Fact checking

Cosa è successo davvero in Portogallo

portogallo cosa è successo

Mentre l’assedio a Tsipras infuria senza quartiere, col governo greco che cerca di difendere le case dai pignoramenti, le buone notizie arrivano da occidente. Il parlamento portoghese, grazie all’accordo tra le forze di sinistra, ha ieri sfiduciato il governo conservatore, entrato in carica appena 11 giorni fa.

Cosa è successo davvero in Portogallo

Quattro ottobre, elezioni politiche. All’inizio sembrava il lieto fine liberista: in Portogallo vittoria della destra e acquiescenza al pensiero unico economico. Schauble e Draghi si saranno rilassati, la Merkel avrà subito telefonato al Passos-Coelho (il candidato premier della coalizione di destra) per fargli i dovuti -seppur prudenti- complimenti. La narrazione era perfetta: la Grecia pericolosa, estremista e inconcludente che porta un paese allo sfascio perché pretende – pensate un po’! – di rimettere in discussione l’austerità espansiva. Mentre invece guardate i portoghesi: allineati e coperti, niente da ridiscutere, non vedete come si sono ripresi dopo i ‘sacrifici’? Magari qualche editorialista a corto di intelligenza avrà anche carezzato l’idea di contrapporre i levantini greci agli occidentalissimi portoghesi. E invece no. Che qualcosa cominciasse ad andare storto si poteva già vedere dai sondaggi. Che per mesi davano come vincitore il Partito Socialista guidato da Antonio Costa, ex sindaco di Lisbona (e figlio di un poeta indiano).
portogallo cosa è successo 1
Quando le cose sembravano mettersi ormai male per il PSD (Partito Social Democratico, di destra, ma che si chiama così perché la costituzione del 1974 prevede il socialismo come obbiettivo finale della società, e quindi il riferimento è quasi d’obbligo), Passos Coelho ha pensato alla sortita tattica: presentarsi con i centristi del CDS, tradizionali alleati della destra, su unica lista, per poi ricostituire due gruppi parlamentari separati alla camera. In questo modo il PSD ha creduto di assicurarsi la posizione di testa e l’incarico governativo (complice la comune casa politica con il Presidente della Repubblica). E così è andata. Ma con un inghippo. La coalizione destra-centristi non ha ottenuto la maggioranza dei seggi.

L’unità a sinistra e la sconfitta della Trojka

La vera sorpresa però è stato il profondo riorientamento politico dato al PS da Antonio Costa. Partito profondamente acquisito alla causa filoliberale negli anni ’90, non diversamente dai vari omologhi francesi, britannici e tedeschi, il PS ha scelto invece negli ultimi mesi il ‘versante della domanda’. Fino ad arrivare ad una critica aperta dell’austerità e alla ricerca di una alleanza con il Partito Comunista Portoghese e il Blocco di Sinistra (quest’ultimo ideologicamente vicino a Syriza). Le riunioni bilaterali si sono moltiplicate, i telefoni hanno cominciato a surriscaldarsi, finché è giunto l’accordo. Prima materializzatosi con l’elezione del presidente della Camera (Edouardo Ferro Rodrigues, il 23 ottobre), e martedì pomeriggio con l’accordo di governo, reso noto poco prima del voto di fiducia a Passos-Coelho. L’esito non era scontato per due motivi: le profonde divergenze ideologiche fra i partiti di sinistra, Blocco di Sinistra e PCP da una parte, e PS dall’altra. E l’incertezza che il PS si mantenesse compatto fino alla decisione finale. Qualche sparuta defezione al momento dell’elezione del presidente della camera aveva fatto sperare forse alla destra in un soccorso dei socialisti “responsabili”, proprio al momento del voto. Ma una pagina della storia portoghese si è ormai chiusa: il PS ha votato compatto assieme al PCP e al Blocco di Sinistra. Addirittura con un voto inaspettato, quello del deputato del partito ecologista ‘centrista’ (Persone, Animali e Natura -PAN), che ha fatto salire a quota 123 il perimetro della nuova – per ora potenziale – maggioranza.

portogallo cosa è successo 2
Cosa è successo in Portogallo: la nuova maggioranza

Cosa prevede il testo dell’accordo tra le sinistre in Portogallo?

