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Riforma della Buona Scuola, cosa c'è e cosa manca

Ok all’assunzione di 100mila precari a settembre, sgravi fiscali alle famiglie che iscrivono i figli alle scuole private, un buono di 500 euro per l’aggiornamento dei professori, gli scatti di stipendio legati al merito che partiranno dal 2016. La Buona Scuola di Renzi in forma di disegno di legge è stata licenziata ieri dal Consiglio dei Ministri, e ha portato novità a sorpresa e qualche compromesso al ribasso: soltanto ieri, infatti, il governo ha deciso di lasciare agli insegnanti gli aumenti di stipendio legati agli scatti di anzianità che inizialmente aveva deciso di comprimere in maniera drastica. Inserita al volo anche la Card per l’aggiornamento dei docenti.

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I precari della scuola (Il Messaggero, 13 marzo 2015)

LA RIFORMA DELLA BUONA SCUOLA
Cosa cambia nel dettaglio per la buona scuola? In primo luogo, le assunzioni.

  • Il ddl dà il via libera ad un Piano straordinario di assunzioni (100 mila) per il 2015/2016 per coprire le cattedre vacanti e creare l’organico dell’autonomia. Si attingerà dalle Graduatorie a esaurimento e dai vincitori del concorso 2012. Dopodichè, ha ribadito Renzi, si assumerà solo per concorso. Si prevede nel 2015 un bando fino a 60 mila docenti che coprirà le assunzioni dell’arco 2016-2019. Si conferma la chiusura delle graduatorie a esaurimento: restano aperte solo per 23 mila insegnanti della materna.
  • Poi c’è lo stipendio, che aumenterà in base all’anzianità. Ma dal 2016 si potrà guadagnare di più per il merito. È stato anche introdotto un diverso tipo di premio destinato sempre ai docenti: è il bonus annuale delle eccellenze. Alla fine di ogni anno il dirigente scolastico, sentito il Consiglio di istituto, assegnerà il premio al 5 per cento dei suoi insegnanti per dare un riconoscimento economico a chi si impegna di più. Nel giudizio
    peseranno la qualità dell’insegnamento, la capacità di utilizzare metodi didattici innovativi, il contributo dato al miglioramento complessivo della scuola. Per il bonus saranno stanziati dal governo 200 milioni ogni anno. Nella precedente formulazione si premiava il 66 per cento dei docenti. Nella versione definitiva solo, appunto, il 5 per cento.
  • Ci sono i soldi per le scuole private, sotto forma di detrazioni: le spese per l’iscrizione del proprio figlio alla scuola paritaria si potranno detrarre dalla scuola dell’infanzia e “fino alla scuola media”. Inoltre il 5 per mille potrà essere destinato anche alle scuole. Con lo “school bonus”, invece chi farà donazioni a favore delle scuole per la costruzione di nuovi edifici, per la manutenzione, per la promozione di progetti dedicati all’occupabilità degli studenti, avrà un beneficio fiscale (credito di imposta al 65%) in sede di dichiarazione dei redditi.
  • L’alternanza scuola-lavoro prevederà una educazione degli studenti all’autoimprenditorialità. Nascerà il registro nazionale delle imprese dell’alternanza scuola-lavoro: gli studenti di quarta e quinta superiore stipuleranno contratti di apprendistato. Nel triennio finale dei tecnici e dei professionali il periodo lavorativo sarà di almeno 400 ore: si potranno svolgere anche durante la sospensione delle attività didattiche. Almeno 200 ore l’impiego nell’ultimo triennio liceale. Stage e tirocini possono valere per l’esame di maturità.
  • C’è poi un voucher di 500 euro da utilizzare per l’aggiornamento professionale attraverso l’acquisto di libri, testi, strumenti digitali, iscrizione a corsi, l’ingresso a mostre ed eventi culturali. La formazione in servizio diventa obbligatoria e coerente con il Piano triennale dell’offerta formativa della scuola e con le priorità indicate dal Ministero.
  • Tutto il potere ai presidi: i dirigenti scolastici potranno gestire le risorse umane, tecnologiche e finanziarie. Le scuole avranno un organico potenziato (garantito dal piano straordinario di assunzioni) per coprire tutte le cattedre vacanti, rispondere alle nuove esigenze didattiche, organizzative e progettuali, potenziare l’offerta formativa, fronteggiare la dispersione scolastica, rendere la scuola più inclusiva, eliminare le supplenze. Le scuole potranno indicare il loro fabbisogno di docenti e strumenti per attuare i Piani dell’offerta formativa, che diventano triennali e sono predisposti dai presidi, sentiti gli insegnanti, il Consiglio di istituto e le realtà territoriali. Verrà istituito anche un Portale unico dei dati della scuola con la pubblicazione di tutti i dati relativi al sistema di istruzione.
  • Le classi troppo numerose non ci saranno più, ha assicurato il premier. I presidi hanno il potere di derogare alle regole attuali: utilizzando l’organico in modo flessibile potranno evitare la formazione delle cosiddette classi ‘pollaio’.
  • Si potenziano le competenze linguistiche: in particolare l’italiano per gli studenti stranieri e l’inglese per tutti (anche con materie generaliste insegnate in lingua, Clil). Più spazio anche ad Arte, Musica, Diritto, Economia, Discipline motorie. Si guarda al futuro attraverso lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti (pensiero computazionale, utilizzo critico e consapevole dei social network e dei media) e alle superiori, il curriculum diventa flessibile: le scuole attiveranno materie opzionali per le esigenze degli studenti.
  • Il ddl prevede un bando per la costruzione di scuole altamente innovative, dal punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico, scuole green e caratterizzate da nuovi ambienti di apprendimento digitali. L’Osservatorio per l’edilizia scolastica, istituito presso il Miur, coordinerà strategie e risorse per gli interventi. Vengono recuperate risorse precedentemente non spese da investire sulla sicurezza degli edifici. Stanziati 40 milioni per finanziare indagini diagnostiche sui controsoffitti delle scuole.

