Economia

Cosa cambia per le Partite IVA con la Legge di Stabilità

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La Legge di Stabilità 2016 contiene molte misure che riguardano lavoratori autonomi e partite IVA. Una platea di oltre due milioni di lavoratori sarà potenzialmente interessata alle novità in arrivo con il «Jobs act degli autonomi», il disegno di legge che dovrebbe approdare in Parlamento come collegato al Ddl Stabilità 2016: da un lato ci sono 1,2 milioni di professionisti iscritti alle casse previdenziali private, dall’altro gli oltre 800mila che versano i contributi alla gestione separata dell’Inps. L’obiettivo è arrivare a uno statuto «che si rivolge a tutto il lavoro autonomo professionale, senza fare distinzioni», come spiega Maurizio Del Conte, docente di diritto del lavoro all’Università Bocconi di Milano e consigliere giuridico del premier Matteo Renzi «e che integra le novità previste dal Jobs act già in vigore, su ammortizzatori sociali e congedi parentali».

Cosa succede alle Partite IVA con la Legge di Stabilità 2016

Il provvedimento che dovrà essere approvato dal parlamento contiene misure per tutte le partite IVA tranne artigiani e commercianti. Ma il totale delle norme verrà approvato soltanto verso la metà del prossimo anno. Il Sole 24 Ore spiega oggi quali misure vanno in vigore oggi e per quali invece bisognerà aspettare:

Le misure sulle quali i lavoratori autonomi possono fare più affidamento, per ora, sono quelle inserite nel Ddl di stabilità: il blocco al 27%, anche l’anno prossimo, dell’aliquota contributiva per le partite Iva che contribuiscono in via esclusiva alla gestione separata, e il fondo per «favorire la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale» e l’articolazione flessibile del lavoro subordinato, 10 milioni di euro per il 2016 e 50 milioni all’anno dal 2017.
Il collegato sui lavoratori autonomi prevede la possibilità di applicare gli interessi di mora per i pagamenti in ritardo anche alle transazioni tra imprese e lavoratori autonomi o fra autonomi. Le spese sostenute per la formazione potranno essere interamente deducibili dal reddito (non più dunque al 50%), entro un limite annuo. L’indennità di maternità sarà versata dall’Inps indipendentemente dalla effettiva astensione dal lavoro. Le lavoratrici e i lavoratori autonomi che avranno figli dal 1° gennaio 2016 avranno diritto a un congedo parentale di sei mesi (non più tre) entro i primi tre anni di vita del bambino. Dovrà essere agevolata anche la partecipazione dei lavoratori autonomi agli appalti pubblici. Alle controversie sui rapporti che coinvolgono gli autonomi si applicherà poi il rito previsto per le liti di lavoro.

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Le partite IVA nella Legge di Stabilità 2016 e nel ddl collegato (Il Sole 24 Ore, 26 ottobre 2015)

“L’annuncio del Jobs Act per il lavoro autonomo che il Governo tradurrebbe in un disegno di legge collegato alla Stabilita’, e’ senz’altro molto positivo”, dichiara il Presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano. “Ci siamo battuti già dalla scorsa legislatura – continua – per bloccare al 27% l’innalzamento dell’aliquota previdenziale delle Partite IVA ed abbiamo presentato una proposta di legge sullo Statuto del lavoro autonomo che contiene alcune delle soluzioni oggi indicate dal Governo: ad esempio la totale deducibilita’, fino a 10.000 euro annui, delle spese per aggiornamento e formazione”. ” Importante – spiega Damiano – è la possibilità di poter partecipare ai bandi pubblici italiani ed a quelli dei fondi strutturali della UE anche per le Partite IVA, la modulazione dell’utilizzo dei congedi di maternità e le nuove tutele in caso di malattia grave. A tutto questo – prosegue – si aggiunge il nuovo blocco al 27% dell’aliquota previdenziale, gia’ contenuto nella Stabilita’, che noi vorremmo che diventasse strutturale per poi essere portato lentamente al 24%. Questo risultato e’ stato possibile per la capacita’ di ascolto dimostrata dal Governo e per il confronto costante che la Commissione lavoro della Camera ha svolto con le associazioni del lavoro autonomo, libero professionale e dei free lance, che ha potuto veicolare le giuste rivendicazioni” conclude il deputato PD.

Soglie di ricavi più alte e aliquota ridotta al 5% per le start-up

Nel 2013 – ultimo anno fotografato dalle statistiche fiscali – i contribuenti nel regime dei minimi erano 480mila. Con la corsa ad aprire la partita Iva entro il 31 dicembre per non perdere l’aliquota del 5%, l’anno scorso se ne sono aggiunti 194mila e quest’anno – tra minimi e forfettari – le nuove attività sono già arrivate a 89mila alla fine di agosto. E il Sole 24 Ore spiega cosa cambia:

Mettiamoci nei panni di un giovane professionista che sta per aprire la partita Iva per avviare una nuova attività. In alternativa alla tassazione ordinaria, fino alla fine di quest’anno può scegliere tra due regimi fiscali diversi, quello dei minimi con imposta sostitutiva al 5%, e quello forfettario con l’aliquota al 15 per cento. Se però decidesse di aspettare fino a gennaio, potrebbe sfruttare le modifiche al regime forfettario previste dal Ddl di stabilità per il 2016 che il Parlamento approverà nelle prossime settimane. Modifiche, che nel suo caso di professionista, avrebbero due punti forti: l’innalzamento da 15 a 30mila euro della soglia dei ricavi per poter entrare (e restare) nel regime agevolato; e la tassazione ridotta quinquennale per le start up