La macchina del funky

Cosa succede sul salario accessorio al Comune di Roma

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Ieri Repubblica Roma ha scritto che il salario accessorio, dopo lo sblocco della Giunta Raggi, è stato rinviato a data da destinarsi. L’11 novembre Virginia Raggi aveva trionfalmente annunciato che era stato sbloccato; con una nota ufficiale firmata l’altroieri il capo delle Risorse umane Raffaele Marra ha stoppato l’iter a un passo dal traguardo. A mancare, spiegava Giovanna Vitale, era il parere dell’OREF, ovvero dei revisori dei conti comunali. Parere che la delibera varata in giunta venerdì (e curiosamente non ancora pubblicata sul sito istituzionale) non contiene. Se a questo si aggiunge che il ministero dell’Economia, sollecitato dalla Raggi già a settembre, ha rimandato la palla a Palazzo Chigi e che il mese scorso il sottosegretario De Vincenti ha scaricato sulla giunta comunale la gestione dell’intera partita, se ne deduce che qualcosa — dalle parti dell’amministrazione grillina — non sia andata per il verso giusto. Oggi il Messaggero pubblica un’intervista a Federica Tiezzi, che dell’OREF è presidente, nella quale si spiega che apparentemente i problemi sarebbero in via di superamento.

«Ci siamo impegnati a fornire una valutazione entro la fine della settimana, quindi entro venerdì. E credo che riusciremo a rispettare questo termine».
Ci sono problemi per l’erogazione del salario? Il Mef non ha mai dato parere favorevole…
«La questione non è semplice. È una vicenda annosa. Di certo ci sono difficoltà sia formali che sostanziali, legate al passato. Già sulla costituzione del fondo per le indennità ci sono stati problemi. Di sicuro erogare gli arretrati del 2015 non è facile».
Ci sarà uno stop,quindi?
«Al momento prevale un orientamento positivo alla delibera, ma come revisori potremmo anche fare delle osservazioni. Ci sono delle prescrizioni che devono essere rispettate e noi stiamo controllando proprio questo. Siamo ancora in una fase di istruttoria».

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L’articolo di Giovanna Vitale su Repubblica Roma (17 novembre 2016)

Dalle poche parole e dai discorsi “in codice” della presidente si capisce che la procedura, per come è stata finora portata avanti dalla giunta, non è cristallina. Il parere in arrivo dall’OREF oggi sarà infatti “positivo” ma “con osservazioni”. E per cercare di capire a cosa si fa riferimento bisogna tornare indietro nel tempo, all’epoca dell’incontro tra Mazzillo e Raggi e il governo in cui si è parlato del tema.  Come abbiamo ricordato ieri, quando si fa riferimento al salario accessorio si parla dei 340 milioni di euro che il Campidoglio dovrebbe restituire allo Stato per i “premi a pioggia” pagati ai dipendenti comunali sotto forma di salario accessorio tra il 2008 e il 2012, in maniera «illegittima», secondo l’Ispettorato generale di Finanza del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Nel frattempo 23 mila dipendenti capitolini sono ancora in attesa di ricevere i premi per la produttività del secondo semestre 2015, congelati da Tronca in attesa di una soluzione della vicenda dei rimborsi. Il Comune ha messo a punto una proposta che prevede il recupero dei fondi per il salario accessorio utilizzando le economie di gestione maturate con il piano di riequilibrio triennale, siglato tra Roma Capitale e il Governo, che prevedeva risparmi strutturali di spesa per circa 440 milioni. Stiamo parlando, a scanso di equivoci, del Piano di riequilibrio strutturale predisposto dall’allora assessora al bilancio della giunta Marino Silvia Scozzese, che oggi è commissaria del debito di Roma Capitale. Tecnicamente la giunta Raggi sta sfruttando una soluzione approntata all’epoca dalla giunta Marino per un duplice obiettivo: recuperare le somme indebitamente erogate negli anni passati ai lavoratori capitolini con la contrattazione decentrata (circa 340 milioni) e continuare a pagare il salario accessorio agli stessi dipendenti. Al Ministero dell’Economia e delle Finanze era stato chiesto un parere, ma via XX Settembre aveva invece sottolineato che l’ente Comune di Roma era libero di scegliere cosa fare dei soldi risparmiati con il piano triennale dei commissari, a patto di prendersi la responsabilità di quanto scelto.  In questo contesto, sbloccare unilateralmente le risorse per i premi arretrati, esporrebbe l’amministrazione comunale a una possibile azione della Corte dei conti, per l’ipotesi di danno erariale.  Se ora questi soldi venissero corrisposti senza che in effetti ci sia stato alcun ampliamento o miglioramento dei servizi esistenti, l’atto del Comune potrebbe essere ritenuto illegittimo. Per questo, forse, il sottosegretario De Vincenti ha sottolineato l’autonomia ma anche la responsabilità del Comune sulle sue decisioni. E per questo l’OREF probabilmente vuole dare un parere favorevole “con osservazioni”, ovvero spiegando quali potrebbero essere i rischi a cui va incontro la giunta (anche per spogliarsi di eventuali responsabilità future). Ecco perché sicuramente il parere sarà positivo, ma probabilmente non basterà.

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