi», lo incalza l’ex Nar.

La preoccupazione è di trovarsi fra i piedi gente poco disponibile:

«Noi i nostri desideratili abbiamo espressi, poi se saremo accontentati…», sospira Buzzi, millantando di avere già arruolato «sei» assessori compiacenti: «La scuderia è pronta», afferma,«e poi si cavalcherà», replica Carminati. Un autentico teorico della contaminazione tra il mondo di mezzo (loro )e il sopramondo (politici e funzionari): nella conversazione intercettata il 20 giugno con il conduttore radio Mario Corsi, il “guercio” spiega come occorresse andare a «bussacchiare» agli uffici del Comune per accreditarsi con i neoeletti e garantirsi gli appalti: «Gli si dice adesso che cazzo… ora che abbiamo fatto questa cosa, che progetti c’avete? Teneteci presenti per i progetti che c’avete, che te serve? Che cosa posso fare? Come posso guadagnare, che te serve il movimento terra? Che ti attacco i manifesti? Che ti pulisco il culo… ecco, te lo faccio io perché se poi vengo a sape’ che te lo fa un altro, capito? Allora è una cosa sgradevole…». (La Repubblica, 3 dicembre 2014)

E non finisce qui. Tra le persone utili Buzzi pesca anche Franco Figurelli, caposegreteria di Mirko Coratti, stipendiato con mille euro al mese. Lo stesso Coratti è accusato di aver intascato una tangente da 150mila euro. E poi c’è questa foto, di cui parla oggi l’Espresso.
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LE INFILTRAZIONI DELLA POLITICA NELLA MAFIA
Portata all’attenzione della stampa proprio da Alemanno, ritrae una cena della Cooperativa 29 giugno, controllata da Buzzi e pronta a gestire i fondi per immigrati e nomadi per conto di Comune e Protezione Civile. Tra gli ospiti c’è Gianni Alemanno (girato di spalle), Franco Panzironi, ex capo dell’AMA e l’assessore alla Casa della giunta Marino Daniele Ozzimo, oltre a Umberto Marroni, che oggi è onorevole PD; seduto a un tavolo sullo sfondo si vede un uomo con una felpa azzurra e la scritta “Italia”: è un affiliato al clan Casamonica, all’epoca in semilibertà. E soprattutto c’è l’attuale ministro del Lavoro Raffaele Poletti, che all’epoca era presidente della Legacoop, la lega delle cooperative di sinistra a cui aderiva la 29 giugno. Diceva lo stesso Buzzi: «La cooperativa campa di politica, perché il lavoro che faccio io lo fanno in tanti, perché lo devo fare io? Finanzio giornali, faccio pubblicità, finanzio eventi, pago segretaria, pago cena,pago manifesti, lunedì c’ho una cena da ventimila euro pensa…questo è il momento che paghi di più perché stanno le elezioni comunali,poi per cinque anni… poi paghi soltanto… mentre i miei poi non li paghi più poi quell’altri li paghi sempre a percentuale su quello che te fanno. Questo è il momento che pago di più… le comunali, noi spendiamo un sacco di soldi sul Comune». Un sacco di soldi, già.

Mafia Capitale: le foto


Il Messaggero riporta altre parole degli indagati, che ancora di più danno la sensazione di un’infiltrazione clamorosa nel mondo politico romano:

Nieri, vicesindaco in quota Sel, restaun punto di riferimento quando si tratta di discutere della nomina di direttori di dipartimento a settori cruciali, come le politiche sociali. Quando l’appalto non viene concesso, chiedono comunque aiuto. Buzzi: «Dacce una manoperché stamo veramente messimale» Nieri: «Come no? Assolutamenteva bene? Poi ce vediamo pure». Nell’elenco, con un finanziamento di 5mila euro al mese, c’è anche Luca Odevaine, incaricato di facilitare un appalto a Castelnuovo di Porto. Del resto, il gruppo si organizza praticamente per ogni occasione. Al momento delle elezioni primarie dell’ottobre 2013 del Pd, quelle che incoronano Renzi, la Mafia romana ha due candidati. E’ sempreB uzzi ad occuparsene. E spiega: «Stiamo a sostene’ tutti e due …avemo dato centoquaranta voti a Giuntella (Tommaso Giuntella,ndr) e 80 a Cosentino (Lionello, senatore pd, ndr) ». Puntualizzando: «Cosentino è proprio amico nostro».

Edit: Umberto Marroni minaccia di querelare il Fatto quotidiano:

Ho dato mandato ai miei avvocati di querelare i giornalisti di alcune note stampa e di alcuni articoli pubblicati in questi giorni, in sede penale e civile, a partire dal giornalista del Fatto Quotidiano che dovrà venirmi a spiegare in tribunale a cosa si riferisce quando accosta la mia persona a parole vergognose e diffamatorie: »Dal carattere spiccatamente consociativo e una curva politica opaca«. In questi giorni sto assistendo a una vera e propria campagna di strumentalizzazione di foto d’epoca o spezzoni di intercettazioni tesa a screditare la mia persona, invito quindi i giornali ad attenersi ai fatti contestati dall’inchiesta, che non mi vede indagato, al fine anche di rispettare il lavoro in corso della Magistratura». Lo scrive il deputato del Pd Umberto Marroni.