Economia

Così la Bce stringe il cappio al collo della Grecia

La notizia arriva poco prima delle dieci di sera: la Banca Centrale Europea annuncia in un comunicato dopo il consiglio direttivo che ha deciso di rimuovere la deroga, introdotta nel 2010, che consentiva alle banche greche di approvvigionarsi di liquidità fornendo a garanzia titoli di Stato. La decisione arriva dopo l’incontro tra il presidente Mario Draghi e il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis. «Il consiglio direttivo – si legge in una nota pubblicata sul sito della Bce dopo la riunione di oggi dei governatori – ha deciso di rimuovere la deroga sugli strumenti di debito quotati emessi o garantiti dalla Repubblica ellenica». La stessa Bce spiega che quella deroga permetteva che i titoli pubblici greci fossero usati nelle operazioni di politica monetaria dell’Eurosistema nonostante la Grecia non avesse più un rating al livello d’investimento, ma speculativo. Di fatto la Bce dà un giudizio sulla nuova linea anti-troika impressa dal governo Tsipras appena insediato: «Attualmente non è più possibile presumere una conclusione positiva della revisione del programma» di risanamento greco. Atene dovrà ora rifornire le sue banche di decine di miliardi di euro di ulteriore liquidità di emergenza nelle prossime settimane. Ed è chiaro che questo è un tentativo da parte della BCE di isolare la Grecia in attesa che trovi un nuovo accordo di riforma per il debito. I mercati azionari sono scesi bruscamente dopo la notizia, con il Dow Jones che ha cancellato tutti i guadagni del mercoledì. L’euro è crollato nei confronti del dollaro e della sterlina. L’oro è sceso. La decisione della BCE è arrivata 24 giorni prima della scadenza formale, che doveva essere il 28 febbraio. Un tempo che poteva bastare alla Grecia per concludere la propria trattativa con la Trojka senza la pistola di Francoforte sul tavolo.

vignetta renzi tsipras
Vignetta di Ilias Makris su Kathimerini

 
LA BCE STRINGE IL CAPPIO AL COLLO DELLA GRECIA
Francoforte sceglie quindi una mossa che equivale alla chiusura di uno dei due rubinetti che tenevano in vita la Grecia. Con la sua decisione, l’Eurotower gioca durissimo nel negoziato con Atene, che ha posto come paletti la fine della troika, uno swap sul debito ellenico in titoli indicizzati alla crescita e una svolta anti-austerity. Le quattro principali banche greche, di fronte alla fuga dai depositi innescata nelle settimane pre-elettorali, sono già appese alla liquidità d’emergenza fornita da Francoforte tramite l’ELA (emergency liquidity assistance), un meccanismo che va approvato a maggioranza di due terzi e rinnovato di volta in volta ogni due settimane. Il suo uso avrebbe già superato i 40 miliardi di euro e proprio oggi, fra i temi in discussione alla Bce, figurava la richiesta di National Bank di aumentare di ulteriori 10 miliardi l’utilizzo della facility d’emergenza. L’ELA, erogata dalla banca nazionale greca, va poi ratificata dai governatori di Francoforte. Proprio oggi Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, metteva in dubbio sull’opportunità di continuare a sostenere le banche greche. Scrive Bloomberg che la decisione di per sé non equivale a strozzare il sistema bancario greco, che non fa particolare affidamento sul debito sovrano come garanzia. In effetti, la decisione non va a colpire le banche: va a colpire direttamente il governo. La mossa della BCE non avrà un effetto immediato sulle banche greche, ma è un chiaro strumento di pressione nei confronti del governo. E questa è la risposta alle frasi dei giorni scorsi di Varoufakis a proposito della trojka da uccidere e del bond legato alla crescita con cui intendeva sostituire il debito di Atene. La manovra avrà effetti importanti dal punto di vista politico: «Francoforte è stata spesso accusata di voler mettere troppa pressione politica nei confronti dei governi. Con la decisione di oggi mostra di aver scelto di ignorare queste critiche, e di fare quello che ritiene giusto».
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L’ARMA LETALE 
Questo è il penultimo scalino che può salire la BCE. L’ultimo è la negazione dell’ELA (la liquidità d’emergenza), per il quale però servono i due terzi della maggioranza nel consiglio. Domani Varoufakis sarà dal collega tedesco Wolfgang Schaeuble. Poi, il dossier Grecia sarà al centro dell’Eurogruppo della prossima settimana a Bruxelles, giusto alla vigilia del Consiglio Ue del 12 febbraio. Incontrato Draghi stamani, il ministro aveva definito “fruttuoso” il suo colloquio con il presidente della Bce. Draghi avrebbe rigettato la sua richiesta di convertire in bond perpetui i titoli ellenici comprati dalla Bce. Ma da fonti dell’Eurotower era anche emerso che Draghi, di fronte al neoministro greco, avesse “chiarito il mandato della Bce e chiesto al nuovo governo di confrontarsi velocemente e in maniera costruttiva con l’Eurogruppo per mantenere la stabilità finanziaria”. Un rinvio alla politica, insomma. E con una certa velocità. Il governo di Atene è partito a testa bassa subito dopo il suo insediamento e si presenterà a Bruxelles, dove Tsipras incontrerà la cancelliera Angela Merkel, chiedendo uno stop all’austerity, uno swap del suo debito e la fine della troika. Ma vista la posta in ballo, con il 60% del debito greco in mano ai governi europei e una fetta consistente alla Bce, Francoforte non sta a guardare, la cancelliera ha già fissato paletti. Il timing di questa mossa, che somiglia alla testa di cavallo lasciata nel letto del film Il Padrino, è perfetto. Ora Atene dovrà scegliere quale contromossa attuare, visto che Varoufakis aveva detto a più riprese di aspettarsi la chiusura del primo rubinetto. In attesa del secondo. E del Grexit, che potrebbe essere il rilancio nel piatto di una partita di poker aperta. La posta in palio è il destino dell’Unione Europea.