Economia

La Corte dei conti contro la fregatura dell'otto per mille alla Chiesa

I beneficiari dell’8 per mille ricevono più dalla quota non espressa che da quella optata, un dato sul quale non vi è un’adeguata informazione, benché coloro che non scelgono siano la maggioranza, e questo è un problema. Eccolo, il giudizio della Corte dei Conti sulla gestione dell’otto per mille, comparso in una relazione in cui si sottolinea come «si possa ragionevolmente essere indotti a ritenere che solo con un’opzione esplicita i fondi vengano assegnati». Per la Corte i contributi alle confessioni sono «ingenti, tali da non avere riscontro in altre realtà europee -avendo superato ampiamente il miliardo di euro per anno”. Non solo, “sono gli unici che, nell’attuale contingenza di fortissima riduzione della spesa pubblica in ogni campo, si sono notevolmente e costantemente incrementati». Nonostante ciò, la Corte rileva come «la possibilità di accesso all’8 per mille per molte confessioni è oggi esclusa per l’assenza di intese, essendosi affermato un pluralismo confessionale imperfetto». Inoltre nella relazione si segnala come manchi anche trasparenza sulle erogazioni: sul sito web della Presidenza del Consiglio dei Ministri, infatti, non vengono riportate le attribuzioni alle confessioni, né la destinazione che queste danno alle somme ricevute. Mancano poi “erifiche sull’utilizzo dei fondi erogati -nonostante i dubbi sollevati dalla Parte governativa della Commissione paritetica Italia-Cei su alcune poste e sulla ancora non soddisfacente quantità di risorse destinate agli interventi caritativi-, né controlli sulla correttezza delle imputazioni degli optanti, né un monitoraggio sull’agire degli intermediari.
 
L’OTTO PER MILLE ALLA CHIESA
Il meccanismo su cui oggi pone una lente d’ingrandimento la Corte è noto da tempo:

Ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi può scegliere la destinazione dell’8 per mille del gettito IRPEF tra dodici opzioni: Stato, Chiesa cattolica, Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane, Unione Buddhista, Unione Induista, Chiesa apostolica, Sacra diocesi ortodossa d’Italia, Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia.
In realtà nessuno destina il proprio gettito: il meccanismo assomiglia di più ad un gigantesco sondaggio d’opinione, al termine del quale si “contano” le scelte, si calcolano le percentuali ottenute da ogni soggetto e, in base a queste percentuali, vengono poi ripartiti i fondi.
Come se non bastasse, la mancata formulazione di un’opzione non viene presa in considerazione: l’intero gettito viene ripartito in base alle sole scelte espresse.
Alcune confessioni (Assemblee di Dio e Chiesa Apostolica), più coerentemente, lasciano allo Stato le quote non attribuite, limitandosi a prelevare solo quelli relativi ad opzioni esplicite a loro favore: cosa che NON fa la Chiesa cattolica, ottenendo un finanziamento quasi triplo rispetto ai consensi espliciti ottenuti a suo favore.

Come funziona l’otto per mille alla chiesa: il video

Otto per mille from UAAR on Vimeo.
 
LA CORTE DEI CONTI E LO STATO SULL’OTTO PER MILLE
Durissimo il giudizio sulla quota di competenza pubblica sulla quale – si legge – “lo Stato mostra disinteresse, cosa che ha determinato la drastica riduzione dei contribuenti a suo favore, dando l’impressione che l’istituto sia finalizzato solo a fare da apparente contrappeso al sistema di finanziamento diretto delle confessioni”. La Corte segnala “la totale assenza -negli oltre 20 anni di vigenza dell’istituto- di promozione delle iniziative, risultando lo Stato l’unico competitore che non sensibilizza l’opinione pubblica sulle proprie attività”. Un fenomeno che si è ripetuto anche nel 2014, “nonostante la novità consistente nella possibilità di destinare risorse per l’edilizia scolastica, tema molto sentito dai cittadini”. La Corte evidenzia poi “la drastica riduzione delle somme a disposizione, dirottate su altre finalità, a volte antitetiche alla volontà dei contribuenti”, una decurtazione “contraria ai principi di lealtà e di buona fede”. Peraltro, “sono penalizzati solo coloro che scelgono lo Stato e non gli optanti per le confessioni, le cui determinazioni non sono toccate, cosa incompatibile con il principio di uguaglianza”. Infine si segnala come siano state veicolate “verso enti religiosi molte risorse” e si lamenta “la scarsa coerenza delle scelte per l’erogazione ‘a pioggia’ ad enti, spesso privati”.