 

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L’infografica sulla riforma della scuola (Il Messaggero, 13 marzo 2015)

COSA MANCA ALLA RIFORMA DELLA BUONA SCUOLA
Dalla riforma rimangono fuori alcuni provvedimenti, che seguiranno altra corsia legislativa. il provvedimento, racconta il Corriere, «assegna la delega al governo per legiferare sulla valutazione degli insegnanti, la riforma dell’abilitazione all’insegnamento, del diritto allo studio, del sostegno e degli organi collegiali e sulla creazione di un sistema integrato di educazione e istruzione per la fascia d’età da zero a sei anni. Un progetto che è già contenuto nel disegno di legge dellasenatrice Francesca Puglisi, che punta a portare al 33% la quota di bambini ammessi al nido e al 100% quella degli inseriti nella scuola materna. È per questo motivo che restano fuori dalle assunzioni, almeno per ora, i 23 mila precarimaestri di scuola d’infanzia». Molte le critiche dei sindacati, riportate dall’ANSA. Pur apprezzando la correzione di rotta sulle carriere dei docenti (“si prende finalmente atto che le loro retribuzioni, già oggi in forte sofferenza, non possono subire altre decurtazioni”), il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima, definisce “inquietante la vaghezza degli accenni” a temi delicati come le modalità di assunzione del personale, del suo utilizzo e della sua valutazione e “disinvolta” la visione del ruolo dei presidi. La Gilda ritiene che la riduzione a 100mila delle assunzioni (si era partiti da 150.000) “non sia sufficiente per soddisfare le attese degli insegnanti e per dare piena attuazione alla sentenza emanata dalla Corte di Giustizia Europea”. E il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo mette in guardia: “attribuire ai dirigenti la valutazione sui professori ci riporterebbe indietro di 50 anni e darebbe spazio ad abusi e clientelismi”. I sindacati sperano ora nel dialogo con il governo “mancato fino a questo momento”: “Dopo il passo indietro del governo su decreto legge e scatti di anzianità – ha detto Gianna Fracassi, segretario confederale Cgil – ci aspettiamo l’avevo di un reale confronto in Parlamento e con le organizzazioni sindacali per ricondurre tutte le materie che riguardano il lavoro alla contrattazione e per realizzare un vero cambiamento della scuola che innanzi i livelli di ostruzione del paese, sviluppando la centralità e la qualità della scuola pubblica e garantendo pienamente l’accesso all’istruzione con interventi di diritto allo studio”.