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Coronavirus: il raddoppio dei positivi a Milano

A deludere di più è proprio la Lombardia dove si sono contati 1.544 nuovi contagi, in un giorno 298 in più, il doppio di quelli del 7 aprile, quando la regione martire sembrava sulla strada buona per uscire dall’emergenza. E a preoccupare di più è Milano, dove perdere la battaglia potrebbe essere disastroso

giulio gallera attilio fontana

La curva epidemica del Coronavirus SARS-COV-2 e di COVID-19 continua a salire trainata dall’aumento dei casi in Lombardia. Le tabelle dicono che oramai da due settimane i nuovi contagi, tra brevi salite e ridiscese, si mantengono sopra i quattromila al giorno. E in proporzione lo stesso andamento si registra in Lombardia, che da sola rappresenta pur sempre un terzo delle infezioni totali. Si contano purtroppo anche più morti, 619, più 49 rispetto al giorno prima. Spiega oggi La Stampa però che secondo l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco  se i conta
gi non scendono dipende soprattutto dal numero sempre più alto di tamponi eseguiti. Ieri oltre 56 mila esattamente il doppio di due settimane fa. Quindi è vero che di virus ne circola ancora tanto, ma prima ne girava ancora di più solo che non lo sapevamo.

A deludere di più è proprio la Lombardia dove si sono contati 1.544 nuovi contagi, in un giorno 298 in più, il doppio di quelli del 7 aprile, quando la regione martire sembrava sulla strada buona per uscire dall’emergenza. E a preoccupare di più è Milano, dove perdere la battaglia potrebbe essere disastroso, come insegna il dramma di Madrid con i pazienti abbandonati a terra negli ospedali al collasso. In città i casi sono raddoppiati in un giorno, passando da 127 a 262, per un totale di 5.363. Il lato positivo della medaglia è che si liberano altri 26 posti nelle martoriate terapie intensive lombarde.

coronavirus milano
Coronavirus: l’incremento degli attualmente positivi (La Stampa, 12 aprile 2020)

La buona notizia del calo dei ricoveri in terapia intensiva, ma anche nei reparti ordinari, in Lombardia come nel resto d’Italia, ha però un rovescio della medaglia, quello dell’aumento esponenziale dei positivi al Covid in quarantena domiciliare. Sono oramai 17mila quelli lombardi, oltre 68mila in tutto il Paese, dove aumentano al ritmo di duemila a giorno. Una bomba epidemiologica, secondo gli studi condotti in Veneto, perché è proprio nel contesto familiare che i rischi di contagio quasi centuplicano. Soprattutto se non si è single o proprietari di dimore extralarge.

Per questo a Milano, come in diverse regioni, si stanno cercando di allestire dei “Covid residence” in hotel e caserme. Ma con una massa simile di pazienti a domicilio sarà necessario anche far partire quelle unità operative territoriali chiamate ad assisterli a casa propria, previste dal decreto dell’8 marzo, ma ancora solo sulla carta in almeno metà delle regioni. Intanto proprio la Lombardia, in via precauzionale, allunga la quarantena dei positivi fino al 3 maggio, con l’obiettivo di fissare il termine a 28 giorni in via definitiva.

Intanto il presidente della Regione, Attilio Fontana, firma, il giorno prima di Pasqua, un’ordinanza che lascia chiuse librerie e cartolerie fino al 3 maggio. Si legge nel documento del governatore leghista: «Il commercio al dettaglio di articoli di carta, cartone, articoli di cartoleria, forniture per ufficio e libri è consentito esclusivamente negli ipermercati e nei supermercati». Lista a cui si aggiungono anche «fiori e piante». Gli spostamenti, nel sabato di Pasqua, sono tornati a aumentare, toccando la cifra record del 41 per cento.

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