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Cosa succede se scade il mandato di Mattarella ma non è stato ancora eletto il suo successore?

Nel caso in cui al 3 febbraio non sia ancora stato eletto un nuovo Presidente della Repubblica, cosa prevede la Costituzione?

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L’indecisione sui nomi, le complesse operazioni di voto per non infrangere le normative anti Covid e la vicinanza tra la convocazione dell’assemblea (24 gennaio) e la scadenza del mandato del Presidente della Repubblica (3 febbraio) potrebbero portare a una situazione mai successa nella storia: che l’elezione effettiva del nuovo Capo dello Stato arrivi dopo la conclusione esatta del settennato. Sergio Mattarella giurò davanti al Parlamento il 3 febbraio 2015, e per quella stessa data di quest’anno, vale a dire tra poco più di un mese, ha intenzione di lasciare il Quirinale. Se non prima, in caso in cui le forze dell’Aula raggiungano un accordo in tempo. Ma se questo dovesse slittare di diversi giorni, cosa accadrebbe? Due le opzioni previste dalla Costituzione: che l’attuale inquilino del Quirinale prosegua il mandato e si dimetta dopo l’elezione del suo sostituto (ipotesi da scartare viste le intenzioni di Mattarella), oppure che a fare le sue veci per quei pochi giorni sia la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato, in questo caso Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Cosa succede se scade il mandato di Mattarella ma non è stato ancora eletto il suo successore?

La volta che si andò più vicino a questa situazione fu con l’elezione di Giovanni Leone, avvenuta il 24 dicembre 1971 dopo 23 scrutini. L’allora Presidente in carica, Giuseppe Saragat, consultò gli uffici tecnici del Quirinale: il costituzionalista Francesco Clementi ha raccontato che Saragat in cuor suo scelse la seconda opzione, come poi raccontò nei suoi diari di memorie, ma che non fu necessario rendere pubblica la decisione. In caso di “reggenza” temporanea, Casellati avrebbe comunque lo stesso impedimento che ha avuto Mattarella negli ultimi sei mesi del suo mandato: non potrebbe sciogliere le Camere per andare al voto. Secondo i costituzionalisti, infatti, “il potere di scioglimento delle Camere va contro la la prerogativa della reggenza”. Ma le prossime elezioni del Presidente della Repubblica potrebbero portare anche a un altro scenario senza precedenti: il passaggio diretto da Palazzo Chigi al Quirinale di Mario Draghi: in quel caso, l’ex presidente della Bce dovrebbe dimettersi immediatamente da Presidente del Consiglio, senza attendere il giuramento del nuovo premier, che diventerebbe – secondo l’articolo 8 comma 2 della legge 400 del 1988 – “il ministro più anziano”, vale a dire Renato Brunetta, che ha 71 anni.