Economia

Così l'Europa riduce la spinta per la crescita della manovra

Mario Sensini sul Corriere della Sera spiega quali sono gli effetti della correzione che ci chiede Bruxelles, sempre a patto che si riduca davvero a un totale dello 0,3% del PIL come si auspicava ieri:

Se davvero la partita si chiudesse con una correzione aggiuntiva del deficit pubblico di 0,2 punti del Pil, 3,3 miliardi di euro,oltre al miliardo e mezzo di riduzione già prevista, dicevano ieri nei corridoi del ministero,per il governo sarebbe un risultato senz’altro positivo. L’impronta di fondo della manovra, nella sostanza, non cambierebbe, anche se si ridurrebbe di un terzo la spinta per la crescita. Resterebbe comunque una legge di bilancio espansiva, che dà all’economia parecchio di più di quello che toglie, cosa che non accadeva da un pezzo.

Cosa significa questo conteggio? Sabato scorso il ministero dell’Economia aveva pubblicato una serie di tabelle che spiegavano gli effetti macroeconomici delle riforme del governo.

Le tabelle sugli effetti macroeconomici delle riforme di Renzi


La conclusione dell’ultima tabella è questa:

Le misure considerate hanno un impatto positivo sul prodotto pari a 1,4 per cento nel 2020 nello scenario tendenziale ed a 3,4 per cento nello scenario programmatico. L’effetto è guidato principalmente dalla componente degli investimenti (nel 2020 pari a +3,2 per cento nello scenario tendenziale e a +5,6 in quello programmatico). Anche l’impatto sui consumi è degno di nota, conun effetto positivo di 1,6 per cento nel 2020 nello scenario tendenziale e del 2,9 per cento nello scenario programmatico. Nel 2020, l’accresciuta efficienza nel sistema economico è stimata produrre una variazione positiva dell’occupazione pari a 0,6 per cento nello scenario tendenziale e 1,2 per cento nello scenario programmatico.

In particolare, secondo lo scenario programmatico, il ministro dell’Economia calcolava che le riforme proposte dal suo governo avesserouno scostamento percentuale rispetto allo scenario base pari allo 0,4% nel 2015, e poi dello 0,8%, dello 1,5%, del 2%, del 2,8% e del 3,4% negli anni a venire fino al 2020 (vedi tabella), con una resa sul PIL dell’8,1% nel lungo periodo. E con questo avevamo, dalle vive parole del governo, quanto pesava la manovra. Con la riduzione di un terzo l’effetto diventa ancora più debole.