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Cosa farà Donald Trump con i clandestini

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Donald Trump conferma la linea dura sugli immigrati irregolari e ribadisce il suo impegno a costruire il muro al confine col Messico e ad espellere subito due-tre milioni di clandestini con precedenti penali, come ha ribadito in un’intervista a Sixty minutes sulla Csb. Dichiarazioni forti, ma che per alcuni potrebbero anche celare un possibile compromesso. Il tycoon ha infatti precisato che in alcune aree non ci sarà muro ma recinzione, come proposto al Congresso dai Repubblicani, che stanno cercando una mediazione su vari temi. E se promette di usare il pugno di ferro con 2-3 milioni di clandestini dalla fedina penale sporca, espellendo o incarcerando “i membri delle gang e i trafficanti di droga“, Trump si riserva di prendere una decisione sugli altri irregolari, che sono la maggioranza (circa dieci milioni), solo dopo aver messo in sicurezza la frontiera.

Cosa farà Donald Trump con i clandestini

Ma l’annuncio di Trump va visto in controluce. Il professor Niels W. Franzen, direttore di «Immigration Clinic» della University of South California ha spiegato in un’intervista alla Stampa che «gli Stati Uniti attualmente deportano tra i 300 e i 400 mila clandestini ogni anno, la presidenza Obama è stata una delle più severe in questo senso con oltre 2,5 milioni di deportati dal 2009 al 2015. Al netto di coloro che sono stati fermati al confine. Quindi i meccanismi sono già oliati da un punto di vista tecnico». Obama, spiega il professore, non separava le famiglie, non prendevano di mira gli illegali che avevano figli nati in America e quindi cittadini Usa. O coloro che non avevano commesso reati. E non prendevano di mira gli illegali che si trovavano da molto tempo negli Stati Uniti dove avevano lavorato, pagato le tasse e costruito una vita. Ma attenzione: anche Donald Trump ha parlato di “clandestini con precedenti penali”. Il che porterebbe già adesso, in attesa di capire come verrà gestita in concreto l’esperienza, a notare che il piano è molto meno “ambizioso” di quanto aveva annunciato e di quanto il Ku Klux Klan spererebbe. E c’è di più, spiega ancora Franzen:

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Trump e il muro tra USA e Messico (Corriere della Sera, 14 novembre 2016)

Una volta individuati e fermati cosa accade?
«Secondo la legge del 1996 il soggetto interessato non è subito deportabile. Per la maggior parte sussiste il diritto a essere giudicati da un tribunale dell’immigrazione e dovrà essere il giudice a decidere con decreto di espulsione. Al quale si può ricorrere ai gradi superiori di giudizio».
Tradotto in termini di tempo?
«Si tratta di procedure che possono durare dai tre ai sei anni, durante le quali il soggetto può essere imprigionato o meno a seconda dei casi. In caso di appello si va oltre. Attualmente ci sono 570 mila procedimenti giudiziari ancora pendenti in Usa».
Tradotto in costi?
«Diversi miliardi di dollari che il governo deve pagare. Secondo l’America Action Forum le previsioni di spesa arrivano a 400 miliardi di dollari nell’arco di venti anni».

Trump ha detto nell’intervista che manterrà la promessa di espellere i migranti senza documenti dal Paese, dicendo che fino a tre milioni potrebbero essere allontanati non appena si insedierà alla Casa Bianca. “Ciò che faremo è prendere le persone che sono criminali e hanno precedenti, che fanno parte di bande, trafficanti di droga”, ha detto Trump, “sicuramente due milioni di persone, forse tre, noi le espelleremo dal Paese o le metteremo in carcere”.

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Il contratto di Donald Trump con gli elettori (Il Messaggero, 13 novembre 2016)

Un attacco che sa di difesa

Insomma, quelle che sembrano dichiarazioni di attacco vanno invece lette in controluce. E anche confrontate con le altre di questi giorni, che rappresentano un cambio di rotta nei confronti delle tematiche più controverse della sua agenda. Massimo Gaggi sul Corriere della Sera nota che dopo aver cambiato rotta sulla sanità (pronto a mantenere alcuni punti cardine dell’odiata Obamacare), su Obama (il presidente «disastroso», il peggiore della storia americana, è diventato «a very good man», un leader che ha fatto molte cose buone) e su Hillary Clinton (prima «nasty woman», il demonio, una truffatrice da mandare in galera, ora una «donna forte e brillante, una grande avversaria»), il presidente eletto ridimensiona anche il punto più controverso della sua agenda.

Sì alle espulsioni, ma ad essere mandati via saranno solo i clandestini che Trump definisce delinquenti, quelli che hanno commesso reati gravi. Due milioni, forse tre, dice con calcolo nasometrico The Donald. Sarebbe comunque un trauma sociale ed economico. E, certo, milioni di famiglie ora hanno paura: verranno cacciati solo i veri delinquenti o anche chi ha preso un multa? Ma la minaccia di espellere 11 milioni di clandestini non c’è più: sugli altri si deciderà dopo aver messo in sicurezza le frontiere col celebre muro. Che ora, ammette Trump, in molti tratti di confine potrebbe essere un semplice reticolato. Che c’è già.
Quanto alla revisione degli accordi di libero scambio Nafta, Trump andrà avanti: pensa che con meno immigrati, più protezionismo e le opere pubbliche (muro compreso) l’economia rifiorirà. Ma non spingerà troppo l’acceleratore perché Pena Nieto, il debole presidente messicano che cerca l’accordo con lui, ha le elezioni nel 2018. Se lo indebolisce ancora più e alimenta un’ondata nazionalista, tra due anni Trump rischia di avere a Città del Messico un leader molto più duro e ostile.

E sarà l’economia a decidere il destino del presidente. Trump vuole stimolare la crescita attraverso un piano da mille miliardi di dollari per le infrastrutture, riformare il sistema fiscale e rivedere i trattati internazionali sul commercio. Investire attraverso stimoli statali e soldi privati con riduzioni di tasse, tagliare le tasse e produrre un aumento del gettito fiscale abbastanza significativo per ridurre il debito. Un piano che abbiamo visto presentato a parole in altre occasioni; nei fatti poi o è stato ritirato o ha prodotto maggiori debiti. Ma questa è un’altra storia. Per ora.

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