Economia

Cosa prevede il nuovo accordo Grecia-Europa?

Cosa prevede l’accordo Grecia-‘Quartetto’? Dopo l’ennesima, massacrante trattativa, si è arrivati infine mercoledì all’accordo dettagliato fra la Grecia e suoi creditori. Euclide Tsakalotos (ministro delle finanze) e Giorgio Stathakis (ministro dell’Economia) hanno lasciato l’Hotel Hilton di Atene verso le 8:30, per riferire al primo ministro sullo sviluppo dei negoziati. Si sono limitati a dichiarare che “Solo alcuni dettagli devono essere ancora messi a punto”.
 
COSA PREVEDE IL NUOVO ACCORDO GRECIA-EUROPA?

Secondo fonti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, i punti salienti dell’accordo possono essere così riassunti:
Per quanto riguarda il bilancio, il governo greco riesce a riposizionare ampiamente gli obiettivi di avanzo primario:
– 0,25% (cioè disavanzo primario) per il 2015
+0,50% nel 2016
+1,75% nel 2017
+3,5% nel 2018.
Tsakalotos e Stathakis sono riusciti su questo punto a far prevalere la ragionevolezza: era platealmente assurdo, come molti avevano ampiamente ribadito (Krugman e Stiglitz fra questi) imporre ulteriori margini restrittivi all’esangue economia greca. Ricordiamo –precisa un nota della presienza del consiglio- che l’accordo firmato dal governo Samaras / Venizelos prevedeva avanzi primari del 3% per il 2015, 4,5% per il 2016 e il 2017 e del 4,2% nel 2018! Surplus di bilancio che non lasciavano alcun margine per la crescita». In effetti, tutte le proposte circolate fino al referendum (anche da parte greca) fissavano un avanzo primario per il 2015 non inferiore al +0,5%. In soldoni, questi nuovi margini ‘evitano’ alla Grecia misure per circa 20 miliardi di euro. La giurisdizione dell’accordo sarà disciplinata dal diritto internazionale, e non dal diritto inglese (come previsto negli accordi precedenti). Il dettaglio, in apparenza secondario, ha invece il suo peso: nel nuovo quadro potrà valere l’”immunità” dello Stato greco – che invece era considerato alla stregua di un attore privato negli accordi precedenti. Questo punto è uno dei più controversi, ad esempio, nel negoziato Europa-USA per l’accordo TAFTA.
 
I FONDI E I DEBITI
I fondi stanziati dovranno permettere la copertura dei rimborsi del debito fino al primo semestre 2018, oltre agli arretrati del settore pubblico. Sventato, apparentemente, il rischio di prelievo forzoso sui conti correnti bancari, a lungo ventilato in questi mesi (il prelievo era stato invece imposto a Cipro, nel 2013). Si prevede di iniettare immediatamente 10 miliardi nel sistema bancario per ristabilirne il funzionamento. Un altro punto controverso, incerto fino all’ultimo, è quello della gestione dei crediti inesigibili (i “prestiti rossi”, nella stampa greca). I creditori chiedevano di mettere sul mercato i mutui in sofferenza, e trasferirli dalle banche verso fondi privati (se ne stima il valore nominale attuale a circa 95 miliardi), che avrebbero avuto mano libera sui pignoramenti. Il governo greco è riuscito a bloccare la misura e impedire la messa all’asta della prima casa fino al 31/12/15; un ‘gruppo di consultazione’ con le istituzioni creditrici affronterà il tema per costruire una soluzione applicabile al di là della data limite. Sul versante delle privatizzazioni, rimane pubblica la rete di distribuzione dell’elettricità, mentre la società di produzione (la “D.E.I.”) non sarà divisa in società più piccole (come ventilato durante i cinque mesi di negoziato). Sarà invece lanciata la liberalizzazione del mercato del Gas, oggi de facto controllato dall’azienda pubblica DEPA – tramite sue tre controllate regionali. Continuano le aste già lanciate (Porto del Pireo, di Salonicco ecc.). ‘Congelato’, invece, il tema della legislazione sul lavoro (e quindi la promessa reintroduzione della contrattazione collettiva), rimandato a future consultazioni separate. L’accordo però prevede che in queste intervenga l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) il cui approccio alla questione è più illuminato di quanto non sia, ad esempio, quello dell’FMI. Resta l’abolizione del ticket di 5 euro per gli esami medici, decisa da Tsipras poco dopo le elezioni, e che i creditori –con intento palesemente vendicativo- avevano richiesto di abrogare.
 
