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Cosa vuole fare Draghi dopo il naufragio al largo della Libia

Dopo la strage dei 130 migranti affogati al largo delle coste della Libia l’obiettivo di Draghi è quello di spingere per un patto europeo di ridistribuzione dei migranti, fermo da mesi. E di creare corridoi umanitari

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Dopo la strage dei 130 migranti affogati al largo delle coste della Libia l’obiettivo di Draghi è quello di spingere per un patto europeo di ridistribuzione dei migranti, fermo da mesi. E di creare corridoi umanitari per svuotare i centri libici.

Cosa vuole fare Draghi dopo il naufragio al largo della Libia

La versione di Frontex coincide con quella delle Ong che per il naufragio e la morte dei 130 migranti hanno messo sotto accusa Italia, Malta e Libia. Un portavoce  riporta che un aeroplano di Frontex “che stava effettuando una ricognizione” nell’area in cui è naufragato il gommone partito dalle coste libiche con oltre cento migranti a bordo “ha avvistato un’imbarcazione, un gommone grigio, con dozzine di persone a bordo, alla deriva al largo della costa libica. L’aereo ha immediatamente allertato i centri di soccorso nazionali in Italia, Malta e Libia, come richiesto dal diritto internazionale”. Il Partito Democratico, in una nota congiunta Nicola Oddati, Stefano Vaccari, Marco Furfaro e Maria Pia Pizzolante della direzione nazionale Pd denuncia “24 ore di silenzi, di rimpalli e scaricabarili. 24 ore di indifferenza. 24 ore in cui quelle 130 persone potevano essere salvate. Perché, in quelle 24 ore, tutti sapevano, ma nessuno faceva nulla. Lo sapevano le autorità libiche – proseguono -, che ora fingono di non essere state informate. Lo sapevano quelle maltesi. Lo sapevano le nostre, quelle italiane. E come se non bastasse, lo sapeva anche l’Ue, che sorvolava l’area con un aereo di Frontex. 130 persone sono morte così, seppellite vive da onde alte più di sei metri perché, in quelle 24 ore, anziché prestare soccorso, si passava il tempo ad aspettare che fosse l’altro a intervenire. Vogliamo dirlo con chiarezza: siamo al governo e lo siamo da più di un anno. Abbiamo fatto in modo di stralciare la pagina vergognosa dei decreti Salvini, ma questo non basta: i morti non sono meno morti perché ci sono i “buoni” a governare”. “Che altro deve accadere – concludono – perché si intervenga? Non c’è più tempo per aspettare e rimanere a guardare: servono canali umanitari, il presidio umanitario del Mediterraneo come ai tempi di Mare Nostrum e una politica non più ambigua e connivente nei confronti della Libia“. Cosa intende fare Draghi per evitare che tragedie come l’ultima avvenuta nel Mediterraneo si ripetano? Spingere in Europa affinché la riforma del piano di ridistribuzione ferma da mesi venga sbloccata, come spiega Repubblica:

Draghi considera prioritario intervenire. Promuovendo a Bruxelles una battaglia per garantire un meccanismo di quote per l’immigrazione regolare in Europa, con pochi punti d’ingresso validi per l’intero continente. Per cambiare Frontex, un progetto non all’altezza del compito, come dimostrato anche dall’ultimo incidente. E soprattutto per favorire un sistema di redistribuzione di migranti tra i Paesi membri, in modo da evitare che chi interviene in soccorso debba poi accoglierli da solo. Non è facile, perché la riforma proposta da Berlino arranca, è poco vincolante ed è bloccata dai veti incrociati. Per questo, l’Italia – assieme a Spagna, Grecia, Malta e Cipro – propone ai Ventisette di ripristinare nell’immediato almeno il patto di Malta, scaduto da mesi, che garantiva la suddivisione – sia pure su base volontaria – di quote di migranti. E non è finita qui. Draghi spinge sulla Commissione di Ursula von der Leyen per potenziare il sostegno economico e politico al Nord Africa

A chiedere un’azione urgente è anche l’Unhcr, l’Agenzia Onu per i Rifugiati, e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) che spiegano: “Unhcr e Oim ribadiscono il loro appello alla comunità internazionale affinché vengano prese misure urgenti per porre fine alla perdita di vite umane in mare – si legge nella nota – Queste misure includono la riattivazione delle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, uno stop al ritorno in porti non sicuri e la creazione di un meccanismo di sbarco che sia sicuro e prevedibile”. “Questo sarebbe il naufragio più grave, per perdita di vite umane, nel Mediterraneo centrale dall’inizio dell’anno – si legge ancora nella nota – Finora nel solo 2021, almeno altre 300 persone sono annegate o scomparse nel Mediterraneo centrale. Si tratta di un aumento significativo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando erano circa 150 le persone annegate o scomparse lungo la stessa rotta”. Le due agenzie infine “avvertono che altri rifugiati e migranti potrebbero tentare queste pericolose traversate con il miglioramento delle condizioni meteo-marine ed il deteriorarsi delle condizioni di vita in Libia”. “In Libia – scrivono nel comunicato – i rifugiati e i migranti continuano ad essere soggetti a detenzione arbitraria, maltrattamenti, sfruttamento e violenza, condizioni che li spingono a intraprendere viaggi rischiosi, specialmente le traversate in mare, che possono avere conseguenze fatali. I percorsi legali verso la sicurezza, tuttavia, sono limitati e difficili”. L’Europa si girerà dall’altra parte?