Fact checking

Cosa vuole l'ISIS

The Atlantic ha pubblicato nei giorni scorsi un pezzo di Graeme Wood che ci spiega cosa sia davvero l’ISIS e cosa vogliono ottenere gli adepti del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Uno dei problemi principali nell’affrontare la minaccia rappresentata dall’ISIS è che, per stessa ammissione del Generale Michael K. Nagata, direttore delle Special Operations in Medio Oriente, l’intelligence, i militari e gli analisti non hanno ancora compreso appieno il fenomeno rappresentato da Daesh.
https://www.youtube.com/watch?v=PxJSm7XwxqA
 
ISIS NON È AL-QAIDA
Dell’ISIS ha sorpreso tutti la rapidità con la quale i suoi miliziani siano riusciti a conquistare aree importanti dell’Iraq e della Siria, e, per noi italiani in particolare, della Libia. La storia dell’ISIS stupisce ancora di più se si tiene conto che nel 2010 il suo leader, Abu Bakr al-Baghdadi era “ospite” a Camp Bucca, un campo di prigionia americano in Iraq e che quattro anni dopo, il sei luglio 2014 aveva guadagnato sufficiente potere e seguaci da essere in grado di proclamarsi califfo dal pulpito della moschea di Mosul. Ed oggi l’ISIS è diventata l’organizzazione terroristica più potente, così influente da potersi sostituire ad Al-Qaida in diverse aree della regione. Questo perché l’ISIS non è una copia di Al-Qaida e i miliziani dello Stato Islamico operano in maniera differente da quelli della rete del terrore messa in piedi da Osama Bin Laden.

La mappa delle relazioni tra ISIS e Al Qaida (fonte: Foreignpolicymag.com)
La mappa delle relazioni tra ISIS e Al Qaida (fonte: Foreignpolicymag.com)

È sufficiente guardare la strategia di comunicazione dei due gruppi: Bin Laden nascosto in una grotta a Bora Bora, video con inquadrature fisse, sgranati. L’ISIS fin da subito invece ha mostrato di avere una discreta competenza comunicativa, filmati in alta definizione, inquadrature dinamiche e scelta dei colori molto precisa. Oltre naturalmente al fatto di usare le esecuzioni degli ostaggi per spettacolarizzare ulteriormente il messaggio che i soldati del califfato mandano all’Occidente.
La struttura di comando dell'ISIS (fonte CNN via The islamic state 2015)
La struttura di comando dell’ISIS (fonte CNN via The islamic state 2015)

Lo Stato Islamico si pone in continuità con Al-Qaida, alla quale fa risalire le proprie origini e della quale si considera il proseguimento. La creazione di un califfato islamico nella regione era infatti uno dei “sogni” di Bin Laden ma non era un obbiettivo concreto per i qaedisti quanto invece uno scopo che li motivava alla lotta contro l’Occidente.
isis presenza territori
 
IL CONTROLLO SUL TERRITORIO
Un’altra differenza è che Daesh ha bisogno di occupare lo spazio fisico, di governare un territorio (o un insieme di territori) per poter continuare ad esistere. La realizzazione del califfato non è una promessa astratta ma una necessità concreta che deve farsi realtà. La, presunta, struttura di governo dell’ISIS differisce molto da quella di Al-Qaida. Al-Baghdadi ha costruito un’organizzazione con una struttura amministrativa solida e ben definita. I jihadisti guidati da Bin Laden invece potevano farne a meno, la struttura di Al-Qaida era notoriamente più leggera, un insieme di cellule che potevano operare anche nel vuoto (ad esempio in Occidente) e solo negli ultimi anni nello Yemen Al-Qaida ha iniziato a costruire concretamente un dominio territoriale. Ed è per questo che lo Stato Islamico utilizza ogni sorta di strategia per poter continuare ad esercitare il proprio dominio sui territori conquistati. Non si tratta solo di un controllo per mezzo della forza delle armi ma anche di un esercizio del potere psicologico di coercizione che, come dice il Generale Nagata, è il vero fulcro della capacità di controllo della popolazione: terrorizzando la popolazione, esercitando un controllo sull’economia (distribuendo cibo, acqua e altri generi di prima necessità), creando una narrazione funzionale alla sua esistenza nell’Islam (e sorvegliando l’applicazione della legge islamica) nei territori caduti in mano all’ISIS. Il finanziamento delle attività di Daesh non deriva unicamente dai riscatti che vengono pagati per la liberazione degli ostaggi ma anche dal controllo sulla produzione di petrolio in Iraq (si stima che il giro d’affari dei pozzi di petrolio e delle raffinerie in mano ai combattenti del Califfato si aggiri tra un milione e due milioni di dollari al giorno).
I pozzi e le raffinerie controllate dall'ISIS in Siria e in Iraq (e al conto mancano ancora quelle che ISIS prenderà in Libia) (fonte: nytimes.com)
I pozzi e le raffinerie controllate dall’ISIS in Siria e in Iraq (e al conto mancano ancora quelle che ISIS prenderà in Libia) (fonte: nytimes.com)

