Fact checking

Cosa sta cercando di dirci Marcello Minenna?

Marcello Minenna ha ricominciato a parlare, ma quello che dice non ha molta logica. E soprattutto, tutto questo alludere non si addice a un «servitore dello stato», come si autodefinisce. L’ex assessore al bilancio della Giunta Raggi, dopo le burrascose dimissioni che hanno aperto la crisi politica del MoVimento 5 Stelle in Campidoglio, da stamattina ha usato la sua pagina Facebook prima per pubblicare un’autodifesa senza nomi e cognomi, poi per rilanciare due status di Ferdinando Imposimato che delineano una tesi complottistica sul parere da chiedere al Consiglio di Stato che però non sta in piedi.

Cosa sta cercando di dirci Marcello Minenna 

Lo status mattutino Minenna lo ha cominciato citando Gianroberto Casaleggio: «è difficile vincere contro chi non si arrende mai». Poi l’ex assessore cerca di spiegare di aver resistito, non arrendendosi, ai soprusi, al malaffare ed alle tante ingiustizie, piccole e grandi, in cui gli è capitato di imbattersi, evidentemente durante gli ultimi mesi della sua occupazione.

Ho anche, in questi mesi, respinto interferenze e ‘compromessi’ al ribasso sempre interloquendo con tutti nel rispetto dei diversi ruoli istituzionali.
Ho, tuttavia, pochi giorni fa, sentito di dovere rassegnare le dimissioni dall’incarico affidatomi quando ho percepito quello che definirei eufemisticamente un ‘deficit di trasparenza’ nella gestione della procedura di revoca di quella delicatissima e nevralgica figura amministrativa del Capo di Gabinetto, vero garante della legalità e trasparenza nella tecno-macchina comunale.
Le mie non sono dimissioni ‘arroganti’ o di ‘solidarietà’ rispetto a quelle rassegnate unilateralmente dalla Dr.ssa Raineri (nei cui confronti nutro sentimenti di profonda stima). Dimettersi per avere avvertito disagio di fronte a una scelta non chiara, né trasparente in ordine alle autentiche dinamiche ad essa sottese (o retrostanti) è, allora, semplicemente un gesto di Umiltà e Responsabilità: un gesto, divenuto oramai irrevocabile, che consegno alla Sindaca Raggi con l’auspicio di un reale chiarimento nell’interesse comune dei cittadini di Roma.

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Uno dei due status di Imposimato condivisi da Minenna

Minenna purtroppo non parla chiaro. Cosa sta cercando di dirci? La scelta non chiara e non trasparente, secondo quanto è stato ricostruito in questi giorni, sarebbe quella di aver chiesto un parere sulla nomina di Carla Romana Raineri all’ANAC, l’Autorità Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, invece che al Consiglio di Stato. La tesi, in effetti un po’ surreale, è esplicitata dalla condivisione su Facebook da parte dell’ex assessore di due status di Ferdinando Imposimato, che però non sembrano granché fondati e soprattutto contengono accuse gratuite nei confronti di organi di Stato e di governo non supportate da prove. Servitore dello Stato?
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Il secondo status di Imposimato condiviso da Minenna

Prima infatti Imposimato dice che Cantone ha preso un abbaglio bocciando la procedura di incarico del capo di Gabinetto Carla Romana Raineri e parla di ennesimo errore del presidente dell’Autorità Anticorruzione (forse Imposimato li tiene in un cassetto, gli errori di Cantone). Poi, a poche ore di distanza,  ha parlato di “sabotaggio” della Giunta Raggi da parte di Raffaele Cantone per sostenere Matteo Renzi. La situazione dev’essere peggiorata con il trascorrere delle ore, e Imposimato ha fatto bene ad avvertirci. Sperando che non finisca come nell’occasione delle bufale su Aldo Moro e stavolta Imposimato abbia le prove di ciò che afferma. Ma siccome ciò succede di rado, è impossibile non registrare che la storia del parere al Consiglio di Stato, già sostenuta da Sergio Santoro e ritwittata dalla componente del direttorio Carla Ruocco, presuppone che qualcuno – nella fattispecie, la sindaca Raggi a cui spetta la responsabilità giuridica di questo tipo di decisioni – abbia deciso di chiedere un parere all’ANAC – invece che al Consiglio di Stato – perché era sicuro che sarebbe stato negativo, mentre c’è una sicurezza del tutto immotivata (visto che le sentenze non si possono leggere certo prima) che altri giudici (quelli del CdS) avrebbero dato l’ok al famoso incarico della Raineri con stipendio da 193mila euro. Un po’ troppo complottismo e nemmeno uno straccio di prova. Un servitore dello stato non si comporta così.

