Politica

Chi si occupa di turisti spiega a Solinas perché il passaporto sanitario per i turisti è una boiata pazzesca

Sorpresa: anche gli albergatori sono perplessi riguardo il progetto per il turismo in Sardegna al tempo del Coronavirus

Ieri abbiamo spiegato perché l’ideona di Solinas per il patentino di immunità da Coronavirus in Sardegna è una fregnaccia e non funzionerà ma rischia, così com’è stata esposta, di esporre l’isola a una recrudescenza del Coronavirus SARS-COV-2 e di COVID-19. Oggi l’agenzia di stampa AGI ha sentito gli albergatori e anche loro esprimono qualche perplessità (eufemismo).

Chi si occupa di turisti spiega a Solinas perché il passaporto sanitario per i turisti è una boiata pazzesca

“Se ci fosse un minimo di linearità e di ragionamento, a questo punto staremo programmando i dettagli: abbiamo la necessità che la Regione comunichi che la Sardegna è pronta ad accogliere turisti, che è sicura ed è accessibile, evitando di parlare di test e di passaporto sanitario”, afferma Paolo Manca, presidente regionale di Federalberghi Sardegna. “Prima – spiega – si deve organizzare e definire tutto, poi si possono fare i proclami. Oggi, in che modo noi operatori dovremmo fare la nostra parte se non sappiamo neppure su cosa dobbiamo farla, visto che non si sa di cosa si sta parlando?”. Sui circa 2,5 milioni e mezzo di turisti che sono stati ipotizzati dal presidente della Regione per quest’estate nell’Isola, Manca è pessimista: “Quei numeri non li abbiamo neppure nel migliore dei nostri sogni. Una cifra del genere, vorrebbe dire quasi replicare i risultati dell’anno scorso. In queste condizioni e’ impossibile. Noi, con tutto l’ottimismo, speriamo che ne arrivino almeno 1,2 milioni”.

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Sull’ipotesi che gli albergatori debbano sopportare il costo dei test effettuati dai turisti, Manca precisa “che ciò sarebbe sostenibile solo se venisse spalmato su tutta la filiera e non sul singolo operatore. In questo caso, non ci tireremo indietro. Bisogna, però, chiarire se i test si fanno, chi li farebbe e dare oggi la certezza di come si e’ organizzati. Poi c’e’ da tenere presente anche un profilo organizzativo. Se il turista deve fare il test tre giorni prima di arrivare in Sardegna, quando dovrebbe prenotare la vacanza? All’ultimo minuto? E cosa succederebbe a chi acquista pacchetti scontati non rimborsabili, se il test rivelasse una positività al virus? In queste condizioni, gli alberghi non potranno aprire”. Carlo Amaduzzi, presidente regionale di Assohotel, ribadisce quanto affermato la settimana scorsa in quinta commissione del Consiglio regionale: “Abbiamo espresso il nostro dissenso al cosiddetto passaporto sanitario o lasciapassare. Abbiamo fatto presenti le nostre difficoltà nel rimanere con le strutture chiuse e le incognite legate ai trasporti. Abbiamo chiesto di unificarci un po’ al resto d’Italia. Qui, pero’, e’ ormai evidente – afferma – che c’e’ stata una scelta politica fatta a monte, che il presidente non vuole cambiare”. A proposito dei potenziali 2,5 milioni di turisti che secondo il presidente della Regione potrebbero arrivare quest’estate in Sardegna, Amaduzzi non la ritiene un’ipotesi attendibile: “Se apriamo a fine giugno – calcola – e iniziano ad arrivare circa 50 mila turisti al giorno, il primo di luglio, in base alla situazione dei trasporti, in Sardegna ce ne sarebbero circa 350 mila. Numeri che per noi operatori sono praticamente zero. Per noi una Sardegna potrebbe essere turistica con almeno 1,5 milioni di persone contemporaneamente”. E anche il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia ai microfoni di Mattino 5 boccia l’idea: “I passaporti sanitari oggi non esistono”. “Una cosa e’ la narrazione”, spiega, “un’altra sono le regole chiare: tutto quello che potrà essere deciso rispetto alla mobilità internazionale lo decide lo Stato”. Soprattutto se “ha un impatto sulla salute pubblica”. Il ministro ha peraltro ricordato che con le Regioni “c’e’ un rapporto di leale collaborazione”.

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