Economia

Così la Germania si compra la Grecia pezzo a pezzo

«Ero già convinto che fosse una pessima idea costringere i greci a vendere beni pubblici in un momento in cui il loro prezzo è molto inferiore al valore reale. Se inoltre, al momento dell’avvio di un piano che è stato imposto dai partner europei, sono questi stessi europei ad approfittare dei prezzi bassi, allora mi viene il dubbio che sia un imbroglio». A dirlo chiaro e tondo oggi è Jean-Paul Fitoussi, e il riferimento, del tutto trasparente, è all’operazione che ha portato la società (pubblica) tedesca Fraport ad acquistare 14 aeroporti greci per una spesa totale e complessiva di 1,23 miliardi di euro. La privatizzazione era stata decisa dal governo precedente, ma quello di Alexis Tsipras ha dovuto rimangiarsi la promessa di bloccare le operazioni di privatizzazione come questa e come quella che ha portato i cinesi al porto del Pireo.
 
COSÌ LA GERMANIA SI COMPRA LA GRECIA PEZZO A PEZZO
Ma il bello è che la disastrata Grecia, con un’economia al collasso e un settore pubblico affetto da burocrazia e corruzione, come raccontavano i media durante la crisi del debito di Atene, è diventata nel tempo un’attrazione fondamentale per la Germania, mentre gli acquisti di beni tedeschi non sono mai stati così ampi anche da parte dello Stato. Con il consueto corredo di storie poco chiare di tangenti, come quella che sarebbe stata pagata per i quattro sottomarini commissionati dal governo ellenico a Ferrostaal e HSW (ThyssenKrupp) una quindicina di anni fa. Della commessa rimane oggi un solo sommergibile che è in funzione, mentre gli altri si trovano ancora incompleti a Salamina, perché la commessa è stata bloccata a causa di un’indagine nella quale la Ferrostaal ha ammesso di aver pagato mazzette ai politici greci per aggiudicarsi l’appalto, e patteggiato una multa di 140 milioni: venti anni di carcere si è preso l’ex ministro della Difesa coinvolto nell’operazione, mentre Atene ha chiesto 7 miliardi di danni per i ritardi nei lavori. Che la Germania abbia tratto vantaggio dalla crisi della Grecia non è un mistero. A dirlo è uno studio dell’istituto tedesco di ricerca economica Leibnitz (IWH), che ha calcolato in circa 100 miliardi di euro dal 2010 il computo totale dei risparmi di bilancio da parte di Berlino, pari a oltre il 3% del PIL nazionale visto che  gli investitori confrontati da una crisi economica realizzano investimenti il più possibile sicuri. “Durante la crisi europea del debito, la Germania ha tratto vantaggio da questo effetto in maniera sproporzionata”, afferma Iwh, che spiega: “Risultano tassi simulati sui bond tedeschi in media tra il 2010 e oggi del 3% più elevati che nella realtà, il che ha comportato risparmi di bilancio globali di almeno 100 miliardi di euro negli ultimi quattro anni e mezzo”.
 
ACQUISTI E CORRUZIONE
E quello dei sommergibili non è un caso isolato, come racconta oggi Ettore Livini su Repubblica:

Il Governo di Alexis Tsipras vuole 100 milioni da aziende della difesa tedesche sospettate di aver pagato mazzette, oliando i politici di Pasok e Nea Demokratia che per40anni hanno guidato il paese. La Rheinmetall ha transato, pagandone 37 e nel mirino ci sono Airbus per la vendita di 20 elicotteri Nh-90 e Atlas Elektronik. Unfaro è acceso pure su Krauss Maffei che ha piazzato all’esercito ellenico mille carri armati Leopard (la Bundeswher ne ha 240). La Grecia spende uno stratosferico 4% del pil in armi- voce solo sfiorata dai tagli della Troika-e il 25% di questa cifra è servito dal 2000 al 2011 a pagare forniture tedesche per lo Stockholm Institute for peace research. Anche sulle Olimpiadi Grecia e Germania hanno fatto grandi affari. Siemens ha sborsato 330 milioni ad Atene per chiudere un rosario di scandali che hanno coinvolto i suoi vertici nel paese, specie quello per la messa in opera di sistemi di sicurezza per i Giochi del 2004 che – pare – non hanno mai funzionato.
«La transazione è servita a coprire decine di politici ellenici coinvolti», sostiene il deputato europeo di Syriza Dimitris Papadimoulis. Tsipras ha riaperto il caso chiedendo a Berlino (risposta “no”) l’estradizione dell’ex capo della filiale greca e pretendendo altri rimborsi da Siemens per il famigerato “Contratto 8002” con cui Ote(monopolio nazionale della tlc) ha comprato attrezzature tedesche. Previo esborso, sostiene l’accusa, di 70 milioni di tangenti. Nel mirino dei giudici è finita pure la Deutsche Bahn per presunte tangenti per la metro di Atene, mentre la Sec, l’autorità di controllo di Wall Street, sostiene che la Daimler avrebbe pagato per vendere i suoi prodotti sotto i lPartenone.

Insomma, la situazione della Grecia è disperata. Ma non seria.