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Coronavirus: i cinque scenari per l’allerta a Milano

Nei report riservati allo studio delle autorità sanitarie ci sono le previsioni che dicono se e quando dovrà scattare l’alert. Il periodo preso in considerazione è fino al 30 giugno. Considerati i 14 giorni di incubazione del virus, le prossime due date cruciali sono il 18 maggio e il primo giugno

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Il Dataroom di Milena Gabanelli oggi sul Corriere della Sera spiega gli scenari su cui sta ragionando la task force regionale della Lombardia per monitorare l’evoluzione dell’epidemia e decidere come procedere con le graduali riaperture o, nella peggiore delle ipotesi, ribloccare tutto. La stessa previsione la stanno facendo in Veneto, altro cuore pulsante dell’economia italiana.

Il punto di partenza sono i circa 20 mila casi positivi di oggi. Nei report riservati allo studio delle autorità sanitarie ci sono le previsioni che dicono se e quando dovrà scattare l’alert. Il periodo preso in considerazione è fino al 30 giugno. Considerati i 14 giorni di incubazione del virus, le prossime due date cruciali sono il 18 maggio e il primo giugno. Scenario uno, quello ideale: l’evoluzione prosegue come nell’ultimo periodo di lockdown, e quindi nelle prossime due settimane avremo una media di 166 nuovi contagi al giorno, per scendere intorno ai 76 al primo giugno. Scenario due: la situazione rimane stabile con una media di 28o casi in più al giorno, ed è considerata sotto controllo. Scenario tre: la media dei contagi giornalieri comincia salire fino a superare i 359. In questo caso scatterebbe l’alert: vuol dire che al 18 maggio avremo oltre cinquemila positivi in più rispetto ad oggi, che diventerebbero oltre dodicimila al primo giugno, con il sistema sanitario che entra in sofferenza.

Gli scenari quattro e cinque vanno da quello considerato rischioso (457 casi), a quello classificato come catastrofico: 578 nuovi casi al giorno in due settimane. Il conto su cui si basano le previsioni è un calcolo matematico: numero dei casi positivi di oggi diviso per la media della settimana precedente. E il cosiddetto «indice di contagio», che attualmente è di o,8. Se il rapporto va all’e vuol dire che a fine giugno avremmo oltre 16.000 casi in più. All’1,1 oltre 37 mila, che diventano 94 mila all’1,2, mentre all’1,3 si superano i 245 mila in più. Si ritorna cioè al punto di partenza. Una catastrofe per la tenuta delle strutture sanitarie. La tenuta degli ospedali Il sistema ospedaliero su Milano si presenta all’appuntamento con la Fase 2, con 425 posti di Terapia intensiva Covid-19 occupati su 551 disponibili (fra ospedali pubblici e privati accreditati). Liberi, insomma, ce ne sono 126, ma le dimissioni continuano di ora in ora. Nell’ultimo mese è finito in rianimazione il 10% dei ricoverati, vuol dire che oggi, verosimilmente, il sistema è in grado di reggere fino a 1.200 nuovi ricoverati.

milano indice di contagio
Milano, l’indice di contagio e le previsioni (Corriere della Sera, 4 maggio 2020)

Per questo, un possibile ritorno al lockdown su Milano è strettamente collegato al numero di contagiati che necessita di un ricovero, che è in media il 20% dei positivi. Una percentuale che potrebbe scendere, grazie a diagnosi più precoci: nelle ultime settimane infatti il numero dei tamponi nella città metropolitana è raddoppiato, passando da 2 a 4 mila al giorno. Il sistema di mappatura In questa fase è cruciale il perfetto funzionamento del sistema di mappatura e di sorveglianza dei positivi e dei loro contatti. Tra domani e mercoledì la Regione approverà la nuova apposita app con la quale ogni medico ha l’obbligo di segnalare immediatamente un paziente con sintomi anche lievi, per identificarlo.

La sperimentazione, che riguarda la città metropolitana, partirà subito. Alla app, che si chiama SMainf (e sta per segnalazione Malattie infettive) avranno accesso, su Milano, oltre 5.000 medici (di famiglia, pediatri, case di riposo, ospedalieri, medici del lavoro). Per il paziente sintomatico scatta subito l’isolamento, ancor prima di eseguire il tampone e attenderne l’esito. Così per i contatti stretti, compresi i colleghi di lavoro. La segnalazione è visibile anche al Comune e al medico di base per la sorveglianza. Per rintracciare i contatti invece l’Asl, al momento, usa ancora metodi tradizionali: telefonata ai familiari e al datore di lavoro. Le disposizioni che riguardano la mappatura saranno estese anche all’intera Regione, ma per l’utilizzo della app bisognerà attendere qualche giorno.

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