Fact checking

Corrado Formigli e la frusta per il culo di Artini

«La frusta per il suo culo», dice Massimo Artini al telefono con Matteo Renzi nella telefonata rubata che Piazzapulita ha mandato in onda ieri. Il modo di dire è più marchigiano che toscano, e si dice di persona che è andato a cercarsele: facile che i due al telefono si riferissero a Beppe Grillo e a discorsi privati già iniziati, ma la frase si adatta benissimo alla figuraccia che ha fatto lo stesso Artini: è lui che è andato a cercarsela, facendosi registrare durante la chiamata con Villarosa durante il servizio e con Renzi subito dopo. Nel momento in cui è andata in onda la registrazione, l’intero universo del MoVimento 5 Stelle ha avuto il sentore che nella querelle tra Grillo e il senatore toscano avesse a quel punto ragione il primo: meglio cacciare uno che usa una confidenza del genere con il Nemico Pubblico Numero Uno e che avverte della presenza dei giornalisti il presidente del consiglio ma non il capogruppo alla Camera dei grillini, il quale finisce così per dover fare un’altra telefonata riparatoria e indebolire ancora di più la causa della dissidenza. Artini, in una parola, con 30 secondi di telefonata registrata ha ottenuto l’effetto di far serrare ancora di più le fila ai grillini, di farsi individuare come “nemico esterno” e di dare l’impressione a tutti gli attivisti del MoVimento che nella querelle tra i due alla fine chi si è comportato peggio è Artini: una sconfitta politica su tutta la linea.

CORRADO FORMIGLI E LA FRUSTA PER IL SUO CULO
La telefonata di per sé non dice nulla di strano. «C’é Renzi, un attimino – inizia Artini – Matteo buongiorno… un pochino, ma probabilmente …», pause nelle quali parla Renzi ma non si sa cosa dice dal momento che è all’altro capo del telefono. Prosegue Artini: «Sì, ho visto.. non sono… scusami ma sono microfonato, non vorrei…», forse temendo in effetti che il giornalista di Piazzapulita potesse registrare. E quindi, chiude: “Comunque grazie.. ‘la frusta per il suo culo’, te lo dico sinceramente… esatto.. grazie, ciao». Prima, era stata trasmessa anche un’altra telefonata, quella tra Artini e Alessio Villarosa, presidente del gruppo M5S, nella quale Villarosa a caldo si scagliava contro le espulsioni di Artini e di Paola Pinna accusando le decisioni che arrivano dall’alto “con l’accetta”. E Villarosa diceva: «Eh ma io non gliela firmo, compare, mi devono sparare». La trasmissione irrita molto Artini che, a disagio, dopo essersi lamentato con il conduttore, abbandona lo studio. Subito dopo, arriva la telefonata di Villarosa che tiene a precisare le sue parole in quella telefonata: «Erano parole dette a caldo.. comunque quelle (cioé le espulsioni, ndr) sì sono decisioni un po’ strane e io non mi sono ritrovato anche se avevo deciso di firmare la ratifica delle due espulsioni dal momento che la Rete ha sempre ragione. In ogni caso tengo a precisare che è solo un mio problema e devo essere io a fare un passo indietro… casomai». Pochi minuti e lo stesso Artini si scusa tramite post su Facebook: «La registrazione è stata presa a tradimento. Come ha sempre detto Beppe Grillo questo modo di fare giornalismo fa schifo. Anch’io la penso così. Mi scuso con Villarosa per la situazione imbarazzante». Da segnalare quale è precisamente la fonte di imbarazzo, per quanto riguarda Villarosa. Il quale ieri ha anche scritto su Facebook per spiegarsi:

Il mio interesse era quello di tutelare il gruppo da un eventuale causa per mancato rispetto del regolamento che prevede una preventiva decisione assoldare e metterne in difficoltà la prosecuzione.
Andrea mi ha confermato ieri mattina di aver sentito l’avvocatura e che il gruppo non avrebbe pagato sanzioni.
Dopo un paio di ore ha deciso di prendere autonomamente l’iniziativa
Estrapolare solo una frase di una telefonata è un gioco sporco per fortuna i fatti e le testimonianze dicono altro

Ma è difficile riuscire a far passare per “manipolazione dei media” la frase «Io non gliela firmo, mi devono sparare», soprattutto in ragione delle dichiarazioni pubbliche successive, in cui Villarosa invece diceva di essere pronto a firmare e di essere frenato solo da problemi regali e burocratici, quando è stato anticipato da Cecconi.
formigli artini
L’AZIONE E LA REAZIONE
Fatto sta che le reazioni di onorevoli ed attivisti sono state univoche. L’integralista 5 stelle Paola Taverna scrive un tweet caustico facendo il verso ad un famoso spot pubblicitario: “Sentire la telefonata di Matteo Renzi ad Artini che scodinzola e ringrazia, non ha prezzo. Per tutto il resto c’e’ Movimento 5 Stelle”. Mentre Luigi Di Maio, uno dei 5 del ‘direttorio’ scrive polemico ma pacato: “Ci sono talk e persone a cui piace parlare delle forze politiche e delle loro questioni interne. Io voglio occuparmi dei problemi là fuori. Quelli delle persone. Domani mattina incontro alla Camera due imprenditori alla canna del gas per supportarli” e lancia l’hasthag #coseserie. La senatrice M5S Ornella Bertorotta osserva su Fb: “Ogni volta che qualcuno esce dal Movimento, ha una spinta inesorabile verso le trasmissioni tanto criticate. Una o due apparizioni e poi nell’oblio. Ma ci vuole tanto a capirlo che sono solo delle trappole dei giornalisti? Corsi e ricorsi….”. Quello che pensano invece i grillini è chiaro e tondo:


Tanti anche quelli che fanno notare che mandare una registrazione “clandestina” non è il massimo del rispetto delle regole, per un programma giornalistico. A parte che questa per Formigli non è una novità, l’Ordine dei Giornalisti è troppo occupato per Barbara D’Urso per accorgersene. Rimane che dopo la figuraccia i dissidenti a 5 Stelle hanno perso molto del loro raggio d’azione, visto che per qualsiasi proposta o iniziativa finiranno per beccarsi l’accusa di essere eterodiretti da Renzi. I 5 Stelle rimarranno saldamente in mano a Grillo e al direttorio. Piazzapulita ha fatto piazza pulita della dissidenza. D’altronde, Artini s’è fatto la frusta per il suo culo. Contento lui…

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