Economia

I controlli sui versamenti sui conti correnti

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Una sentenza della Corte di Cassazione che risale all’8 agosto ha stabilito che il denaro versato sul conto corrente può essere esaminato dall’Agenzia delle Entrate ai fini dell’accertamento di eventuali redditi non dichiarati. Come negli altri casi, è il contribuente che dovrà poi giustificare e certificare la provenienza lecita delle eventuali somme contestate.

I controlli sui versamenti sui conti correnti

L’accertamento fiscale è la facoltà dell’Agenzia delle Entrate di chiedere conto delle movimentazioni bancarie ai singoli contribuenti, compresi i redditi di lavoro autonomo. Ma una sentenza della Corte Costituzionale che risale al 2014 aveva dichiarato illegittima l’equiparazione tra i movimenti bancari delle imprese e quelli dei professionisti. Dunque l’uso degli accrediti sul conto corrente per gli accertamenti era stato dichiarato legittimo per le imprese ma non per i professionisti. Dopo la sentenza l’Agenzia delle entrate non ha smesso di imputare a reddito i prelievi e i versamenti dei professionisti, ma le cause arrivate in Cassazione hanno quasi sempre visto annullate le pretese del fisco. Di fatto si è imposta l’interpretazione che né i prelievi né i versamenti dei professionisti possano costituire una presunzione di maggior reddito accertabile. Con la sentenza della Cassazione, scrive oggi il Giornale, le cose cambiano:
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Con la sentenza depositata l’8 agosto, invece, i giudici del Palazzaccio compiono un’analisi più severa della pronuncia della Corte costituzionale del 2014 per arrivare alla conclusione che, se è vero che una semplice lettura del dispositivo della sentenza di illegittimità della norma del 2005 sembra eliminare del tutto la presunzione di evasione relativa ai versamenti e ai prelievi non giustificati dei professionisti, tuttavia una lettura attenta delle motivazioni della stessa sentenza va in direzione contraria.
Scrivono infatti i giudici della Consulta che è «arbitrario ipotizzare che i prelievi ingiustificati da conti correnti bancari effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati a investimento nell’ambito della propria attività professionale e che questo a sua volta sia produttivo di reddito». Nelle motivazioni non si accenna mai ai versamenti.

L’obbligo di fatturazione tra privati

Poiché si fa riferimento solo ai prelievi, la Cassazione ha dedotto che la presunzione di evasione possa sussistere, tuttavia, per i versamenti visto che il riferimento non è esplicito. Ora, a parte il fatto che il Sid (Sistema interscambio dati) dell’Agenzia delle Entrate è già in grado di verificare al millimetro le posizioni bancarie di ogni singolo contribuente e, quindi, la sentenza non fa altro che rafforzare la potenza di fuoco dell’istituto guidato da Ernesto Maria Ruffini anche in sede di contenzioso. Ora che con la legge di bilancio 2018 arriva anche l’estensione dell’obbligo di fatturazione elettronica tra privati e autonomi e professionisti saranno obbligati a trasmettere telematicamente l’andamento in tempo reale dei ricavi, le incongruenze potranno far scattare gli accertamenti.