Naturalmente tutto questo non sarebbe possibile senza un esercito ben addestrato (e molti combattenti dell’ISIS sono ex militari dell’esercito di Saddam Hussein). L’ISIS può contare in Iraq e in Siria su circa 20.000-30.000 effettivi, quindicimila dei quali sono rappresentati dai cosiddetti “foreign fighters” i combattenti provenienti dalle altre parti del mondo che arrivano in Siria per unirsi alla causa dello Stato Islamico.
isis foreign fighters
 
LA SCONFITTA DI ROMA E L’APOCALISSE
Nei suoi proclami, anche nei più recenti in seguito alla conquista di vaste porzioni di territorio libico, l’ISIS ha spesso fatto riferimento alla conquista di Roma, alla distruzione di Roma e alla volontà da parte delle truppe del Califfato di annientare gli infedeli. È davvero difficile capire, per noi occidentali, il significato di queste dichiarazioni. A volte sembra che l’obbiettivo sia davvero la distruzione della capitale italiana (come nel caso dei razzi che i jihadisti si dicono pronti a lanciare dalle coste della Libia), un simbolo in quanto sede della massima autorità religiosa cristiana. Altre volte invece “Roma” è un concetto più astratto che serve ad indicare l’Occidente, l’Europa, i governi occidentali. Per altri invece Roma rappresenta ciò che resta dell’Impero Romano d’Oriente quindi l’attuale Turchia.
The Islamic State Pag. 90
The Islamic State Pag. 90

Il punto è che l’ISIS sta conducendo una guerra di religione, una prima fase si sta svolgendo attaccando e conquistando (loro direbbero “liberando”) i territori del mondo arabo sotto il controllo degli infedeli, la seconda fase partirà dopo la conquista della Siria (il documento The Islamic State dice a partire dal 2020) e sarà la guerra contro i cristiani e l’Occidente. I soldati dello Stato Islamico vogliono ripercorrere le gesta dell’Islam, conquistare la penisola arabica e lanciarsi in una guerra santa. Per noi europei, che le guerre di religione e le crociate abbiamo smesso di farle da qualche secolo la cosa sembra incredibile, cionondimeno non significa che non sia un’ipotesi realistica da tenere in considerazione. La narrativa sviluppata dal Califfato mira proprio a questo: ad accreditarsi come i veri difensori dei valori dell’Islam, gli unici in grado di interpretare la dottrina musulmana e di metterla concretamente in atto senza sporcarla con le pratiche degli occidentali. Che la cosa piaccia o no agli islamici moderati (che negano che Daesh sia uno stato islamico) l’ISIS vuole raggiungere la più completa aderenza all’Islam del Profeta. L’applicazione totale della Sharia nei territori conquistati dal Califfato ne è un esempio. La data scelta per il confronto finale con i “romani”, il 2020, ha una forte connotazione simbolica e non necessariamente è un termine temporale reale: si tratta infatti del centenario della caduta del Califfato Ottomano. Così come ne fa parte la profezia dell’Apocalisse.
The Islamic State Pag 90
The Islamic State Pag 90

La conquista della città siriana di Dabiq ha avuto in questo senso grande importanza all’interno della visione profetica e storica portata avanti da al-Baghdadi e dai suoi seguaci. È infatti scritto del Corano che a Dabiq i “romani” si accamperanno per l’ultima, decisiva battaglia contro l’Islam. A Dabiq i soldati di Roma verranno sconfitti definitivamente e il Califfato inizierà la sua espansione per il controllo della totalità del mondo islamico. Per comprendere le azioni dello Stato Islamico è quindi necessario capire l’ideologia alla base del Califfato, non si tratta “solo” di brutali terroristi, o di un movimento che interpreta a modo suo l’Islam. Ma di un insieme di persone che ha una visione millenaristica della Storia e che attende la realizzazione di quanto scritto nel Corano: come molti altri movimenti millenaristici il Califfato vuole portare a compimento la profezia. La risposta all’ISIS però non può essere solo un problema degli occidentali, vanno coinvolti anche i paesi musulmani che hanno una diversa visione dell’Islam (che a noi piace chiamare “moderata”) perché al di là delle conquiste e delle battaglie il problema di fondo è anche un problema di interpretazione teologica e questa disputa non può essere risolta solo dai “romani”. Negare che l’ISIS sia un movimento musulmano è negare il problema, affrontarne la visione religiosa potrebbe aiutare a limitare i danni.