La storia di Marra e quella delle deleghe 

Tra l’altro Raffaele Marra, la pietra dello scandalo (visto che è stato indicato come quello che ha scritto la richiesta di parere all’ANAC che ha generato le dimissioni di Minenna e Raineri), ha però smentito di essersi mosso in prima persona:  «Le carte per l’Anac le ha preparate e firmate la Raggi, che è un avvocato e non ha certo bisogno di me». Vero è che la Raggi è avvocata e avrebbe la competenza per scriversi la richiesta. Vero è anche però che la Raggi in questi mesi ha fatto la sindaca e di solito queste richieste vengono preparate da un uomo di fiducia dei primi cittadini.

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Il tweet di Sergio Santoro ritwittato da Carla Ruocco

Fatto sta che la sindaca sembra aver scelto di placare i malumori :già lunedì o al più tardi martedì, assieme alla nomina del nuovo capo di gabinetto e del neo assessore al Bilancio chiamato a sostituire Minenna, a quanto scrive l’Adnkronos arriverà il nuovo ruolo per Marra, nonché la sforbiciata al compenso di Salvatore Romeo, capo della segreteria politica della sindaca e altro fedelissimo di Raggi molto vicino a Marra, il quale oggi ha sostenuto di aver “sbagliato” la delibera perché era agosto e faceva caldo. In più forse non si ricorda che la stessa Raggi aveva chiesto (in realtà lo aveva annunciato prima di farlo effettivamente) un parere all’ANAC sul ruolo di capo di gabinetto per Daniele Frongia. Anche lui era stato da poco nominato, anche lui è stato successivamente revocato. In più qualche giorno fa il Messaggero raccontava questo particolare:

Tra veleni e sospetti finora il Comune è stato in balia di due cordate, quelle dell’ex responsabile del Bilancio (con Raineri e altri assessori) e il Raggio magico. Uno scontro che ha paralizzato il Comune. Fino alla mossa della sindaca dell’altra notte, una volta acquisito il parere dell’Anac. Minenna era sicuro che il prossimo siluro sarebbe arrivato a lui. Questione di giorni. Per via di un altro esposto all’Anac che interessava il Comune e la Consob, il nuovo e il vecchio lavoro, per via di una presunta incompatibilità nelle società partecipate (delega dell’ex assessore). E così, saltata la capo di gabinetto che aveva portato con sé da Milano ha deciso di spingere il detonatore con una serie di dimissioni a catena. Un uno-due, veloce e rapido. Simile a certe flessioni che  servono a scaricare la tensione.

Un parere all’ANAC sull’incompatibilità della delega attribuita a Minenna per le società partecipate del Comune avrebbe quindi potuto togliere la delega alle partecipate, anche se pure qui, come nel caso del Consiglio di Stato, siamo ancora nel campo delle ipotesi. Purtroppo lo saremo sempre finché Minenna non parla chiaro e spiega esattamente cosa lo abbia spinto a dare le dimissioni. Dire “Un deficit di trasparenza” e poi attaccarsi al complottismo non è molto trasparente. Anche perché sulla sua pagina i commenti stanno intanto prendendo una piega tra il sentimentale…
sentimento
…e il surreale:
minenna imposimato
Per questo è meglio che sia fatta chiarezza: se Minenna ha qualcosa da dire pubblicamente sulle sue dimissioni lo faccia citando fatti e nomi. Questo fa di solito un servitore dello Stato. Senza complotti.

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