Cultura e scienze

Coronavirus al Sud: la grande paura

@neXt quotidiano|

coronavirus sud ospedali

Il Fatto Quotidiano spiega oggi in un articolo a firma di Natascia Ronchetti perché il Coronavirus SARS-COV-2 al Sud potrebbe rappresentare un disastro e perché c’è grande paura per lo sviluppo di COVID-19 nel Meridione, a dispetto delle frescacce di Libero:

“Ora siamo al paradosso – ammette Carlo Palermo, segretario nazionale dell’Anaao, sindacato dei medici –. Ci diciamo: meno male che l’epidemia si è sviluppata prevalentemente al Nord. Dobbiamo impedire che venga sfondata la linea di resistenza del sistema sanitario del Mezzogiorno”. Campania,Calabria, Sicilia, Basilicata, Molise, Puglia, Sardegna. Regioni in forte sofferenza. Solo il Molise e la Basilicata superano la soglia, già bassa, dei tre posti letto ogni mille abitanti; le altre si fermano poco dopo il due. Tutte sono alle prese da tempo con una carenza atavica di medici e infermieri: la diffusione del coronavirus, qui, potrebbe avere un impatto tale da mandare in tilt il sistema.

IN CAMPANIA,che di medici alle dipendenze del servizio sanitario pubblico ne ha poco più di 9mila, ne mancano almeno tremila. Gli infermieri sono solo poco più di 18mila e ne servirebbero circa altri cinquemila. Soprattutto i grandi ospedali, denuncia il personale sanitario, sono in trincea e i pronti soccorsi che funzionano sono pochi. Certo, ora è ripartita la stagione dei concorsi, ma i tempi tecnici per il reclutamento del personale sono lunghi. Solo nell’area metropolitana di Napoli (tre milioni di abitanti) le conseguenze potrebbero essere devastanti. Il piano di approvvigionamento delle mascherine è già scattato e si contano i posti in rianimazione, che sono 272. “Ma già si ricorre allo straordinario, alle prestazioni aggiuntive”, dice Vincenzo Bencivenga, segretario regionale dell’Anaao.

coronavirus sud
Coronavirus: la situazione della sanità nel Mezzogiorno (Il Fatto Quotidiano, 5 marzo 2020)

IN SICILIA, all’ospedale Cannizzaro di Catania, a causa del contagio di un paziente dell’unità di terapia intensiva, tutti i medici e gli infermieri sono stati messi in quarantena. Si è riusciti, freneticamente, a sostituirli. Ma un secondo caso potrebbe aprire una crisi di vasta portata. Anche qui tutti i numeri sono ampiamente insufficienti.Ci sono oltre novemila medici (e ne servirebbero almeno 1.500 in più); ci sono quasi 18mila infermieri (e ne mancano quasi 5mila).

Poi, come sostengono i sindacati, c’è una rete di unità di rianimazione che se si dovessero raggiungere i picchi di Lombardia ed Emilia Romagna entrerebbe in una condizione di fortissimo stress: non reggerebbe.

Leggi anche: Perché il governo ha chiuso le scuole (e cosa dicono davvero gli scienziati)