LE COSE CHE PIACCIONO E NON PIACCIONO A SYRIZA
I termini più consensuali dell’accordo, omogenei al programma iniziale di Syriza, sono quelli relativi all’evasione e all’elusione fiscale, che riprendono le proposte del governo Tsipras. Sono pure previste restrizioni alla definizione di ‘coltivatore diretto’ e la fine di sconti sulle imposte sui combustibili per l’agricoltura. Queste ultime due misure sono certo meno popolari, ma toccano un terreno sul quale si sono purtroppo insinuati clientelismi e frodi. L’accordo prevede inoltre l’apertura del mercato delle professioni liberali (notai, etc.) e dei farmaci –in Grecia le industrie farmaceutiche godono di ampie agevolazioni. Le clausole per i prepensionamenti saranno ristrette progressivamente. I punti di cedimento più importanti per la Grecia sono (a parte le modifiche ‘pro-cicliche’ dell’IVA già accettate) la limitazione del rimborso degli arretrati fiscali in cento rate, che vengono ridotte a 50 e il cui tasso d’interesse passa dal 3% al 5%; la fine progressiva dello ‘sconto’ sull’IVA per le isole (fino ad oggi del 30%); la liberalizzazione nelle condizioni di vendita (esercizi autorizzati e prezzi) di alcuni beni di prima necessità, come il pane e il latte. L’età pensionabile sarà innalzata progressivamente, anche se non si fissano limiti in termini d’età, ma di obbiettivo di risparmio per le casse previdenziali, fissato allo 0,5% del PIL fino al 2018. L’accordo non si svincola certo dalla logica dei memoranda, e questo è forse il punto più negativo per Tsipras, il più difficile da digerire per Syriza e i cittadini greci. Tuttavia –mantenendosi su un piano oggettivo- si può riconoscere almeno un successo tattico importante alla controparte greca: la dimensione economica del finanziamento e la sua durata.
 
LA DIFFERENZA CON IL VECCHIO MEMORANDUM
Le misure concordate sono sostanzialmente equivalenti a quelle del ‘vecchio’ memorandum (approvato da Samaras) e a quelle proposte dai creditori il 25 giugno scorso (il famoso ‘ultimatum’ che aveva portato alla convocazione del referendum). A fronte di queste, però, il finanziamento di cui si è parlato da gennaio a luglio era di 7,2 miliardi su un anno. Oggi, di fronte alle stesse misure (ugualmente ingiuste e procicliche), il finanziamento ottenuto è di 85 miliardi su tre anni. Fra questi, i 35 miliardi del ‘pacchetto Juncker’, direttamente destinati agli investimenti. Non è certo questo l’unico criterio di valutazione dell’accordo raggiunto, ben lungi. Le prospettive di sostenibilità del debito, l’effetto finale sulla bilancia dei pagamenti, un cambio di passo sulle politiche fiscali restano tutte questioni da definire. Sono però ritornate sul tavolo e sarà impossibile –successo del ‘piano’ a parte- eluderle ad libitum. È un fatto, questo, non trascurabile. Un cambio di contesto reso possibile dalla gestione della crisi da parte di Tsipras, ed dal sostegno popolare ottenuto con il referendum. Forse a qualcosa di buono questi feroci cinque mesi saranno pure serviti.