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Angelo Borrelli e il vero numero dei contagiati di Coronavirus

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Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile, rilascia oggi un’intervista a Corrado Zunino per Repubblica per dire che il Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19 viaggiano a un ritmo più veloce della nostra burocrazia dopo il rallentamento, per il secondo giorno consecutivo, del numero dei contagiati. I veri numeri però sono messi in dubbio e il commissario dice che il rapporto di dieci a uno “è credibile”:

Sette giorni e supereremo i contagi della Cina, Il Paese dove il problema coronavirus è nato.
«La proiezione matematica è quella, non me lo sarei mai aspettato».

Questo dato fa capire che, nella fase iniziale del contagio italiano, sono stati commessi alcuni errori.
«Il 31 gennaio questo governo ha dichiarato lo stato di emergenza e bloccato i voli da e per la Cina, mi sembra che abbiamo compreso subito che questa epidemia era una cosa seria».

Evidentemente non è bastato. E pentito di non aver chiuso tutto subito?
«Come insegnano i protocolli di Protezione civile, l’intervento deve essere sempre proporzionato al rischio».

II rischio, con i giorni, è diventato motto alto. In Lombardia ci sono stati ritardi e impreparazioni? I clinici hanno perso presto il controllo del pazienti contagiati.
«Il numero dei casi lombardi è stato subito soverchiante, i medici si sono buttati nella cura e non hanno avuto più tempo di fare indagini. Fin dall’inizio, va detto, ci sono stati comportamenti pubblici che hanno alimentato il problema nazionale».

coronavirus numeri protezione civile 23 marzo 2020
Coronavirus: i numeri della Protezione Civile (23 marzo 2020)

Ovvero?
«La comitiva del Lodigiano che il ventitré febbraio è andata a Ischia portando il contagio sull’isola. E i primi positivi a Palermo, con i ventinove bergamaschi in vacanza in Sicilia. Con un virus così rapido, gli atteggiamenti sociali sono stati decisivi».

È stato un errore autorizzare Atalanta-Valencia a San Siro? Quarantaseimila spettatori, 11 19 febbraio: l’Italia era già in allerta da tre settimane.
«Potenzialmente è stato un detonatore, ma lo possiamo dire ora, con il senno di poi».

Commissario, 63 mila contagiati contati in Italia. Quanti sono, in verità?
«Il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile».

Sono 600 mila, un numero impressionante. DI fronte a questo dato e alle difficoltà dl controllo in Lombardia, ha senso offrire ogni sera alle 181 numeri di positivi, nuovi positivi, deceduti e guariti?
«Mi sono posto anch’io il problema e ricevo molte mail che mi chiedono di fermarci. Possono erre dati imperfetti, ma dal primo giorno ho assicurato che avrei detto la verità, è un impegno che ho preso con il Paese. Se ora ci fermassimo ci accuserebbero di nascondere le cose. E poi eravamo in mano alle singole Regioni, ai numeri degli assessori alla Sanità. Nelle prime settimane è stato il caos. A fatica siamo riusciti a ricondurre i governatori alla ragione, adesso non possiamo fermare questo appuntamento nazionale».

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