Sarebbe meglio dire “degli accordi”, perché il PS ne ha siglati 3 paralleli con i partiti alla sua sinistra, la cui tessitura è però sostanzialmente identica. Con i comunisti, il blocco di sinistra e i verdi, il PS concorda sull’analisi politica del voto: “una sconfitta inequivocabile della strategia di impoverimento e delle politiche di austerità applicate dalla coalizione PSD-CDS negli ultimi quattro anni”. Ne consegue – pur nelle differenze politiche fra i partiti, che sono riconosciute con trasparenza- la necessità di fornire al paese uno sbocco politico che traduca questa volontà di cambiamento. Nel dettaglio, il documento precisa il nucleo programmatico della convergenza fra i due partiti: “lo sblocco delle pensioni (che non sono rivalorizzate da anni, n.d.t.); il ripristino delle festività abolite (il governo di destra era arrivato a sopprimere dei giorni festivi per ‘tornare a crescere’: 2 giorni in meno equivalgono a +1% di PIL, n.d.t.); lotta decisa al precariato, comprese le false partite IVA (i lavoratori dichiarati come indipendenti per ‘contratti a missione’, cioè a cottimo); lotta al ricorso abusivo agli stage e ai contratti di formazione/inserimento per sostituire ai lavoratori attuali altri meno protetti; la revisione della base di calcolo per i contributi dei lavoratori autonomi; la fine del regime di riqualificazione/mobilità speciale; il pieno rispetto del diritto alla contrattazione collettiva nel settore pubblico; la totale ridiscussione delle più recenti riforme del diritto dei lavoratori nelle partecipazioni statali; la riduzione al 13% dell’IVA per la ristorazione (oggi al 23,25% per decisione dei governi liberali,n.d.t.); introduzione di una clausola di salvaguardia all’imposta sugli immobili (IMI); garanzia di protezione dal pignoramento per la prima casa (è la misura sulla quale sta dando battaglia Tsipras in Grecia, con l’opposizione ostinata dei ministri delle finanze tedesco, olandese e portoghese in particolare, n.d.t.); estensione delle agevolazioni fiscali alle piccole e medie imprese; la rivalutazione degli sconti e le esenzioni dei contributi previdenziali; il rafforzamento delle capacità del Servizio Sanitario Nazionale, tramite la dotazione di risorse umane, tecniche e finanziarie adeguate, compresa la concretizzazione dell’obbiettivo di assicurare a tutti gli utenti un medico e un infermiere di famiglia; la revoca della recente modifica sulla legge di interruzione volontaria della gravidanza (le cui condizioni erano state ristrette dalla destra, n.d.t.); la garanzia di accesso, dal 2019, all’insegnamento pre-scolare per tutti i bambini a partire dai tre anni di età; rafforzamento delle aattività periscolari; blocco dei licenziamenti del personale docente e non docente; riduzione del numero di allievi per classe; gratuità progressiva dei libri di testo nella scuola dell’obbligo; promozione dell’integrazione dei ricercatori con dottorato nei laboratori e le strutture pubbliche, e sostituzione progressiva delle borse post-dottorato con contratti di ricercatore; la revisione delle procedure di concessione/privatizzazione delle imprese di trasporto terrestre; l’esclusione di qualsiasi ulteriore processo di privatizzazione”. Insomma, un programma che rompe con il mainstream politico-economico degli ultimi decenni.

portogallo cosa è successo 3
il momento della firma dell’accordo tra il Partito Comunista (Jerónimo de Sousa, a sinistra) e il Partito Socialista (Antonio Costa).

La fine del documento riassume così gli obiettivi della collaborazione a sinistra:

“a. Voltare pagina rispetto alle politiche del PSD e del CDS, che hanno messo in opera una strategia di impoverimento della popolazione;
b. Difendere le funzioni sociali dello Stato e i servizi pubblici, nei settori della previdenza, dell’educazione e della salute, promuovendo una seria lotta alla povertà e alle diseguaglianze sociali ed economiche;
c. Attuare una nuova strategia economica basata sulla crescita e l’occupazione, nell’aumento del reddito delle famiglie e nella creazione delle condizioni favorevoli all’investimento pubblico e privato;
d. Promuovere un nuovo modello di progresso e sviluppo per il Portogallo, che si basi sulla valorizzazione dei salari e la lotta alla precarietà; sul rilancio degli investimenti nell’istruzione, nella cultura e nella scienza,e riporti la società portoghese a riporre speranza e fiducia nel futuro;
e. Valorizzare la partecipazione dei cittadini, la decentralizzazione politica e le autonomie insulari.”

Naturalmente la partita è aperta. Non è detto che il presidente della Repubblica dia l’incarico ad Antonio Costa: in teoria potrebbe lasciare in funzione un esecutivo di minoranza (le camere non possono essere sciolte a meno di sei mesi dalla fine del mandato presidenziale). Ma la novità politica c’è, ed è di peso. Solo qualche anno fa, che una maggioranza parlamentare in un paese dell’UE sottoscrivesse questo testo sarebbe parso quasi onirico. Come assurdo sarebbe sembrato che il governo di un piccolo paese del mediterraneo tenesse testa alle corazzate del neoliberismo tedesco e continentale; e ancora più inaspettato – solo qualche mese fa – che i laburisti inglesi, blairizzati fino al midollo, reclamassero con Corbyn la ri-nazionalizzazione delle ferrovie. Ma, come ebbero a dire due giovani studiosi tedeschi di economia politica : “I rapporti consolidati, arrugginiti, sono travolti, con il loro codazzo di rappresentazioni e opinioni da tempo in onore.[…] Tutto ciò che appare solido e immutabile finisce per dissolversi nell’aria”.